SANREMEIDE 12 Febbraio Feb 2015 0949 12 febbraio 2015

Sanremo, le pagelle della seconda serata

Il Festival scivola sul velluto. Ma anche coi Big non regala grosse emozioni. Svettano solo Zilli e Irene Grandi. Delude Raf. Tatangelo senza senso. Foto.

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Carlo Conti ha la faccia abbronzata ma non di bronzo, è a modino ma in modo diverso dallo stocastico stoccafisso Fabio Fazio, effetto del danno probabilistico a Sanremo, e infatti i risultati lo premiano e lui ha il sorriso assolato di chi si gode il momento: una congiuzione astrale che chissà se dura, giacché, come insegna Lo Renzi il Magnifico, del doman non v'è certezza (guarda le foto della seconda serata e leggi le pagelle della terza).
CONTI SCIVOLA SUL VELLUTO. E così Carlino scivola sul vellutino, ha capito che la gente è stanca di stancarsi, per stressarsi le avanza la politica, a traumatizzarla bastano i talk show, di trash ne ha pieni i bidoni, a Sanremo cerca emozioni da poco, da gestire e allora sotto col migliore dei mondi possibili, il festival è una vecchia poltrona sfondata ma comoda, la barbosa Conchita Wurst è avanguardia rétro, ricorda Baba la Turca del Libertino di Stravinskij, anche lei, come tutto, come tutti, risucchiata in questa melaninica nube di un Carlo che non è magno e non è minimo, è un Carlomedio emolliente, che corre l'unico rischio di finire sofficemente stritolato fra le due supecorazzate vallette, un exitus più piacevole di altri ma nondimeno definitivo.
VALLETTE SEMPRE SULL'ORLO DELLA CRISI. Le vallette, nella seconda serata, più col vento in poppa, ma sempre a rischio bonaccia: Arisa a forza di bamboleggiare rischia di imbambolarsi sul serio, Emma capovolge le evidenti lacune anche con una certa intelligenza, ma entrambe inducono una ansiogena sensazione di aleatorio, ora si piantano, non sanno uscire dall'impasse, a volte manco dal gobbo. Carlino le guarda e sorride, sorride...
La complementare, ornamentale Rocio, d'altra parte, si spiega con l'attuale impegno nella fiction Un passo dal cielo, prodotta da Lux Vide per Rai Uno: tu chiamale, se vuoi, sinergie, ma insomma glielo giuri in eterno Raul Bova, che è guapa.
E con gli altri 10 campioni, col contorno di quattro belle speranze, come va come va, tutto okay tutto okay? Vediamo.

Le pagelle

Nina Zilli, a un passo dalla perfezione – La bella Nina ha scelto un genere nobile, e lo nobilita. Ma anche in Sola continua a tradire una sensualità controllata, quasi timorosa a dispetto della passione che le si attribuisce. Lasciati andare sul serio, dai. Sciogli l'anima, non cullarti nell'estetica e sarai perfetta.
Voto: 7½

Marco Masini, una sorpresa a metà – L'uomo che ha ispirato Grillo («Vaffanculo!») oggi sfodera un canto più canuto: si è perso tante volte, non ha retto il successo, è un uomo disperso. Ma Che giorno è, coi suoi impervi crescendo vocali, ha il sapore di una sorprendente resa dei conti.
Voto: 6½

Anna Tatangelo, intonata e senza senso - A Sanremo quest'anno sono tutti invecchiati: anche gli esordienti. Tutti tranne Anna, che plasticosa scivola sull'acqua del Festival. Anche Libera è senza tempo, e, soprattutto, senza senso (ma con l'implacable Kekko). Insulsa ma almeno le note, più o meno, le tiene.
Voto:4+

Raf, inghiottito da tempo – Più di tutti campa sugli Anni 80, per definizione. Ma il tempo è passato e lentamente l'ha inghiottito. Qui tenta un rilancio, non è il solo, ma Come Una Favola non ha un lieto fine ed è cantata senza convinzione, con la offesa timidezza che spegne un già fioco lumino.
Voto: 4½

Il Volo, musica indigesta – Il grande critico palestinese Edward W. Said definiva i tre tenori una baracconata; qui, in scala, si potrebbe parlare di birichinata. Grande Amore è indigesta come un piatto cucinato dalla Clerici, con un mood un po' Broccolino, un po' Padrino: vinceranno anche perdendo.
Voto: 2

Irene Grandi, artista in continua crescita – Tra i più credibili della categoria Big, ha cominciato giovanissima e dopo 25 anni di carriera si permette di crescere ancora (con Saverio Lanza, una garanzia). Brava dal vivo, non tradisce nella interessante Un Vento Senza Nome. E son soddisfazioni, direbbe qualcuno.
Voto: 7½

Lorenzo Fragola, la voce dove è? – Questo è un ragazzo X-factorato, ma la voce dov'è? E il resto? E mettere tra i campioni uno che non ha ancora fatto un album, è roba che solo a Sanremo si può vedere, altro che Siamo Uguali, questo misfatto con la correità del Fedez; meglio far merenda. Di fragole.
Voto: 3

Biggio e Mandelli, Cochi & Renato non riusciti – Ci mancavano, quest'altri due cinici & dissacranti di mestiere: ormai ne trovi a un soldo la dozzina, te li tirano dietro anche a Sanremo. Ma non fatevi ingannare: nella superflua marcetta di Vita d'Inferno c'è poco Brecht/Weill e molto succedaneo di Cochi & Renato.
Voto: 3

Bianca Atzei, vocetta e canzone gattamorta - Altra “campionessa” misteriosa: Il Solo al Mondo che la conosce è bravo, chi capisce come dal sottoclou dei jingle e le siglette si possa saltare all'Ariston, anche di più. Una gattamorta di canzone, una vocetta che scende a cercare improbabili profondità.
Voto: 4-

Moreno, spocchioso che non convince – Spocchiosetto di default, a 25 anni s'è fatto (fare) l'autobiografia. E poi lo vedi a Sanremo, 'sto gran figlio di Maria: che tipo spiaggia fin de siecle, baffetti inclusi. Rap di pappa e tanti inchini, Oggi Ti Parlo Così: felicissima sera a tutti 'sti signuri incravattati.
Voto: 4

Nuove proposte

Kutso, pseudoalternativo che mira al mainstream – Per Elisa, questi kasinisti con la K da koncertone sindacale del primomaggio, pseudoalternativi con una gran voglia di diventare mainstream.
Voto: 4--

Kaligola, sottofondo da centro commerciale
– Anche lui con la sua brava K, il ragazzino rappa «cuore e amore» e con Oltre il Giardino a dispetto di una storia commovente non osa oltre il sottofondo da centro commerciale.
Voto: 5-

Enrico Nigiotti, meglio che cambi mestiere – L'importante è crederci. Dietro ha la Sugar di Caterina Caselli, un management potente e confuse suggestioni, ma Qualcosa da Decidere forse ci sarebbe: un altro mestiere.
Voto: 4

Chanty, imitatrice di Whitney Houston – Ma può una a 22 anni dire «Dopo tutto il percorso che ho fatto»? Ritornerai è il solito (maldestro) scimmiottare Whitney Houston, che dopo un quarto di secolo nunsereggaepiù.
Voto: 4--

Le pagelle della prima serata del Festival

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