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NUOVA PIAGA 5 Febbraio Feb 2015 1000 05 febbraio 2015

Musica, i bagarini 2.0 sul secondary ticketing

Concerti sold out. Ma biglietti rivenduti sui siti specializzati. A prezzi più alti. Mediazione fra privati non illegale. Che però spenna i fan. E Assomusica tace.

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Gli One Direction in concerto.

Nessuno compra più musica. Ma trovare i biglietti per un concerto è ormai una missione (quasi) impossibile. A meno di non muoversi con largo anticipo.
In alternativa c'è sempre il secondary ticketing, il mercato secondario dove appaiono i tagliandi degli eventi più richiesti e che da tempo erano sold out.
È BAGARINAGGIO 2.0. Niente di miracoloso, sia chiaro: esistono, infatti, siti specializzati che mettono in contatto i privati che, una volta acquistato il biglietto, lo vogliono rivendere.
Peccato, tuttavia, che per qualcuno sia una forma di bagarinaggio 2.0, perché appena si chiudono le vendite sui canali ufficiali, gli stessi tagliandi rispuntano su altre piattaforme.
I LIVE VALGONO 17 MILIARDI. A tirare, si sa, non è più la musica registrata con buona pace del mercato pirata. Oggi a funzionare sono i concerti e tutti gli eventi dal vivo.
Secondo i dati diffusi dal settimanale Usa Billboard, il business dei live nel mondo si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari (poco meno di 17 miliardi di euro).
A far schizzare le cifre verso l'alto, come certificato dalla classifica Boxscore elaborata dalla stessa rivista americana, è stato il 2013 (anno record: +30% di incassi e +26% di biglietti venduti) e poco importa se il 2014 si è chiuso in leggero calo (rispettivamente del 3,8% e del 6,3%).
MERCATO SENZA CONTROLLI. Il problema, però, è che dalle statistiche ufficiali restano esclusi gli incassi del secondary ticketing, pratica nata in Usa e che nel giro di pochi anni si è diffusa in tutto il mondo.
Ma se da una parte il mercato secondario sfugge ai controlli, dall'altra resta l'ultima possibilità per i fan di entrare ai concerti sold out. Sempre che si abbia a disposizione un budget più alto di quello fissato dai canali ufficiali.

In Italia i siti specializzati si difendono: «Nulla di illegale»

Monterrey (Messico): Miley Cyrus durante il concerto del 16 settembre 2014.

In Italia il secondary ticketing è ancora poco noto, anche se ha iniziato ad attirare qualche attenzione, soprattutto per la maggiorazione applicata ai biglietti offerti a poche ore dalla conclusione della vendita ufficiale.
MEDIAZIONE TRA PRIVATI. Le varie piattaforme del settore - per esempio SeatWave, Ticketbis e Viagogo - rivendicano la legalità del servizio e precisano che si tratta di una compravendita di tagliandi tra utenti privati: i siti non vendono biglietti, ma fanno da mediatori tra domanda e offerta.
Accedere al servizio è piuttosto facile: basta registrarsi e inserire i dati di pagamento, cercare l’evento desiderato nell’archivio e decidere se vendere o acquistare un biglietto.
VIAGOGO E TICKETBIS AL TOP. Nel regno Unito si parla di un business arrivato a 280 milioni di sterline (quasi 360 milioni di euro), tanto che eBay nel 2007 si è buttata nel settore acquistando StubHub, azienda americana attiva fin dal 2000.
Tra i più cliccati c’è Viagogo, società fondata a Londra nel 2006, ma che dal 2012 ha sede legale in Svizzera e opera in circa 50 Paesi.
Ticketbis, invece, è nata in Spagna, opera in oltre 30 Paesi e movimenta circa 1 milione di biglietti online: in Italia è sbarcata nel 2011 e ha all’incirca 100 mila utenti.
LA CASSAZIONE APPROVA. A confermare che la pratica è legale, è stata anche la Corte di Cassazione, che nel 2008 ha spiegato come «chi acquista e poi rivende a proprio rischio non compie alcuna attività di intermediazione, neppure atipica» almeno finché non viene dimostrata la provenienza illecita del bene. In fondo, inoltre, il mercato secondario accelera il sold out degli eventi.

L'accusa: rivendita di tagliandi a prezzi maggiorati

Newport (Galles): Passenger durante un concerto (15 giugno 2014).

Nonostante la giurisprudenza sia dalla parte del secondary ticketing, i siti assicurino che i «biglietti provengono solo da fonti legittime» e l’obiettivo sia «consentire l’acquisto e la vendita in modo sicuro e garantito», il sospetto è che chi compra e poi rivende i tagliandi (a prezzo maggiorato) non sia davvero interessato al concerto, ma voglia lucrarci.
Insomma, l’accusa è che sia un bagarinaggio digitale con gli addetti ai lavori che prima acquistano i biglietti e poi li rivendono.
ASSOMUSICA TACE. Nonostante il tema attuale, Assomusica, l'associazione che riunisce le aziende dello spettacolo dal vivo in Italia, si è rifiutata di commentare il secondary ticketing con Lettera43.it.
In barba allo scopo dell'ente che, secondo il suo codice etico pubblicato online, si propone, tra le altre cose, di «regolare le anomalie e le incongruenze del mercato della musica live, offrendo pubblico servizi di alta qualità e sicurezza».
PIAGA PER IL SETTORE. La fila di chi ha puntato il dito contro i siti specializzati, tuttavia, è lunga.
F&P Group, tra i principali promoter italiani, guida la rivolta da tempo.
Addirittura i suoi vertici hanno definito il sistema «una piaga della musica live ai danni degli spettatori». Sfumata la via legale, l'azienda ha invitato tutti a diffidare dei siti di secondary ticketing e ha creato persino una black list delle piattaforme incriminate.
GLI INGLESI AI RIPARI. In Gran Bretagna, invece, la questione è arrivata fino in parlamento, per merito della deputata Labour Sharon Hodgson che ha proposto al governo di impedire la redistribuzione dei tagliandi a prezzi superiori al 10% del loro valore nominale.
L’idea, però, non è piaciuta agli addetti ai lavori. Per esempio Steve Roest, Head of business development Europe di Viagogo ha spiegato a l'Espresso che «il prezzo dei biglietti è determinato dall'equilibrio tra domanda e offerta come in qualsiasi altro mercato».
SVIZZERA IMMOBILE. Anche in Svizzera il secondary ticketing è stato oggetto d’interesse del parlamento.
Nel 2010 la consigliera nazionale Hildegard Fässler ha evidenziato come due prevendite di concerti fossero durate meno di 20 minuti e poi gli stessi biglietti fossero apparsi su «piattaforme di aste online con prezzi fino a cinque volte superiori a quello regolare», a dimostrazione che i tagliandi fossero finiti nelle «mani di speculatori» e non di appassionati.
Il Consiglio nazionale elvetico, però, non ha ritenuto opportuno un intervento legislativo ad hoc pur riconoscendo l’esistenza del problema.

Gli artisti si mobilitano per difendere i fan

Luciano Ligabue alla presentazione del suo album Mondovisione.

Visto che politica e giudici sembrano non avere armi per arginare il mercato secondario, qualche artista ha iniziato a difendersi e, soprattutto, a tutelare i fan che, a conti fatti, sono quelli che ci rimettono sul serio.
Per esempio nel 2012 i Radiohead hanno affidato la rivendita dei biglietti a Ticket Trust, un’organizzazione che opera secondo principi etici con il supporto della piattaforma di e-commerce e merchandising Sandbag.
Nel suo statuto la compagnia applica una commissione non superiore al 10%.
LIMITI PER LIGABUE. Nel 2011, Luciano Ligabue aveva venduto i biglietti del suo tour solo sul web consentendo agli utenti di averne massimo due a testa. E per coloro che, in caso di imprevisto, hanno avuto bisogno di rivendere il tagliando nominativo, era stato attivato un servizio direttamente dall’agenzia che ha gestito i live e che si è occupata di risolvere i problemi.
LA GESTIONE DELLA JUVE. Anche nel calcio c’è chi si è recentemente mobilitato nel secondary ticketing e contro i furbetti che cedono - previo pagamento - l'abbonamento ad altri tifosi.
Così sull'esempio di altri club europei, dalla stagione 2014-15 la Juventus consente ai suoi 28 mila fedelissimi di rinunciare al posto per la singola gara e di rimetterlo in vendita attraverso un sistema online gestito dalla stessa società bianconera.
La cessione del tagliando dà diritto a un credito che può essere utilizzato dall’abbonato in vari modi, tra cui l’acquisto di biglietti per partite di Champions league o per il rinnovo dell’abbonamento.
2 MILA BIGLIETTI RIVENDUTI. «Secondo le nostre analisi», spiega a Lettera43.it Francesco Calvo, chief revenue officer della Juventus (è il capo della struttura che sviluppa tutte le fonti di ricavo del club), «il 20% degli abbonati non veniva allo stadio e di questa percentuali erano in molti a cedere il posto tramite cambio di nominativo tra privati».
A quel punto l'idea di lanciare il servizio di secondary ticketing, un po' per «evitare il fenomeno del passaggio dell'abbonamento» e soprattutto per «soddisfare maggiormente la domanda» di chi vuole accedere allo stadio, visto che i biglietti a disposizione sono appena 8 mila a partita.
Dopo quattro mesi il bilancio dell'iniziativa è positivo: «In media rivendiamo 2 mila biglietti per gara e solo il 50% di chi non si presenta ricorre al cambio di nominativo tra privati», precisa Calvo che si dice «soddisfatto» dei risultati.
Per frenare il bagarinaggio 2.0 bisogna ingegnarsi e in fretta: chi l'ha fatto, ha scoperto un'ulteriore strategia di guadagno. Chi è restato indietro può sempre prendere spunto dagli altri.

Twitter @Dario_Colombo

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