BENI CULTURALI 6 Marzo Mar 2015 1200 06 marzo 2015

Pompei, l'Unesco dice ok nonostante ritardi e disastri

L'agenzia dell'Onu promuove il Grande progetto. Però i lavori sono bloccati al 6%. L'80% dell'area è a rischio furti, crolli e degrado. E i costi intanto lievitano. Foto.

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Pompei: lo smottamento di una parte del terreno del giardino della Casa di Severus (4 febbraio 2015).

Nel report appena diffuso dall’Unesco e rilanciato a gran voce dal ministro della Cultura Dario Franceschini si legge che il giudizio su quanto si sta facendo a Pompei per il rilancio degli Scavi è «quanto mai positivo».
E che il rischio di finire nella cosiddetta black list dei siti arcehologici ritenuti irrecuperabili sarebbe «ormai azzerato».
TROPPO OTTIMISMO. Tutto bene, dunque? O forse il ministro è stato un po' troppo ottimista sulle parole degli ispettori Unesco e, soprattutto, su quanto sta realmente accadendo a Pompei?
Basterà constatare che «sono stati avviati lavori in alcune delle 13 domus considerate a rischio» per evitare punizioni e castighi?
E davvero la manutenzione odinaria degli Scavi ha risolto tutti i suoi drammatici problemi? Forse sì, forse no.
Un fatto è sicuro: per molti, Pompei resta a un soffio dalla lista nera, cioè dall’ingresso forzato nell’elenco dei siti patrimonio dell’Umanità che per l’Unesco sono da considerare «irrecuperabili» alla fruizione planetaria.
Per gli Scavi più famosi al mondo la “punizione” - che scatterebbe alla fine del 2015 - costituirebbe un disastro senza precedenti, ma chi è al comando della struttura non dà l’impressione di esserne turbato.
STANZIATI 105 MILIONI. Anzi, a Pompei si procede a rilento come se nulla fosse: «Finora», racconta Antonio Irlando, architetto, direttore dell’Osservatorio che da anni misura la febbre agli Scavi e dintorni, «per risanare i luoghi che crollano di incuria, inefficienza e degrado è stato impegnato in lavori appaltati solo il 6% delle risorse programmate dal cosiddetto Grande progetto di restauro, quello per cui l’Unione europea ha stanziato 105 milioni da spendere entro il 31 dicembre 2015, pena l’iscrizione nella black list».
LA SOVRINTENDENZA NEGA. Dalla Sovrintendenza ribattono: «Non è vero che siamo in ritardo. Le risorse europee sono impegnate al 90%». Ma le cifre - al di là delle intenzioni - urlano. Come i ritardi, che appaiono gravi e indiscutibili nonostante gli ottimismi sbandierati.
'Pompei scandalo', c’è scritto su un muro all’ingresso degli Scavi, 'qui alla Grande Bellezza sputiamo in faccia ogni giorno'.
A RISCHIO 66 ETTARI. Gli esperti hanno accertato che l’80% degli Scavi (un’area da 66 ettari) è da ritenersi «ad altissimo rischio» per i crolli e per i furti dei tombaroli (in Svizzera circola liberamente un catalogo dei reperti trafugati a Pompei e in vendita a prezzi da capogiro).

Sequestri per 6 milioni all'ex commissario Fiori

Pompei, le terme suburbane.

Pompei scandalo. Lo scrittore Erri De Luca è convinto che sarebbe meglio «ricoprire di cenere i preziosi reperti così da conservarli almeno ai nostri figli».
L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito lo stato delle cose «una vergogna nazionale».
Mary Beard, editorialista del Daily telegraph, ha scritto che per salvare Pompei «sarebbe auspicabile una sorta di amministrazione internazionale».
VICINO A BERLUSCONI. L’ultima disavventura di Pompei riguarda l’ex commissario all’emergenza degli Scavi, Marcello Fiori (da sempre vicino a Silvio Berlusconi), collaboratore di Guido Bertolaso alla Protezione civile: la procura della Corte dei conti della Campania lo ha accusato di aver speso male i soldi per il restauro del Teatro Grande a Pompei e ha eseguito un sequestro dei suoi beni materiali per quasi 6 milioni di euro.
O meglio, ha tentato di farlo ma ci è riuscita solo in parte perché nel frattempo - raccontano le cronache - di una parte del patrimonio il commissario avrebbe fatto donazione ai familiari.
Storia intricata, la sua. Su cui sarà bene far chiarezza.
TEATRO, COSTI LIEVITATI. Il danno erariale è stato contestato anche ai componenti la commissione di indirizzo che avrebbe dovuto controllare la congruità della spesa. La spesa, appunto.
Dice ancora Antonio Irlando: «All’inizio, il costo per i lavori al teatro Grande ammontava a 470 mila euro. Man mano, è lievitato fino a 8 milioni e oltre».

L'ex sindaco D'Alessio ai domiciliari per mazzette

Il 7 marzo termineranno i lavori della Casa del Criptoportico a Pompei.

Pompei scandalo. L’ex sindaco della cittadina, Claudio D’Alessio, è finito agli arresti domiciliari per una brutta storia di loculi e mazzette che giravano al cimitero.
Tutt’intorno al Santuario, prostitute e malandrini invadono ogni sera le strade dedicate alla Madonna.
A Pompei non è in funzione un solo albergo di classe. Né un ristorante definibile di alto livello.
Bancarelle e accattonaggio. Precarietà e pessima accoglienza.
PROGRAMMI NON RISPETTATI. Racconta Irlando: «A luglio 2014 il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hahn venne in visita agli Scavi e fece notare che i lavori erano fermi all’1% delle risorse disponibili. Hahn stilò un cronoprogramma, impose una lista di priorità, sibilò irritato che non c’era più tempo da perdere. Il risultato? Si è passati dall’1 al 6% dei lavori. Che cosa accadrà, mi chiedo, alla fine del 2015?».
Già, in che modo a Pompei si pensa di evitare di finire in black list? Incalza Irlando: «Il dramma è che se anche si riuscisse per miracolo a investire tutti i fondi europei per restaurare gli Scavi, resterebbe del tutto insoddisfatta la pretesa dell’Unione di risanare il territorio circostante agli Scavi fino a Ercolano e a Torre Annunziata, che vegeta in uno stato di degrado senza limiti».
POSSIBILI SANZIONI DAL 2016. Insomma, il bubbone ancor peggiore è nel dopo-Grande progetto, cioè nelle ulteriori sanzioni che potrebbero scattare da gennaio 2016 in poi.
Riconoscono i più critici: «Dove Pompei è proprio a zero è nella cosiddetta manutenzione ordinaria del sito, cioè nella capacità di gestire in maniera adeguata e con continuità un bene prezioso come gli Scavi grazie alle normali risorse umane e finanziarie».
In tal senso, c’è chi propone di utilizzare una parte dei fondi europei del Grande progetto per formare il personale specializzato di cui c’è assoluto bisogno.

Su 160 dipendenti gli operai sono pochissimi

Ogni anno l'area archeologica di Pompei incassa circa 20 milioni di euro, ma solo 6 sono investiti per la manutenzione.

Ma finora è un gridare al vento.
Anzi, al deserto. Fa sapere ancora il direttore dell’Osservatorio: «Vent’anni fa negli Scavi lavoravano 92 operai e c’era la figura del mosaicista. Oggi, su 160 dipendenti attivi e suddivisi in una marea di sigle sindacali, di operai ne sono rimasti pochissimi. Il mosaicista, andato in pensione 18 anni fa, non è stato più sostituito. Pompei lavora ai restauri e al resto grazie ai pochi uomini mandati da Ares, una società in house del ministero che non si preoccupa di formare il personale».
E allora, perché meravigliarsi se i restauri non procedono e si rischia di finire in black list lasciando nei cassetti gran parte dei soldi europei?
«DOV'ERANO GLI ISPETTORI?». Tra l’altro, anche verso l’Unesco i giudizi di molti non sono teneri: «Dove sono stati gli ispettori negli anni in cui Pompei andava in rovina?», è l’accusa. «Perché non sono mai intervenuti in maniera drastica contro sprechi e inefficienze?».
Già, ma perché ancora una volta si sta procedendo con tanta esasperante lentezza nei lavori di restauro?
Da molti, ma in maniera ufficiosa, la spiegazione arriva immediata: «Perché i progetti esecutivi, quelli davvero cantierabili, non sono mai stati elaborati. Il cosiddetto Grande progetto, così chiassosamente strombazzato sui giornali e in tivù, ne è in gran parte sprovvisto. Tanto è vero che alcuni stanno nascendo in corso d’opera. E in maniera secondo molti raffazzonata».
E I CROLLI CONTINUANO. Antonio Irlando ricorda che «nel frattempo i crolli negli Scavi continuano: uno dei più recenti ha riguardato il muro del giardino nella casa di Severus, nella zona occidentale. Ebbene, nelle fotografie scattate nell’ambito di uno studio che risale al luglio 2014 si vedevano chiaramente i buchi che si stavano allargando. Ma nessuno è mai intervenuto».

Il progetto Luna park di Sgarbi? Dimenticato

Il muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera crollato a Pompei.

Pompei scandalo. «Una vergogna», di cui nessuno più si meraviglia.
Al vento sono finiti i mega-progetti ipotizzati dal professor Vittorio Sgarbi, che immaginava un avveniristico Luna park archeologico a ridosso degli Scavi (progetto del prestigioso architetto Francesco Venezia).
Più nulla hanno fatto sapere i francesi, di cui si disse che avrebbero rilanciato alla grande Pompei e le sue meraviglie.
DE LAURENTIIS SFILATO. Né si è fatto più sentire Aurelio De Laurentiis, il patron del calcio Napoli, che pure si era candidato a occuparsi a suon di idee degli Scavi.
«La verità», osserva chi su Pompei in rovina ne ha viste troppe, «è che gli imprenditori italiani aspettano come al solito che i soldi li investa la mano pubblica, mentre quelli stranieri non si fidano più e se ne stanno alla larga».
E si vivacchia, nel sito archeologico più bello e disastrato del mondo.
Sperando nei miracoli, forse.
L'ORGANIZZAZIONE NON VA. Spiega Irlando, con amarezza: «A gestire gli Scavi c’è la Sovrintendenza locale, coadiuvata dall’Unità Grande progetto, nominata dal governo e composta da un direttore (il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, figura di indiscutibile prestigio ma senza poteri adeguati, ndr), da un vice (ma è andato via e non è mai stato sostituito, ndr) e da uno staff pagato, secondo legge, con incentivazioni di primo livello. L’Unità», continua l’architetto Irlando, «avrebbe dovuto fungere da stazione appaltante rispetto alle opere da realizzare negli Scavi, ma di fatto non è ancora partita nella sua attività. Gli appalti, i pochissimi finora avviati, sono nel frattempo affidati alla Sovrintendenza, che si avvale del supporto tecnico degli specialisti di Invitalia».

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