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BENI CULTURALI 11 Marzo Mar 2015 1822 11 marzo 2015

Iran, l'Italia è il principale partner di Teheran negli scavi archeologici

Dal sito di Tol-e Ajori vicino Persepoli a quelli di Tepe Chalow nel Khorasan settentrionale.

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All'annuale convegno internazionale di archeologia, tenutosi la prima settima di marzo 2015 a Teheran, è emerso che gli archeologi italiani sono ormai rimasti quasi gli unici a compiere scavi in Iran, con missioni congiunte finanziate da entrambi i Paesi: dal sito di Tol-e Ajori vicino Persepoli, a quelli di Tepe Chalow nel Khorasan settentrionale.
RAPPORTI TRA ITALIA E IRAN. I rapporti tra l'Italia e l'Iran sono iniziati alla fine degli anni Cinquanta per poi essere interrotti per circa 20 anni dopo la rivoluzione islamica del 1979 che trasformò la monarchia del Paese in una repubblica islamica con una Costituzione ispirata alla legge coranica (sharia).
Dagli anni Novanta, grazie soprattutto al presidente riformista Mohammad Khatami e alla sua mentalità aperta verso l'estero, il legame tra i due Paesi è tornato florido e continua a mantenersi tale nonostante l'irrigidimento delle sanzioni contro il nucleare iraniano che hanno messo in difficoltà le missioni francesi e britanniche ma non quelle italiane, sebbene il reperimento dei fondi sia sempre un terreno abbastanza arido.
SETTE-OTTO MISSIONI PARTECIPANO AGLI SCAVI. Negli scavi archeologici a Teheran stanno lavorando sette/otto missioni, tra le quali l'Icar per l'Iran, mentre per l'Italia operano il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), il Ministero nazionale per i beni e le attività culturali, infine le università, prime tra tutte quelle di Torino, Bologna, Napoli e La Sapienza di Roma.
Gli scavi vicino a Persepoli, diretti dall'italiano Pierfrancesco Callieri e dall'iraniano Alireza Askari Chaverdi, sono gestiti dall'Alma Mater di Bologna e dall'università di Shiraz e incentrati su un monumento dall'impronta babilonese costruito in mattoni, che nel rivestimento esterno sono invetriati e in parte decorati a rilievo con figure di animali fantastici come per esempio il toro e il drago-serprente.
L'ateneo di Torino lavora invece in Khuzestan, sui siti di Hung-e Azhdar e Kal-e Chendar nella valle di Shami, dove sono stati identificati un tempio rupestre e un santuario monumentale di epoca ellenistica e partica, da cui proviene la statua bronzea del cosiddetto Principe di Shami conservata al Museo Nazionale di Teheran.
A dirigere questa campagna, per la parte italiana, il ricercatore Vito Messina, mentre Raffaele Biscione del Cnr opera nel Khorasan, dove i ritrovamenti riconducono a una civiltà dell'età del bronzo che si estendeva tra Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan.

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