Sanremo 2015 150213121759
SPIRITO ASPRO 14 Febbraio Feb 2015 0600 14 febbraio 2015

Un Festival di Sanremo così catastrofico da fare boom

Stantio, poco carismatico, male assortito, banale e senza humor: un successone.

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Carlo Conti e co-conduttrice Rocío Muñoz Morales sul palco dell'Ariston durante la terza serata del Festival di Sanremo (12 febbraio 2015).

Io non me l'aspettavo, lo confesso.
Eppure il boom di Sanremo 2015 (leggi la cronaca della finale e le pagelle) non era imprevedibile.
Formula stantia, conduttore poco carismatico, vallett... pardon, co-conduttrici male assortite e peggio vestite, campioni per modo di dire, giovani con beneficio d'inventario, super ospiti ingaggiati cliccando la pagina 'Offerte del giorno' delle agenzie artistiche, testi prodotti da un generatore automatico di banalità (ma pagato profumatamente), comici simpatici come un perizoma di formiche rosse.
Con una lista di ingredienti così catastrofica il risultato può essere solo una débâcle epocale oppure un successo sbalorditivo.
CI VOLEVA UN PO' DI RETORICA. Dipende dalle condizioni in cui viene realizzata la ricetta. Per esempio: sbrigata in pochi giorni l'elezione del presidente della Repubblica, gli italiani erano in debito di una maratona semi competitiva di retorica un po' melensa sull'italianità, con una rosa di concorrenti che si sfoglia di giorno in giorno sui giornali a suon di lazzi e malignità, e hanno trovato in Sanremo il surrogato perfetto.
Del resto il successo della candidatura Magalli segnala una volta di più che la politica è la televisione realizzata con altri mezzi (o viceversa, tanto è uguale), e se Porta a porta è la terza camera del parlamento, il Festival della canzone vale come una seduta plenaria per l'elezione del capo dello Stato.
Anzi: il caravanserraglio vociante di insulti e gestacci quest'anno si è visto solo a Montecitorio, non all'Ariston, dove anche ai tempi di Baudo di Cavallo pazzo ce n'era uno solo, non decine come l'altra notte alla Camera.
SOCIAL-NARCISISMO DILAGANTE. Secondo elemento: il social-narcisismo.
Tutti noi che twittiamo e postiamo ogni giorno compulsivamente commenti più o meno spiritosi e intelligenti, al solo scopo di comprarci l'indispensabile dose quotidiana di consenso e attenzione altrui, abbiamo capito con l'istinto del drogato che se da martedì fino a sabato volevamo rimediare like, retweet e magari qualche citazione da giornali online e no, era meglio accantonare il solito snobismo e sintonizzarci buoni buoni davanti alla tivù a dissenzionare le mise di Rocio, Emma e Arisa.
C'è tutto il resto dell'anno per informare il web che, mentre i vecchi babbioni si bevono le puttanate delle reti generaliste, noi, gli Happy Few, guardiamo su Sky l'ultima coolissima serie Usa imperniata su una supergnocca vicepresidente Usa con la sindrome di Asperger e spacciatrice di droghe che sintetizza lei stessa grazie a una formula passatale da un alieno zombi con cui ha avuto una relazione.
MORIREMO SANREMESI. Altro elemento: la rassegnazione.
Dopo anni passati a invocare con supercilioso vittimismo un'incursione di elicotteri stile Apocalypse Now su una kermesse musicale da Terzo mondo (nei cui Paesi, in realtà, si fa un sacco di musica fighissima), anche i radical più chic si sono dovuti arrendere: ha vinto il Festival.
Non moriremo sanremesi per lo stesso motivo per cui non moriremo democristiani: Sanremo e i democristiani sono come i cinesi, non muoiono mai.
Non a caso il trionfo del Festival di Conti - conduttore abile e affabile e senza manie di protagonismo, Mariano Rumor ibridato con un animatore Valtur - si celebra insieme a quello della cosiddetta «democrazia renziana».
MA IL PREMIER DOV'ERA? A proposito: colpisce la latitanza del premier nelle serate sanremesi. Neanche un tweet amichevole su Al Bano e Romina, il cui sodalizio ha avuto più alti e bassi del Patto del Nazareno, non un hashtag per la Theron #jesuischarlize, né un affettuoso saluto agli Spandau Ballet, l'anima delle prime festicciole di un ancora impubere Matteo.
Tony Hadley ci sarà rimasto malissimo. Nessun collegamento in diretta o anche in differita, come quello con AstroSamantha, con il premier in missione anti-ciccia sul tapis roulant di Palazzo Chigi.
Spocchia? Ma va'. Ce lo vedete il premier che ha approvato #verybello a fare lo schifiltoso con Nesli? No, Renzi non è al Festival perché non ne ha bisogno. Lui c'è già.
RENZI È COME L'AMORE. Renzi «is in the air», come l'amore, lui è il protagonista sottinteso nei titoli delle canzoni dei campioni che lo incitano con passione: Buona fortuna amore, Fatti avanti amore, Grande amore (dove «grande» è un'esclamazione entusiastica).
Il suo governo è Come una favola da realizzare Adesso e qui in Un attimo importante, che ci farà dimenticare i tanti Sogni infranti e la Vita d'inferno.
L'Italia sarà Libera e ce la farà da Sola, noi italiani siamo un popolo Straordinario, alla faccia di chi dice che Siamo uguali alla Grecia: siamo così forti che Il mondo esplode tranne noi.
Io sono una finestra è quel che tenta di far credere Pippo Civati ai giornalisti che lo tampinano per farsi spiegare bene la storia del conto svizzero.

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