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ANNIVERSARIO 27 Gennaio Gen 2015 2151 27 gennaio 2015

Giornata della memoria, il mondo ricorda la Shoah

Leader mondiali ad Auschwitz con 300 sopravvissuti. Il papa: «Dolore immane».

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Una immagine di repertorio che mostra una baracca femminile del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Sono passati 70 anni da quando, il 27 gennaio 1945, l’esercito russo entrò nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau.
«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre», scriveva Primo Levi. Parole che hanno accompagnato tutta la cerimonia per i 70 anni della liberazione del campo di sterminio. Una sorta di mantra, riprodotto in inglese nelle note informative dell'evento, citate dai pochi sopravvissuti, fatte proprie perfino dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama che da Washington le ha usate per un rinnovato impegno contro «il crescente antisemitismo in tutte le sue forme, compresa la negazione o banalizzazione dell'Olocausto».
LEADER MONDIALI AD AUSCHWITZ. Il 27 gennaio i leader mondiali sono rimasti in silenzio ad Auschwitz ad ascoltare «la voce dei sopravvissuti». Il filo conduttore dell'evento è stato però il timore crescente di un antisemitismo sempre più vitale, della crescita di sentimenti primordiali, di un terrorismo che dice di combattere «in nome di Dio». «È tempo di inserire l'undicesimo comandamento: mai essere indifferenti», ha detto uno dei tre sopravvissuti che hanno parlato, Roman Kent (86 anni, nato a Lodz) raccogliendo l'applauso più sentito della platea.
PUTIN IL GRANDE ASSENTE. Spicca l'assenza di Vladimir Putin che ha deciso di rimanere in Russia, forse per la mancanza di un invito formale o per ragioni di opportunità visto che la crisi Ucraina è ben lungi dall'essere risolta. Quasi quattromila invitati e mille giornalisti raccolti in due tensostrutture appositamente alzate per l'evento. Quella della cerimonia di grande impatto emotivo, tirata su all'ingresso della porta d'entrata di Birkenau, dove il binario unico portava i treni della morte direttamente ai forni.
SPIELBERG IN PRIMA FILA. Il regista Steven Spielberg era in prima fila in piedi a ricevere gli applausi dei 15 capi di Stato e i tanti ministri presenti per un documentario su Auschwitz del quale è stato supervisore. «Emozioni, emozioni forti», ha commentato alla fine il presidente supplente Pietro Grasso che rappresentava l'Italia. «Mai più indifferenza», ha detto, «perché la memoria da sola non basta, deve essere come un spillo nel cervello che ti costringe ad essere coerente e concreto» in modo che nel futuro si riesca davvero «ad evitare ogni discriminazione».
CONTINUA L'ANTISEMITISMO. Solo 300 sopravvissuti ai campi di sterminio erano presenti ad Auschwitz e molti hanno citato Primo Levi, senza nascondere la paura di un incubo del quale a loro sembra di vedere un nuovo incipit, soprattutto in Europa. «Ancora una volta gli ebrei stanno lasciando l'Europa, ancora una volta i bimbi ebrei hanno paura di andare a scuola; ancora una volta le imprese ebraiche sono sotto attacco», ha detto Ronal Lauder, un businessman che ha creato una potente fondazione che lotta contro il negazionismo. «Ogni Paese deve avere tolleranza zero», ha aggiunto indicando i capi di Stato. «Chi uccide in nome di Dio deve essere espulso immediatamente dalla Comunità delle nazioni. Non permettete che accada di nuovo».
NETANYAHU: «EBREI ANCORA PERSEGUITATI». Allarme confermato anche dal premier israeliano Benyamin Netanyahu che ha detto come «ancora oggi gli ebrei sono perseguitati e vilipesi solo per il fatto d'essere ebrei. E questo avviene in Medio Oriente così come nel liberale e tollerante Occidente: da Teheran a Parigi, da Gaza a Bruxelles. In tutto il mondo le comunità ebraiche vivono in una crescente paura». Monito ripreso dall'Alto rappresentante della Ue Federica Mogherini: «Settant'anni dopo l'Olocausto, ci sono comunità ebraiche in Europa che ancora una volta si sentono minacciate» e l'attacco terroristico al supermercato kosher a Parigi «è un severo monito che l'antisemitismo violento è ancora vivo».
L'APPELLO DEL PAPA. Anche il papa dal Vaticano ha fatto sentire la sua voce: «Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace ed incontro tra popoli».

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