SANREMEIDE 14 Febbraio Feb 2015 0248 14 febbraio 2015

Sanremo 2015, le pagelle della quarta serata

Festival: serata senza acuti. Tra i giovani trionfa il siciliano. Ma la sua Ritornerò da te è afona. Fuori Tatangelo, Raf, Fabian, Biggio e Mandelli. I finalisti.

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Provate a chiedere a un qualsiasi musicista classico cosa pensa di Giovanni Allevi, e poi andate da padre Amorth, l'esorcista. Ma Carlo Conti si dice sconvolto da tanto onore: e non c'è sarcasmo, è che questo è il Festival in cui, come diceva er Mandrake/Gigi Proietti in Febbre da Cavallo, «Tutto va bòn e tutto continuerà a andar bòn», e pure il kitsch dell'Allevi di turno entra nel migliore dei Festival possibili (guarda la gallery con i 16 finalisti).
SERATA INFINITA. CANZONI DA SCORDARE. Mai ricordato un Sanremo senza una sola polemica, un intoppo, uno scandalo: non è più un Festival, è un sortilegio, scorre via come una tisana, si vede che Carlo, a forza di frequentare centri benessere, come la carnagione suggerisce, ha assorbito la formula.
Questa serata però non finiva mai: 240 minuti e 24 canzoni da scordare (pochissime le eccezioni, a risentirle).

Le pagelle delle Nuove proposte

Giovanni Caccamo, vince il peggiore? – A me questo fa un po' paura, c'ha quello sguardo fisso, fondo... Ero preoccupato per Carlo Conti, a un certo punto. Armi letali: melassa e voce inesistente. E infatti, vedi un po', ha vinto.
Voto: 2-

Amara, migliora e funziona – Deve “sgranare”, perché dinamica pochina, specie sul registro grave. Eppure, per qualche ragione, funziona: anzi meglio che alla prima. Discreto pezzo, poi. Ovviamente segata.
Voto: 6 e 1⁄2

Kutso, meglio alla zappa – Merito principale, avere strappato a Carlo Conti la sua battuta migliore. Ma Zappa, ragazzi, lasciatelo dove sta: manco la Cristoforetti lo può raggiungere. Se mai, andate a zappare.
Voto: 4

Francesco Nigiotti, lo sbraitar m'è dolce – Non canta, sbraita. Povero grande Leboyer, profeta del parto naturale, che faceva persino partorir cantando, quanta amorevole scienza sprecata.
Voto: 4-

Le pagelle dei Big

Annalisa, promessa mancata – Buona agilità, discreta altezza tonale: e allora lascia più rammarico, perché Una Finestra Tra le Stelle made in Kekko sa subito di plastica. Caso tipico di potenzialità che probabilmente non oserà mai, si rassegnerà al guinzaglio della routine.
Voto: 6-

Nesli, sprofondo rosso – Di cosa è fatto un cantante? Di tante cose, ma di musicalità soprattutto, prodigiosa ineffabile nube fatta di spirito prima che di voce. E il suo contrario? Di Nesli. Buona Fortuna Amore va un po' più sanguigna che la prima sera, forse è il vestito profondo rosso. Ma resta rasoterra.
Voto: 3

Irene Grandi, liscia come il vento – Si riprende dopo la defaillance sulla cover di Se Perdo Te, si vede che è più a suo agio sul proprio repertorio. Certo non ha grandissima voce, e privilegia saggiamente il registro medio. In più non sforza, sfrutta il mestiere e sul Vento Senza Nome fila liscia.
Voto: 6 e 1⁄2

Nek, teenager quarantenne– In un solo Festival riscatta anni di limbo: glielo permette la strepitosa versione di Se Telefonando. Così la sua Fatti Avanti Amore, troppo adolescenziale a 43 anni (come lo sciagurato look), campa di rendita.
Voto: 6+

Bianca Atzei, un raglio acuto - L'attenuante dell'implacabile Kekko, che le infligge questa decrepita Il Solo Al Mondo, si bilancia con l'aggravante di stare nei big (?). Pronuncia da Tenores di Bitti a parte, sforza in modo atroce: quando sale e si lancia in acuto, le esce un raglio.
Voto: 1--

Biggio e Mandelli, cazzeggio populistaVita d'Inferno, proprio così: che bisogno c'è di peggioracela pure? Una spruzzata di cazzeggio mantecato su un risotto al populismo. Fortuna che dura tre minuti. (eliminati)
Voto: 3

Moreno, melodico franare – E questo sarebbe «cresciuto sull'asfalto»? Ma se è venuto su ad Amici. Ora, se vogliamo rispettare come “rap” tutte queste parolette declinate alla svelta, va bene. Ma basta sentirlo inoltrarsi in una linea melodica per sentirlo franare. Oggi Ti Parlo Così: addio, caro.
Voto: 3-

Lara Fabian, eccitante come Monti – Miss Eurofestival è eccitante come un discorso di Monti, calorosa come un saluto della Merkel, intrigante come una raccomandazione dell'Europarlamento sui forni a legna. Canta Voce, e viene in mente Tognazzi marito della Berti: «Ma no, è velata, è velata, perdio!». (eliminata)
Voto: 5--

Grazia di Michele e Mauro Coruzzi, esperimento non riuscito – Ma non era meglio se Io Sono Una Finestra Grazia la cantava da sola e Platinette faceva l'ospite in duo con Conchita? L'idea, retorica gender a parte, poteva pure andare, ma se poi uno non sa cantare, è inutile infilarcelo per forza.
Voto: 4

Lorenzo Fragola, personalità non pervenuta – Che tenerezza, Dio, che tenerezza: ma è la voce a influire sulla personalità o il contrario? Domanda fatale, la risposta in questo caso è: non pervenute. Siamo Uguali? Speriamo di no: nessuno a 20 anni canta del «cuore che è un bagaglio a mano», se sta bene.
Voto: 3

Anna Tatangelo, disturbante e artificiosa – L'astuto Kekko apre Libera rigirando l'intro arpeggiata al piano per Stella di Mare di Lucio Dalla: ma non gli serve; l'abbiamo detto che è insulsa? Pazienza, repetita juvant. Sfodera la famosa consonanza di petto, ma pure una disturbante sensazione di artificioso. (eliminata)
Voto: 4 e 1⁄2

Il Volo, figli del marketing – Effetti, affetti, affettati: piccoli rodomonti crescono (e han già una claque odiosa). Rutilanti paraculetti, né cuginetti di Bocelli né nipotini (fatalmente naturali) di Claudio Villa. Solo figli di marketing, un cinismo spietato, altro che Grande Amore.
Voto: 2

Gianluca Grignani, poco a fuoco – Desolatamente autobiografica, Sogni Infranti: anche nel senso che i sogni muoiono all'Ariston. Insegue l'amato Battisti cantato da Mina (Insieme), ma il brano pare poco a fuoco, e il canto è sforzato, non sciolto. Meglio della prima serata, comunque.
Voto: 5+

Malika Ayane, il soul è un'altra cosa – Sul registro acuto se la cava (con qualche esitazione sulle note tenute), ma se scende di frequenza, solo io colgo certi limiti? Dajela con la solfa della “raffinatezza”, ma Adesso e qui è un pesce lesso: altro che soul (“anima”). In finale le si spezza la voce. Eh, no.
Voto: 5-

Dear Jack, allievi di Maria– Tra Elvira de Hidalgo, la maestra della Callas, e Maria de Filippi, maestra di Tina Cipollari, ci corre un universo: avventurarsi per almeno un centimetro, no? Il Mondo Esplode Tranne Noi: sarebbe meglio il contrario.
Voto: 1+

Marco Masini non convince– Sfasato. Innaturale, come se la voce non uscisse. La prima sera era e aveva più convinto. Amen, a questo punto gli anni d'oro non torneranno, ma dipende da lui intraprendere un'altra strada, coerentemente col nuovo inizio della sua non malvagia Che Giorno È.
Voto: 5-

Nina Zilli, in crescendo – Parte un po' legata, poi va in crescendo, in tutti i sensi. E siamo sempre lì: lady sings the blues, ma le manca qualcosa, una cifra di vissuto, un che di sbagliato che dalla vita rifluisce in gola. E non sai se augurarglielo, perché il prezzo da pagare può essere troppo, troppo caro.
Voto: 7+

Alex Britti, meglio stare alla chitarra – Dice che la stonatura, in fondo, è tutta questione di trauma infantile. Mio Dio, che ti sarà successo, piccino, di tanto orrendo? Idea: ma se ti limitassi a suonare la chitarra, che lo fai bene? Potrebbe essere ben più che Un Attimo Importante.
Voto: 5

Raf, giudizio sospesoCome Una Favola sarà datata come genere, ma ha un andamento interessante e un bell'arrangiamento. Disgraziatamente, Raf non è in condizioni, gli risparmiano l'ultima sera e qui il giudizio si sospende, l'ironia anche. Si premia lo sforzo, e non dev'essere lieve. (eliminato)
Voto: 6

Chiara, straordianariamente melensa - Non stare così impalata, dice che parte tutto dalla colonna vertebrale. O forse no, alle volte, è tutta colpa del blocco alle spalle. Può essere, ma per chi ascolta, alle volte, è questione di scendere un po'; giusto una consonante. Straordinario? Sì, per melensaggine.
Voto: 5

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