Tommaso Labranca 150211185922
INTERVISTA 11 Febbraio Feb 2015 1756 11 febbraio 2015

Festival Sanremo, Labranca: «Ridateci il circo»

Il Festival? «Non è abbastanza trash, va chiuso». Labranca attacca la kermesse. «Una delusione su tutta la linea. Molto meglio XFactor». La seconda serata.

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Sanremo sarà pur sempre Sanremo, ma con l'edizione targata Carlo Conti si rischia di esagerare.
Canzoni d'amore, vallette - la bionda, la bruna e la straniera italianizzata - la famiglia numerosa sul palco, la riapparizione quasi sovrannaturale di Al Bano e Romina Power che, parafrasando Elio e le Storie tese, sono tornati insieme (almeno in scena).
LA VITTORIA DEL NAZIONALPOPOLARE. Una summa teologica del nazionalpopolare nostrano che ha conquistato i telespettatori, visto che la prima serata ha registrato uno share del 49,34%. Percentuali bulgare spiegabili, forse, anche con la curiosità di vedere la performance di Mr Tale e Quale.
Il Good bye Lenin andato in onda ha rispettato tutti i canoni del festival della città dei fiori. «Molto tranquillo, molto soporifero», dice a Lettera43.it Tommaso Labranca, scrittore e autore televisivo (firmò tra le altre cose Anima Mia con Fabio Fazio), «una serata in perfetto stile Baudo ma senza Baudo, da oratorio».
Labranca però non boccia in toto la gestione Conti: «È molto meglio degli ultimi due tentativi fatti da Fabio Fazio controvoglia». Ma aggiunge: «Il fatto è che Sanremo andrebbe chiuso».

Tommaso Labranca.


DOMANDA. Chiuso, addirittura?
RISPOSTA. Sì, Sanremo dovrebbe chiudere. Il vero Sanremo ora è X Factor. I talenti nascono lì. Per questo sono odiati dagli altri concorrenti dell'Ariston. Arrivati alla 65esima edizione sarebbe l'ora di mandare la kermesse in pensione. A meno che...
D. A meno che?
R. A meno che non si voglia applicare la legge Fornero pure al festival. Ma francamente mi pare troppo.
D. Quindi X Factor ha rottamato l'Ariston?
R. Sì, è moderno, giovane. E poi a chi serve sapere quale canzone vince Sanremo? Almeno conserviamone un buon ricordo.
D. Eppure il pubblico l'ha premiato. E poi in concorso c'è il rapper Nesli, uno giovane.
R. Non basta fare cantare un rap per essere giovani. È un giovanilismo mascherato.
D. Un po' alla Renzi?
R. Sì, un po' rappresenta l'epoca Renzi. C'è sul palco un giovane che si dimostra più democristiano dei democristiani 70enni. E poi in Italia non si può fare rap...
D. Come?
R. I testi sono imbarazzanti, la lingua non si presta. Ci sono giovani che fanno cose interessanti, soprattutto nella musica elettronica. Ragazzi in gamba e sconosciuti. Basterebbe guardarsi intorno.
D. Niente ventata di giovinezza. E come la mettiamo col trash?
R. Quale trash? Purtroppo è mancato. Almeno avremmo riso. Non a caso il momento più divertente è stata l'esibizione di Al Bano e Romina. Un vero momento circo.
D. Più trash avrebbe aiutato?
R. Ovvio. Prendiamo l'Eurofestival che è ispirato a Sanremo. Stava morendo, ma è stato rivitalizzato da una nuova linfa proveniente dai Paesi dell'Est.
D. Cioè?
R. Hanno portato una buona carica di trash, di circo. Basta vedere il fenomeno Conchita Wurst.
D. Che è ospite anche a Sanremo.
R. Che però è diventata un fenomeno mostro.
D. Altre critiche?
R. Premetto che non sono certo leghista, ma mi dà fastidio che il festival sia sempre centrato sul Meridione. Le vallette del Sud, la famiglia Anania con 16 figli da Catanzaro...
D. E Alessandro Siani...
R. Sì, Siani. Per il suo sketch si sono scusati anche i napoletani. A confronto il Bagaglino è umorismo yiddish. Detto questo, Sanremo è un festival italiano e devono essere rappresentate tutte le Regioni...
D. Niente sufficienza?
R. Bè, è meglio delle due ultime edizioni condotte da Fazio. Ma la regia è pessima e la scenografia brutta. Mi è parso tutto molto poco professionale. Non c'era un'immagine fissa, i cameraman sembravano alpini ubriachi.
D. E Conti?
R. Cerca di fare il possibile. Ripeto con un po' più di trash sarebbe stato meglio. Avremmo riso e invece no, vogliono fare quelli seri, compiti, sobri.
D. Ah, la sobrietà.
R. Ecco. Ma Sanremo è un circo, ridatecelo. Vogliamo quello.
D. Un'edizione a metà tra il giovanilismo renziano, il loden di Monti e il grigio Mattarella?
R. Proprio così. Quando ho visto la famiglia sul palco, mi è venuto in mente lo stile Mattarella. Il presidente ha già dato la sua zampata, che possiamo fare?
D. Nulla, almeno per i prossimi sette anni. Quindi addio Sanremo?
R. Mi spiace per la cittadina, ma per gli accordi stretti con la Rai non è che dobbiamo sorbirci certe cose. Meglio che il Comune punti sul Casinò.
D. Torniamo allo share. Al pubblico pare vada bene così.
R. Se si trasmettono bei programmi, il pubblico li guarda. Certo che se al pubblico diamo Sanremo, guarda Sanremo.
D. E allora la responsabilità di chi è?
R. Degli autori. Non hanno voglia di fare qualcosa di nuovo. Significherebbe rischiare il posto. Per cui meglio restare sul becero, sul banale, così nessuno ti disturba. È imbarazzante che a questa edizione del Festival lavorino 10 autori.
D. Mettiamo che lei fosse costretto a mettere in piedi la 66esima edizione del Festival, da dove comincerebbe?
R. Innanzitutto non andrei a ripescare i Grignani. Mancava solo riesumare Anna Oxa...
D. E la conduzione a chi l'avrebbe affidata?
R. Visto che al momento non vedo presentatori all'altezza, mi sarei buttato sul più classico dei classici. Quello che tutti si aspettano a Sanremo ma che non si è ancora visto all'Ariston...
D. E chi sarebbe?
R. Fiorello. Ora fa un po' il pensionato ma sarebbe l'unico a proporre qualcosa di particolare.
D. Qualcuno tra i giovani?
R. I conduttori giovani degli Anni 90, quelli di Mtv per intenderci, sono scomparsi o hanno rinunciato alla televisione come Andrea Pezzi.
D. E a fianco di Fiorello chi vedrebbe?
R. Nessuna valletta. Non possiamo parlare per un anno della mercificazione delle donne e poi avere due ragazze che sul palco fanno la figura delle oche. Perché è questo che sono sembrate Emma e Arisa sul palco. E poi metterei mano alla giuria...
D. E come?
R. La sua composizione deve essere rivista. Ora ci sono persone che odiano la musica. Molti bei pezzi non passano. Occorre prestare più attenzione a quel che accade fuori...
D. Ma non è che, Sanremo o meno, è la tivù italiana a essere in crisi?
R. Sì, è stanca. E dire che la nostra tivù era di alta qualità. Quella francese e quella tedesca per esempio sono mortali, imbarazzanti. Il problema è sempre quello: mancano giovani autori. Quelli che abbiamo adesso escono da Scienze della comunicazione, ma lì non ti insegnano a fare televisione. Arrivano con le loro barbette da hipster pensando di fare cose strane. E i risultati sono terrificanti.
D. Ma è anche una questione di dirigenza?
R. Diciamo che i vecchi direttori come Freccero e Guglielmi sono scomparsi. Ora il livello è micidiale. Alle ultime riunioni a cui ho partecipato si facevano proposte interessanti sull'esempio di A modern family o Veep.
D. E com'è finita?
R. Che alla fine restavano belle intenzioni. Ci si sente rispondere che non si possono fare in Italia, perché «è il Paese del papa».
D. È anche una questione di soldi?
R. Dicono che non ci sono soldi. Poi però vedi i contratti di Raffaella Carrà e di Massimo Giletti. Inoltre oggi si possono realizzare programmi a costi contenutissimi.
D. Si stava meglio quando c'era il Bagaglino?
R. Almeno era quel becero che ti spingeva a fare qualcosa di meglio di più interessante. Ora non c'è più nemmeno questo.

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