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CULTURA 24 Gennaio Gen 2015 1148 24 gennaio 2015

Fulvia Serra: «Io, la satira e Georges Wolinski»

Il ruolo educativo. Il potere di aprire le menti. «Gli Anni 60 sono stati cruciali». Sul disegnatore francese: «Un amico gentile». Serra a L43. La vignetta inedita.

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Gli occhiali grandi e tondi e la passione per i disegni. Fulvia Serra, in Italia, fa rima con fumetto.
Storica direttrice delle riviste di settore più famose nel Paese, da linus a Corto Maltese, giornalista e autrice per Smemoranda, ha saputo dare tanto alla causa della satira e dell'umorismo.
Per questo, quando ha saputo dell'attacco a Charlie Hebdo, è rimasta fortemente scossa.
«WOLINSKI ERA UN AMICO». Per questo e perché Georges Wolinski, per lei, era «un amico simpatico e gentile». A Lettera43.it ha raccontato come la satira abbia influenzato la crescita del Paese e quali siano le difficoltà da affrontare quotidiniamante in questo lavoro. Ma ha anche spiegato che ci sono dei limiti.

Fulvia Serra, ex direttrice di linus. 

DOMANDA. L'attacco a Charlie Hebdo è un segnale preoccupante per la satira e la libertà d'espressione?
RISPOSTA. Lo è senza ombra di dubbio, tanto che abbiamo perso un po' del nostro mondo in quell'infausto giorno. Tuttavia vorrei completare il mio pensiero.
D. Prego.
R.
Non penso che le immagini che ho potuto vedere, e che hanno scatenato quell’attacco ignobile, siano satira. Forse sono il frutto di un delirio d’inconsapevolezza e di irresponsabilità che non possono appellarsi alla libertà di… Dobbiamo adoperarci con tutte le nostre forze perché sia salva la libertà, con la fraternità (dimenticata) e l’uguaglianza (invisibile). Conquiste che proprio la Francia ha fatto a caro prezzo un tempo e che ora rinnova. La satira non c’entra. Ma l’uomo sì.
D. Georges Wolinski ha disegnato anche per linus. Che cosa ricorda di lui?
R.
Un amico simpatico, gentile, con una punta di timidezza impensabile. Negli Anni 70 mi aveva ospitato a Parigi. Per il mitico fondatore di linus Giovanni Gandini, attento osservatore delle culture del mondo disegnato, ha creato storie brevi argute di una satira erosoft e vignette che sempre avevano al centro la potenza impotente dell’uomo. Con la donna sempre come punto di riferimento.
D. Che effetto le ha fatto la notizia della sua morte?
R.
Perdere in quel modo un amico gentile è una sofferenza tremenda. Ma lui voleva essere cremato e che le sue ceneri fossero buttate nel cesso di casa per un suo guizzo estremo di ironia d’amore. Io conservo una sua deliziosa vignetta dedicata a me dopo il cambio di formato di linus che ho raccontato alla Rai ma mi è stata censurata e allora non la dico neanche qui.
D. Ce la descriva, invece.
R.
L’immagine è appesa a casa mia. È il disegno in china, bianco e nero del solito omino smilzo e nasuto nudo che poi è lui, Wolinski, con un linus formato grande aperto e appoggiato sul pene eretto, la battuta in stampatello, «PREFERIVO IL VECCHIO FORMATO A FULVIA AMICALEMENT». Poi la sua firma: Georges Wolinski.

Il disegno inedito di Georges Wolinski.

D. Censurata dalla Rai?
R.
Non è stata una censura politica. L'ho raccontato per offrire una riflessione sull’insensatezza dell’odio rabbioso e orrendo di cui Wolinski è stato vittima, ma mi hanno detto che dovevano tagliarla. Sesso proibito al pubblico più dell’orrore insopportabile del fatto per cui mi intervistavano. Nel già horribilis 2015.
D. Che importanza ha la satira nella vita di un Paese democratico?
R. È centrale, nella vita di ognuno, perché ti aiuta a capire in modo lieve puntuto e preciso. Ragioni meglio e capisci prima se hai uno sguardo che ti aiuta anche attraverso il paradosso, il nonsense e la riflessione spiazzante. Qualsiasi sia il suo bersaglio, è sempre un punto mobile, inquieto.
D. Fino a dove ci si può spingere?
R. Bersaglio non vuol dire uccidere. Io temo i difensori o coloro che si sentono chiamati a farlo. Li temo perché quando mancano di conoscenza e si muovono per farlo, sono pericolosi. Non amano il dialogo, sono impreparati. Non ci sono scuole o campi di addestramento al pensiero.
D. Che ruolo ha avuto la satira in Italia?
R. Secondo la mia conoscenza il ruolo è sempre stato educativo, in seconda battuta. Prima ridi sorridi o ti arrabbi, poi ci pensi e a volte scegli la sua via. Dal fascismo al ‘68 c’è stato un cambiamento di passo e di capacità ad aprire le menti.
D. Un'epoca d'oro che si è persa?
R. C’erano anche altri fermenti culturali, non è reducismo o nostalgia di tempi passati. La prova è che fiorivano fogli che facevano satira accanto al comico, ti attrezzavano a uno sguardo diverso sui fatti e le persone anche della vita quotidiana altrove. Incidevano sul linguaggio. Con linus, dal ’65 in poi c’è stata una grande accelerata culturale.
D. E gli altri?
R. Era solo. E la satira è stata un catalizzatore importantissimo delle intelligenze: attraverso Enzo Lunari con il suo Girighiz e con Le cronache di Fra Salmastro da Venegono, Renato Calligaro con Manuel e Oreste e DC Donna Celeste. Poi Copi, Wolinski, Topor. Ricordate voi giovani? E Frank Dikens con Bristow? E Feiffer? Siamo negli Anni 60 ancora e siamo in Italia.

«La libertà di satira si difende con la responsabilità»

D. In Italia la satira è riuscita a esprimere tutto il suo potenziale?
R. Credo proprio di sì e non ho timore di smentita. Oggi si sono semplicemente ridotti gli spazi e i consumi: e non sarà a caso. Comunque esistono e resistono autori che si radicano nella nostra storia e che ancora oggi ci sono, contano, ci fanno riflettere e ci sollecitano a non abbassare lo sguardo, non girarlo dall’altra parte, ma crescere anche sorridendo di errori mai di orrori.
D. Per esempio?
R. Penso ad Altan, ad Angese che non c’è più ma il suo Minimo D’Alema resta insieme a tanta genialità, a ElleKappa, a Sergio Staino, a Vauro, a Vincino, tutti da capire, tutti necessari, insieme a tanti giovani che sarebbe arduo elencare, ma che ancora hanno tempo per somigliare. A Forattini oggi che ha uno spazio nella Rete.
D. E poi?
R. Poi c’è la satira in televisione e qui Crozza rischia di rimanere unico. Dopo tutti i Guzzanti e Luttazzi spariti quasi e le ormai rare apparizioni di Dario Fo che hanno fatto la storia e Hendel e Riondino e… Mi sto perdendo. La satira mi soccorra. È un territorio sterminato da destra a sinistra (Est Ovest) da su a giù (Nord Sud). C’è anche la canzone satirica da Fo a Iannacci a Alessio Lega e oltre…
D. Come mai, mentre ci sono esempi di successo in televisione (penso allo storico gruppo Dandini-Guzzanti o al periodo di Luttazzi), è stato storicamente più difficile lo sviluppo di testate di satira su carta stampata?
R. Le testate costano, banalmente, la pubblicità non le sostiene perché non ritiene i lettori soggetti attivi negli acquisti di beni di consumo spesso eccessivo. Forse la Rete potrebbe sviluppare satira digitale come in qualche caso si fa: Corvo Rosso e Forattini con i suoi ormai 120 anni di servizio.
D. Il caso Charlie Hebdo ha sollevato un'ondata di supporto della libertà di satira e d'espressione. In Italia questa libertà è stata sempre rispettata?
R. Tranne nel periodo fascista credo. Comunque pressioni e tensioni intorno alla libertà di stampa ci sono anche oggi. Le polemiche le censure i roghi sulle intercettazioni raccontate, ultime forse quelle sulla trattativa Stato e mafia.
D. Durante la sua direzione di linus ha subito tentativi di censura? Da chi?
R.
Certamente indimenticabile quello americano degli agenti padri tutelari dei Peanuts, gli Ufs, dopo una copertina di Altan dove una sua donnina potelé e a seno nudo con aria sorniona annunciava «E siamo di nuovo in autunno come affermano l'esimio Ronchey e l'autorevole Le Monde».
D. Cosa accadde?
R. Mi inviarono un telex per chiedermi di togliere le strisce di Schulz da linus e spostarli su un’altra rivista più adatta. Un incidente diplomatico.
D. Come andò a finire?
R. Ci fu apprensione ma si risolse tutto parlando, mediando. Un momento serio ma buffo. Dopo un certo tempo raccontai ad Altan la cosa per riderci su come era giusto. Alcuni mesi dopo mi arrivò da lui una vignetta criptica: un vassoio disegnato che conteneva un bel po’ di capezzoli di diversa foggia. In testa al disegno le istruzioni alla redazione per l’uso di quell’abbondante scelta: «Da ripristinare nelle vignette private».
D. Oggi, nel nostro Paese e in Europa, c'è piena libertà per chi fa satira?
R. Sento che è così. Ovvio che la libertà di satira si dovrebbe difendere anche con la responsabilità, non con la volontà di annientare offendendo i sentimenti di religione di chi dovrebbe condividere con te territorio regole e vita.
D. In che senso?
R. Non siamo soli. E viviamo in un periodo storico molto preoccupato, delicato. Chi ha coscienza la usi anche nella satira.
D. La satira può e deve essere limitata?
R. I limiti sono nella libertà dell’altro senza censure o autocensure, nella responsabilità che deve diventare comune.
D. A chi dice che la satira deve essere sempre libera c'è chi replica che nessuno oserebbe mai farla sull'olocausto, sugli omosessuali, sulle battute a sfondo razziale. Lei cosa ne pensa?
R. Credo che ci sia sempre un modo per farlo e non è vero che non sia stato fatto. Anche in linus.
D. L'arresto del comico francese Dieudonné per apologia del terrorismo è una violazione della libertà d'espressione?
R. Avevo seguito la polemica del suo gesto antisemita e lo giudico terribile e inopportuno oltre che incolto, ma l’apologia del terrorismo, anche se non conosco ciò che ha detto, non è satira: è solo coglioneria inaccettabile. Penso sia contro la legge non solo in Francia, nel mondo intero intelligente: quindi ben venga la certezza della pena. Vigliacco chi si ritiene vittima.

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