SPETTACOLO 27 Febbraio Feb 2015 0813 27 febbraio 2015

«House of Cards», 10 cose da sapere sulla terza serie

Acronimi, coincidenze, ritorni dal passato. I veti di Putin e le passioni di Obama. Curiosità sulla terza stagione in onda il 27 febbraio a mezzanotte (foto).

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Ha conquistato anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che a febbraio del 2014, il giorno prima dell’inizio della seconda stagione, twittò: «Tomorrow: @HouseOfCards. No Spoilers, please».

E come lui, sono in molti i politici folgorati dalla serie, sebbene il loro ritratto non sia esattamente lusinghiero.
Kevin Spacey, il protagonista, ha spiegato: «Ci sono state reazioni varie da parte dei leader. C'è chi giudica la serie troppo cinica o anche chi ritiene che sia più vicina alla realtà di quanto possiamo immaginare. Io credo che una delle cose che il pubblico apprezzi di più sia il fatto che i politici sono protagonisti».
Fatto sta che House of Cards è un successo planetario (guarda le foto).
VENERDÌ 27 A MEZZANOTTE. Lo dimostra la spasmodica attesa degli spettatori per l’avvio della terza serie.
Le prime due puntate vengono trasmesse in Italia da Sky Atlantic venerdì 27 febbraio a mezzanotte, in contemporanea con l’America, in lingua originale con i sottotitoli in italiano.
Per vederle doppiate nella nostra lingua bisogna aspettare la settimana successiva, mercoledì 4 marzo alle 21.10.
Venerdì 6 è invece il giorno in cui la Fazi Editore lancia il terzo libro della trilogia di Michael Dobbs, da cui la storia di House of Cards è tratta.


POLITICA SENZA SCRUPOLI. Al centro di serie e libro c’è la stessa cosa: la lotta per il potere, e la politica dunque, spregiudicata, fredda, calcolatrice, malvagia, senza scrupoli.
Nella rappresentazione tivù ha il volto del premio Oscar Kevin Spacey, affiancato da Robin Wright e la regia di David Fincher. In attesa del ritorno della serie, ecco cosa (forse) non sapete di House of Cards (non ci sono spoiler, a meno che non abbiate visto le prime due stagioni).

Tweet di @HouseofCards

1. La versione del libro è ambientata altrove: in Inghilterra

La serie statunitense di Netflix è ambientata a Washington.
Ma si basa sull'omonima mini serie televisiva in quattro puntate, trasmessa nel 1990 dalla Bbc, a sua volta un adattamento dell'omonimo romanzo ambientato in Gran Bretagna.
NEL PALAZZO DI WESTMINSTER. Nella versione inglese il protagonista si aggira per il palazzo di Westminster, tratta con il re britannico e lotta per diventare premier, in quella americana lo scenario è Washington e il protagonista aspira a essere presidente degli Stati Uniti.

2. L’autore Dobbs è stato in politica: lavorava con i conservatori della Thatcher

La storia di House of Cards è uscita dalla penna di Michael Dobbs, ex consigliere di Margaret Thatcher, capo dello staff del Partito conservatore dal 1986 al 1987.
LO SCRISSE DOPO LA CACCIATA. La Lady di Ferro, in una delle sue sfuriate, lo cacciò: depresso e ancora piuttosto arrabbiato scrisse il primo libro della serie, che è poi diventata una trilogia. Oggi siede nella House of Lords.

3. Le iniziali del protagonista sono FU: richiamano fuck you, “fottiti”

Nella serie statunitense il protagonista è Frank Underwood, nei libri britannici si chiama Francis Urquhart.
NON SUONAVA BENE. Il cambio è dovuto al fatto che in americano Urquhart non suonava altrettanto bene, ma gli autori sono stati attenti a rispettarne le iniziali: FU, che per gli anglosassoni stanno per fuck you, “fottiti”.
Il nome, dunque, dice molto del personaggio.

4. Non è stato possibile girare scene all'Onu: colpa del veto di Putin

Per le riprese della terza stagione, era stata presentata domanda per girare due puntate all’interno del Palazzo di Vetro dell’Onu.
Pare ci fosse già l’assenso del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, così come della presidenza britannica del Consiglio alla guida per agosto.
Ma non è stato possibile a causa del veto posto dal presidente russo Vladimir Putin.
RISCHIO DI RIUNIONI DI EMERGENZA. Il blog The Cable, ha ottenuto e reso noto uno scambio di mail in cui un diplomatico russo spiega che le riprese infatti avrebbero potuto «interferire con la necessità di convocare riunioni di emergenza dei 15».

5. Quella in tivù non è la vera Washington: l'hanno ricreata a Baltimora

La serie, ambientata a Washington, DC, non è davvero stata girata lì: la maggior parte delle riprese sono avvenute a Baltimora e nel Maryland.
Tuttavia, ha rivelato il location manager Patrick Burn a Variety, questo non vuol dire niente: «Abbiamo esplorato a fondo tutta Washington e poi la abbiamo ricreata a Baltimora».
MOTIVI LOGISTICI ED ECONOMICI. La scelta è dovuta sia a motivi logistici - era più facile ricostruire la capitale americana piuttosto che ottenere tutti i permessi per girare nei palazzi del potere - sia economici: il governo del Maryland ha riservato alle agevolazioni per lo spettacolo ben 40 milioni di dollari, gran parte dei quali proprio per House of Cards.
La prima stagione ha ricevuto agevolazioni per 11 milioni di dollari, la seconda per 15.

6. Che strane coincidenze: la Thatcher 'archiviata' nella serie e nella realtà

Nella prima inquadratura della serie della Bbc il protagonista attraversa una stanza e guarda una foto con Margaret Thatcher in una cornice d’argento, dice «niente dura per sempre» e la appoggia a faccia in giù sulla scrivania.
Quella scena è andata in onda tre giorni dopo che Margaret Thatcher era stata 'cacciata' da Downing Street: tutti pensarono che Dobbs sapesse cosa stava per succedere.
QUEL RE CHE SEMBRA TANTO CARLO. Nel secondo libro della trilogia, scritto nel 1990, la rappresentazione della monarchia - oggetto di scandali, con un re piuttosto debole e dedito all’ecologia - sembra avere molto a che fare con casa Windsor e Carlo.
«A volte avevo l’impressione che certi individui si stessero candidando a interpretare un ruolo nella mia storia», ha scritto Dobbs nella prefazione, pur aggiungendo che «il mio re immaginario non è una mera rielaborazione del principe Carlo».

7. La terza serie si apre col Giulio Cesare: pensiamo a «quando» morire

Nel terzo libro di Dobbs, in uscita il 6 marzo per Fazi Editore, c'è un salto di 10 anni dopo la conquista del potere da parte di Urquhart: il politico ha raggiunto l’apice e si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del Paese.
Ma la vecchiaia incombe e con il tempo aumentano anche i nemici.
Il libro si apre con una frase di William Shakespeare, tratta dal Giulio Cesare: «Che dobbiamo morire, lo sappiamo. È solo al quando e al conto dei giorni che l’uomo pensa».
«È VERO, NULLA DURA PER SEMPRE». Ed è proprio la rappresentazione della tragedia a teatro ad avviare il racconto: l’attore che interpreta Cesare ha i tratti del primo ministro Urquhart, presente in sala.
«È vero, niente dura per sempre», dice Thomas Makepeace, ministro degli Esteri e amico personale di FU, prima di lasciare il teatro, richiamando quella frase già sentita nella serie inglese a proposito della Thatcher.

8. Come cambia la moglie: defilata nella versione inglese, dominante con Claire

Nei primi due libri e nella serie inglese la moglie di Urquhart, Elizabeth, non ha un ruolo dominante, rimanendo anzi in secondo piano rispetto all’amante del marito, sua preziosa alleata nel primo capitolo della trilogia.
L'ATTENTISSIMA PARLAMENTARE. Nel terzo libro compare il personaggio di Claire Carlsen: parlamentare 38enne, bionda, occhi azzurri «attentissimi, senza mai smettere di esaminare e di giudicare. Non le sfuggiva quasi nulla. Aveva il sospetto (la riflessione appartiene a Brynford-Jones, direttore di giornale, ndr) che usasse gli uomini più di quanto loro non usassero lei. I suoi vestiti erano costosi e sobri, firmati da uno degli stilisti più alla moda di Knightsbridge».
UNA SENSUALITÀ TUTTA SUA. E ancora: «Aveva una sensualità tutta sua, non ostentata, ma del tutto evidente, e il suo desiderio per lei cresceva a ogni istante. Tuttavia sospettava che fosse meglio non incrociare la sua strada, o cadere nella trappola di uno dei suoi “Perché non mi illustri la tua situazione a cena?”. Sarebbe stato uno sbaglio perdere di vista la donna che si celava sotto quell’accattivante involucro».
La descrizione del personaggio, e non solo dal punto di vista fisico, ricorda molto Claire Underwood, moglie del Francis statunitense, che invece ha un ruolo fondamentale nella serie americana già nelle prime due stagioni, e ancora di più nella terza.

9. Potrebbe comparire un fantasma dal passato: quello di Zoe Barnes

Nel terzo libro Urquhart è costretto ad affrontare un’inaspettata crisi di governo che coinvolge lo scacchiere internazionale: deve operare nella questione cipriota, complicata ulteriormente dal ritrovamento di giacimenti petroliferi che fanno gola a molti.
Ma il petrolio non è l’unico segreto dell’isola: Urquhart è legato a questa terra da una tragica vicenda personale del suo passato, pronta a perseguitarlo.
CRISI DIPLOMATICA CON LA RUSSIA. Nella terza stagione della serie tivù Underwood è alle prese con una guerra diplomatica con la Russia (il che spiegherebbe le resistenze di Putin per l'Onu).
La giornalista Zoe Barnes, spinta da Underwood sotto la metro nella prima puntata della seconda stagione (nella versione letteraria si chiama Mattie Storin e viene spinta da Urquhart dal tetto di Westminster alla fine del primo libro) potrebbe ricomparire come una sorta di scheletro nell’armadio che ossessiona il neo presidente per quello che ha fatto.

10. Parla male della politica, ma piace ai politici: Obama e Renzi la adorano

Il libro e le serie tivù raccontano una politica squallida e assetata di potere.
Niente a che fare con l’amor di patria, insomma.
Eppure non solo gli spettatori, ma anche i politici la adorano.
Barack Obama, come già detto, ne è un grande fan, tanto che Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix, lo aveva invitato a fare una comparsata.
CITATA IN DIREZIONE DEL PD. Renzi in direzione del Partito democratico, a maggio 2014, aveva detto: «Si potrebbero alternare gli strumenti tradizionali di formazione politica con le serie tivù americane».
Tanto che Michael Dobbs, quando ha saputo che il premier italiano aveva comprato una copia del suo libro a Roma, ha ritenuto prudente mandargli una nota per ricordargli che il libro è solo intrattenimento e non un manuale di istruzioni.
UN VIDEO PER BILL CLINTON. Nell'estate del 2014 per gli auguri a Bill Clinton è stato diffuso un video in cui i protagonisti erano l'ex segretario di Stato americano Hillary Clinton e l'attore Kevin Spacey.
Nel video, Spacey-Underwood chiama dallo studio ovale la Clinton fingendo di essere l'ex presidente per scoprire cosa gli abbia regalato la moglie.
«Questa è una decisione molto personale che prenderò quando sarò pronta», risponde dall'altro lato della cornetta una sorridente Hillary Clinton, la stessa risposta che dà quando le si chiedono informazioni sulla sua candidatura presidenziale.
«Mi piacerebbe davvero uno di quegli elefanti di cui parli sempre», continua l'attore.
Il video è stato prodotto dalla Clinton Foundation e inviato via mail ai suoi sostenitori, esortando le persone ad andare sul sito della fondazione per firmare il biglietto di auguri per Bill Clinton.

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