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CONFRONTO 24 Gennaio Gen 2015 0753 24 gennaio 2015

Dresda e Lipsia: così vicine, così diverse

Distanti solo 100 km, sono il cuore della Sassonia. L'una segnata dal passato. L'altra rivolta al futuro. Viaggio nelle due città divise da Pegida. E dalla storia.

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da Dresda e Lipsia

Dresda è soprannominata la Firenze sull'Elba.

Poco più di 100 chilometri separano le due principali città della Sassonia, Dresda e Lipsia, un'ora di viaggio appena, in auto o in treno.
Con il loro mezzo milione di abitanti a testa, sono anche le due città più popolose dei cosiddetti nuovi Länder, le cinque regioni che costituiscono l'ex territorio della Germania Est.
Città con saldo demografico attivo, dove si è smesso da tempo di emigrare verso Ovest e dove il lamento ventennale post-riunificazione ha lasciato spazio a un'operosità che ricorda semmai quella della vicina Baviera, il modello economico di ogni sassone.
In questo fazzoletto di terra nel cuore della Germania e dell'Europa si è concentrato il conflitto che scuote il Paese di Angela Merkel, il fantasma dell'Eurabia, la paura dell'islamizzazione e della perdita d'identità.
PEGIDA NELLA BUFERA. Negli ultimi giorni è successo di tutto attorno a Pegida, il movimento che da Dresda ha cercato di mobilitare l'intera Germania. Uno dei suoi leader, Luz Bachmann, si è dovuto dimettere da ogni incarico dopo che su Facebook è spuntata una sua foto in posa hitleriana, con tanto di baffetto d'ordinanza. La manifestazione di lunedì 19 gennaio era stata sospesa, perché l'intelligence aveva avuto la soffiata di un possibile attentato.
Dopo mesi di muro contro la stampa bugiarda, un'altra delle leader di Pegida, Kathrin Oertel, si è presentata nel più seguito talk-show televisivo, mostrando un livello di analisi piuttosto modesto. E il movimento stesso sembra aver ormai superato il suo zenit, appare stanco e sfilacciato, disperso in tante derive locali in contrasto tra di loro, incapaci di imporsi al di fuori del quadrilatero della Sassonia.
DUE POPOLI A CONFRONTO. Una questione sassone, dunque, più che tedesca. Nelle settimane precedenti Lipsia sembrava essersi imposta come anti-Dresda, in una sorta di disfida regionale: da un lato gli usurpatori di simboli e slogan della rivoluzione del 1989, dall'altro i custodi della memoria non manipolabile. Lunedì 12 gennaio, 20 mila pro-Pegida a Dresda, 30 mila anti-Pegida a Lipsia, due popoli contrapposti a 100 chilometri di distanza.
Poi è arrivata la disdetta della manifestazione di Dresda del 19 gennaio per motivi di sicurezza e così, due giorni dopo, la sfida dei due popoli si è concentrata a Lipsia, in una sola città. Anti-islamici contro anti-anti-islamici, 15 mila a sfilare lungo il Ring, l'anello che racchiude il centro cittadino, ennesima parodia delle Montagsdemonstrationen del 1989 e 20 mila a pararglisi contro, sparpagliati in 19 punti di incontro. In mezzo 4 mila poliziotti.

Una veduta di Lipsia.

Dresda e Lipsia: due realtà agli antipodi

La Pegida di Lipsia si chiama Legida e da quel che è successo (scontri con polizia, fotografi e giornalisti) parrebbe composta da gente più tosta e aggressiva, più vicina agli estremisti dell'Ndp che ai populisti dell'Afd, più nazi che reazionaria.
Meno omogenea rispetto a quella di Dresda, più infiltrata da hooligan e teste rasate. Eppure anche questa volta a Lipsia erano di più i contro-dimostranti, a testimonianza della presenza di una doppia anima nella regione, il cui braccio di ferro segnerà il destino di questa inattesa ventata di populismo tedesco.
DIFFERENZE SEGNATE NELLA STORIA. Le differenze sono segnate nella storia delle due città. Dresda è uno splendido gioiello barocco e rococò, modellato nei secoli dai migliori architetti d'Europa: polacchi, italiani, russi, tedeschi, fiamminghi. Senza questo meticciato di intelligenze costruttive, non sarebbe mai divenuta la Firenze sull'Elba.
Ci sono monumenti che ne indicano la raffinatezza come la Semperoper, il teatro d'opera, lo Zwinger, il parco barocco realizzato da Pöppelmann, la Gemäldegalerie, la pinacoteca con opere di Raffaello, Giorgione, Antonello da Messina, Tiziano, Bellotto, El Greco e Velazquez, la Brülsche Terrasse, da cui si ammira un panorama mozzafiato sull'Elba, un numero considerevole di chiese, le cui cupole caratterizzano lo skyline cittadino, tra cui la Frauenkirche, ricostruita un decennio fa pezzo dopo pezzo dalle macerie della guerra.
LA FIRENZE SULL'ELBA, ETERNA CONVALESCENTE. Dresda venne quasi rasa al suolo nello spazio di poche ore, in violenti bombardamenti inglesi di cui fra pochi giorni correrà il 70esimo anniversario. Bombe esplosive e incendiarie che sparsero ovunque fuoco, distruzione e morti. Gli storici ancora oggi si accapigliano nel giudizio se quell'attacco aereo notturno fosse ormai superfluo rispetto all'andamento segnato della guerra: morti inutili, per sgombrare gli arsenali. La città ne rimase segnata per sempre e, complice l'assenza di rielaborazione storica ai tempi della Ddr (lo Stato tedesco dell'Est era per definizione antifascista e dunque non aveva nulla da rielaborare rispetto al passato), ha incubato una leggenda nera alimentata anche da cifre gonfiate sui morti effettivi.
Risultato: ogni anno, da quando la Germania è tornata unita, il 13 febbraio, anniversario del bombardamento, i movimenti neonazisti sfilano per le strade di Dresda. Città di contraddizioni: una grande bellezza architettonica imprigiona la grande ansia di una società borghese che vive il presente come un assedio dall'esterno.
LA NUOVA BERLINO, LIBERA E FRIZZANTE. Lipsia sembra fatta di un'altra pasta. Città commerciale per vocazione geografica, fu il centro delle fiere della Germania prima che il Paese venisse diviso tra Est e Ovest facendo emergere a occidente la concorrenza di Francoforte. Piazza di incontri e di scambi, dunque porto aperto: la linfa vitale è sempre arrivata da fuori, anche ai tempi della Ddr, quando tra i padiglioni delle varie fiere circolavano gli operatori venuti dai Paesi capitalisti. La sua ansia di libertà spinse la popolazione a incamminarsi per le strade nell'autunno del 1989, sempre di più di settimana in settimana, fino ad abbattere muri e barriere.
È una città che non incanta per i suoi monumenti, ma per quell'aria frizzante e libera che le è valsa l'appellativo di Nuova Berlino. E difatti, negli ultimi anni, si va imponendo un ambiente di creativi e alternativi in fuga dalla capitale diventata troppo costosa, vecchi quartieri industriali si trasformano in laboratori di imprese innovative, le start-up spuntano come funghi. La diversità è ingrediente necessario quanto la libertà per lo sviluppo economico a cui Lipsia si è votata. Ed è l'antitodo più efficace al virus di Pegida.

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