MUSICA 16 Febbraio Feb 2015 1349 16 febbraio 2015

Michele Torpedine, chi è il produttore dietro al trio Il Volo

È il demiurgo, assieme a Tony Renis, dei tre vincitori di Sanremo 2015. Bolognese e macchina da business, ha creato la figura del ragazzino finto tenore (foto).

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Michele Torpedine è una questione filosofica: il produttore deve scoprire bravi artisti, in grado di produrre buona musica, o deve sviluppare carrettate di soldi?
Lui direbbe che, scoprendo, valorizza e aiuta pure l'economia (guarda la gallery).
La realtà è più opinabile, soprattutto alla luce dell'ultima impresa, prendere tra ragazzini senza storia, inventare per loro un futuro da “tenori”, lanciarli per il mondo, infine consegnare loro Sanremo.
Col risultato che, adesso, senatori della musica pop come Red Canzian dei Pooh si sperticano in lodi sulla propria pagina Facebook inneggiando al bel canto italiano che spopola nel pianeta, mentre col rock e il blues, che non ci appartengono, si arriva sì e no a Lugano.
IL VOLO RADIOCOMANDATO. Questione di prospettive: è vero che l'Italia esporta sempre e solo melodismo figlio spurio della romanza, ma, se Red permette, Mina e Modugno erano un'altra cosa, con questi epifenomeni si rischia sempre il solito effetto circolare, da ristorante di Broccolino gestito da gente che se ti fa una proposta non la puoi rifiutare.
Tony Renis e Michele Torpedine, eccoli qui i demiurghi dei tre pancottoni de Il Volo radiocomandato.
Assemblati e imposti nella più pura tradizione del marketing; il loro successo è decollato, non a caso, da oltre confine.
E solo adesso, dopo quattro o cinque anni, sbarca in Italia, complice un Festival strannunciato.
GUIDATI IN PIAZZE LUCROSE. In realtà, Torpedine e Renis li hanno guidati in piazze lucrose ma secondarie - Sud America, Paesi Bassi - mentre negli Stati Uniti il loro repetorio di cover non ha impressionato, neppure in qualche avvenimento televisivo servito ad alimentare lo spietato immaginario pittoresco degli spaghetti e mandolino, col contorno di qualche evento di beneficenza che non deve mai mancare.
E il business - perché è di questo che si tratta - si è mosso: quanto a capire se diventerà valanga, slavina o polverina, è tutto da vedere: qui di melodramma ne abbiamo fin che vogliamo e, al netto delle nonne che sognano Tamagno, questo repertorio rischia di stancare alla svelta, poi c'è già Bocelli che è una istituzione e non ha bisogno di nipotini.

Tutti si contendono la scoperta di Bocelli

Andrea Bocelli.

Bocelli, proprio lui.
Uno del quale tutti si contendono almeno un pezzo di scoperta, da Renato Zero che «per primo lo sentii cantare, i suoi genitori dopo un mio concerto mi chiesero di dargli una chance», a Caterina Caselli, alla buonanima di Pavarotti, a Zucchero, a, naturalmente, Michele Torpedine.
Il quale ha forse più expertise degli altri.
UN NOME CHE RICORRE. Lo ha plasmato e lanciato allo stesso modo, ed è lui, l'ex batterista semi dilettante (girava con l'Orietta e la Iva) ricreatosi produttore, ad avere sfruttato, insieme all'amico Tony, le sinergie internazionali accumulate nel tempo: come con lo stesso Zucchero, mandato in orbita prima che il rapporto s'incrinasse in una pioggia acida di stilettate; come con Giorgia, con 100 altri, adesso cura Ramazzotti ma ha attraversato la carriera di Dalla, Pino Daniele, la Vanoni, Gino Paoli, Luca Carboni e chissà quanti altri che neanche si sanno: il suo è uno dei nomi nelle note di copertina dei dischi, che ricorrono quasi sempre ma che all'ascoltatore-tipo dicono niente; agli addetti ai lavori, invece, dicono tutto.
Per dire, sempre dietro le prime edizioni della baracconata “Pavarotti & Friends”, chi c'era?
E anche quest'altra baracchinata, o birichinata, dei “tenorini”, è opera sua (e di Renis).
TENORINI TRA VIRGOLETTE. Ma non è bel canto, è collage musicale al computer per melodismo pop a presa rapida: un insegnante di canto, dei tre “tenorini”, direbbe che sono molto rodomonti, ma di poca acutezza mentale.
A proposito, le virgolette sono d'obbligo, perché non s'è mai visto un tenore cantare al microfono, salvo, appunto, che il repertorio svolazzi sul poppettaro hard.
Ma Torpedine, del quale a sua volta oggi si litigano i natali (pugliese delle Murge, ma naturalizzato bolognese), ha la spregiudicatezza per pilotare questa meteora a tre code (di frac) verso cieli dorati.
E per addirittura abbassare il pollice verso i talent, proprio lui che i tre zecchini d'oro li prelevò dal talent di Antonella Clerici.

Macchina da business e da musica

Il trio de Il Volo ha vinto la 65esima edizione del Festival di Sanremo con la canzone Grande amore.

Macchina da business, da conoscenze, da musica a volte interessante, altrimenti imbarazzante, Torpedine avanza come il pesce omonimo, «dotato di un particolare organo definito organo elettrogeno in grado di produrre un campo elettrico la cui scarica può variare, a seconda delle specie, dagli 8 ai 220 volt».
INCIAMPI GIUDIZIARI. La sua mano, insomma, può essere scintilla o folgorazione: niente lo ferma, neppure qualche inciampo giudiziario, con ipotesi di svariati reati, effetto di una delle ricorrenti indagini sul controverso mondo dello spettacolo che poi approdano a niente: anche per lui le accuse evaporarono nell'oblio, senza alcuna conseguenza.
Roba vecchia, domani esce il nuovo disco dei “tenorini”, in effetti un ep con sei cover oltre alla paccottiglia kitsch escogitata per portare a casa Sanremo (altro che buona musica, caro Canzian: ma, da musicista esperto, questo lo sai meglio di tutti...).
E come si chiama l'opera? Sanremo Grande Amore. Così si fanno le cose, così si crea il monkey business e in effetti questa de Il Volo ricorda proprio una stralunata commedia dei fratelli Marx.
ADESSO VIENE IL DIFFICILE. Ma qualcosa ci dice che conferire ai tre antipatici pubertenori lo status del più umile e talentuoso Bocelli, sarà la sfida più difficile: la sintesi l'ha tracciata un Nek rigenerato, in stato di grazia e con l'agrodolce sorriso di chi è stato scippato, con la complicità del televoto, dal legittimo titolo sanremese: «Bravi, ma adesso voglio proprio vedervi, adesso per voi sono cazzi».

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