INTERVISTA 6 Febbraio Feb 2015 0900 06 febbraio 2015

Maccio Capatonda: «Vi spiego chi è l'Italiano medio»

Nelle sale c'è Giulio Verme. «Col cervello al 20% vota M5s, al 2% il Cav», dice a L43 Capatonda. «Bergoglio è Papa-man. Tsipras? A me che me ne frega a me» (foto).

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Il suo film ha incassato quasi 2 milioni di euro nei primi quattro giorni di programmazione al cinema.
E ha convinto la critica, con qualche eccezione.
Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, ha portato la sua comicità surreale e demenziale sul grande schermo, dopo aver ottenuto il successo in tivù e su YouTube.
Dagli esordi con la Gialappa's a Mai dire fino a Italiano medio passando per Mtv e la serie Mario (guarda la gallery).
Dagli sketch di un minuto e mezzo al lungometraggio. In una progressione inarrestabile.
DAL 20% AL 2% DEL CERVELLO. Il suo personaggio è Giulio Verme, un cittadino che vuole salvare il mondo tormentato dai problemi della società.
A liberarlo dal senso di impotenza arriva un amico (interpretato da Herbert Ballerina) che gli offre una pastiglietta (scimmiottando il film Limitless).
La pillola gli fa calare il potenziale intellettivo dal 20% al 2%, trasformandolo nell'Italiano medio che dà il titolo al film. Alla fine della storia Giulio diventa un ibrido furbo, mix delle due versioni.
«UN SUCCESSO INASPETTATO». «Non pensavo di poter ottenere un successo del genere, perché le mie aspettative erano praticamente nulle», ha detto Marcello raccontandosi a Lettera43.it, prima che Giulio Verme prendesse il sopravvento sul suo autore e ci spiegasse quello che pensa dei più caldi temi di attualità.

Marcello Macchia (Maccio Capatonda) è Giulio Verme in Italiano medio.

DOMANDA. Cosa pensa l'italiano medio della crisi della Grecia?
RISPOSTA.
L'italiano medio pensa solo all'Italia. Di ciò che succede all'estero non gliene frega niente.
D. Meglio l'euro o la lira?
R.
Per Giulio Verme che usa il 20% del cervello forse era meglio la lira. Ma anche l'italiano medio che si limita al 2% preferisce la lira. Quando c'era la lira si stava meglio.
D. Per chi vota Giulio Verme?
R.
Il primo, quello al 20%, voterebbe 5 stelle. Il secondo, al 2%, Berlusconi. Il terzo, la fusione furba dei due, Renzi.
D. Il presidente della Repubblica Mattarella è di suo gradimento o no?
R.
Io il mattarello lo uso per fare la pasta. All'uovo.
D. Il Patto del Nazareno gli piace? Se il secondo vota Berlusconi e il terzo Renzi...
R.
Sì. Consente di avere un'Italia unita.
D. Questo papa? Prima ha detto che se insulti la mamma ti devi aspettare un pugno, poi che ai corruttori viene voglia di dare un calcio dove non batte il sole, adesso che si possono pure picchiare i bambini, se si resta nel limite. Ma che papa è?
R.
Io lo chiamerei Papa-man. Il papa supereroe.
D. Per il primo Giulio Verme, ambientalista convinto, il global warming doveva essere un problema serio.
R.
Assolutamente sì. Invece per il secondo... basta che ti metti la crema solare...
D. Ora parliamo con Marcello Macchia. Una comicità così pensava potesse funzionare al cinema?
R.
Ero un po' spaventato, sinceramente. Molto spaventato, perché mi misuravo con un pubblico parzialmente nuovo.
D. Una delle cose che dicono di lei è che è molto bravo con gli sketch di breve durata, ma che fa fatica a reggere un lungometraggio.
R.
Ogni cosa che ho fatto ha il suo perché e le sue differenze. Mi sono affidato a mezzi diversi con ritmi diversi. Forse il formato breve in certi casi è più efficace perché è un condensato. Ma il film è un'altra cosa.
D. In che senso?
R.
Magari suscito risate spontanee e istintive quando faccio i trailer, ma nel film c'è un altro tipo di comicità. E facendolo ho cercato di smentire queste voci. A sentire alcuni ci sono riuscito, per altri meno. Sono contento che una parte della critica l'abbia apprezzato.
D. Lei si è inventato una professione di successo nell'era della recessione. Come ha fatto?
R.
Sono cresciuto seguendo le mie passioni e mi ci sono buttato a capofitto. Credo che quando tu hai una forte passione e ami il lavoro che fai, in un certo senso vieni ripagato. Io ho fatto del mio hobby e del mio cazzeggio una cosa molto bella per me. Però ora non ho più un hobby.
D. E questo le pesa?
R.
E, un po' sì, perché non so cosa fare nel tempo libero. Magari vado in banca a lavorare.
D. Qualche libera uscita se la concederà.
R.
Sì, ma ho sempre la sensazione di dover osservarmi intorno. Se mi viene un'idea la scrivo. Non vivo più spensierato. E questo mi mette un po' d'ansia. Ma il mio resta un bellissimo lavoro e sono contento di aver fatto questa fine.
D. Da qualche anno si parla di fenomeno YouTube. Si sente di appartenere alla categoria? Quanto l'ha aiutata internet a raggiungere questo successo?
R.
Per me internet è stato un veicolo, ma non la base di partenza. Ho cominciato con Mai dire e per tanti anni ho fatto solo tivù. Poi quello che facevo si diffondeva ancora di più sul web. Ma avrei comunque continuato a fare televisione.
D. Anche senza internet?
R.
Sì. Per me non è stato né un approdo né la base di partenza. Non ho mai declinato il mio lavoro per internet, come invece hanno fatto altri più giovani di me che hanno sfruttato a pieno il mezzo. Forse sono un pre-YouTuber, più che uno YouTuber.
D. Si è autoprodotto fin dall'inizio, ha aperto una casa di produzione, ha sempre fatto quello che voleva fare ed è arrivato al cinema. Una soddisfazione in più?
R.
È una grande soddisfazione, perché da un certo punto di vista sono anche un imprenditore. Ovviamente ho un socio, che è Enrico Venti. Con lui abbiamo costruito questa cosa, con lui e tutto il resto del cast. Siamo pochi, ma buoni.
D. Le è mancato qualcosa?
R.
Forse un maestro vero. Ho sempre cercato di confrontarmi col mondo del lavoro in base a quello che mi succedeva. Ho fatto un po' di gavetta in una casa di produzione, ricoprendo vari ruoli. Ma sì, l'unica cosa che mi è mancata è avere avuto un maestro.
D. E da chi ha imparato?
R.
Dalla tivù e dal cinema che ho visto nel corso degli anni.
D. Che film e che programmi?
R.
Ho sempre avuto una passione per gli horror americani e per Dario Argento. L'illuminazione è arrivata a 7 anni con Ritorno al Futuro di Zemeckis. Lì ho deciso che avrei voluto fare questo lavoro. Poi Benigni, Nuti, Troisi, Ciprì e Maresco, i vecchi film di Chaplin. In tivù Arbore, Frassica, Drive In. Ma anche Non è la Rai, con cui sono cresciuto. E i cartoni animati giapponesi degli Anni 80.
D. Che consiglio daresti a un ragazzo che vuole fare questo nella vita?
R.
Gli direi di non smettere mai di inseguire il suo sogno e di crederci. Ma anche di stare attento, perché poi va a finire che si ritrova senza un hobby. Come me. E oggi forse ci sono troppi giovani che, anche grazie a YouTube, vogliono fare questo mestiere. Ci vorrebbe qualcuno che vuole fare il ferramenta.
D. Il film ha avuto critiche positive e anche qualcuna negativa.
R.
Sì. Devo dire che per fortuna le prime sono state più numerose. Ma comunque sono spesso d'accordo con tutte le critiche che mi fanno. Positive e anche negative. Questa cosa è assurda...
D. E Giulio Verme le ha detto cosa pensa delle critiche negative?
R.
A me che cazzo me ne frega a me!

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