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CINEMA 12 Marzo Mar 2015 1144 12 marzo 2015

«Foxcatcher», 10 curiosità sul film

Una storia vera. Tra drammi, affetto e sport. Con un irriconoscibile Steve Carell. Miller dirige un racconto sulla lotta greco romana. Indagando nell'animo umano.

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Dopo la presentazione al Festival di Cannes e l'ottima accoglienza ricevuta dalla critica e dal pubblico di tutto il mondo, arriva ora nelle sale italiane Foxcatcher - Una storia americana, diretto da Bennett Miller.
Il film racconta quello che accade quando il lottatore medaglia d'oro all'Olimpiade Mark Schultz (Channing Tatum) accetta l'invito del facoltoso John du Pont (Steve Carell) e si trasferisce nella residenza di famiglia per aiutarlo a formare una squadra da allenare in vista dei Giochi olimpici di Seul 1988.
SVOLTA DRAMMATICA. Schultz accetta sperando di uscire dall'ombra del fratello Dave (Mark Ruffalo), ma gli eventi prenderanno per tutti una svolta drammatica.
Con grande attenzione per i dettagli e rispetto per le persone coinvolte, il regista porta sul grande schermo una storia ricca di sfumature, in cui il confine tra bene e male appare sfocato nella disperata ricerca di approvazione e affetto che contraddistingue le figure di du Pont e di Mark.
RACCONTO AFFASCINANTE. Le ottime interpretazioni del cast, guidato da un quasi irriconoscibile Steve Carell, sostengono il racconto anche nei passaggi maggiormente complessi e nelle pause narrative che dilatano la narrazione forse un po' più del dovuto, rendendo Foxcatcher un racconto affascinante e disturbante che indaga con bravura nell'animo umano.
Ecco i segreti del film.

Regia: Bennett Miller; genere: drammatico (Usa, 2014); attori: Steve Carell, Mark Ruffalo, Channing Tatum, Sienna Miller, Vanessa Redgrave.

1. Ispirato a fatti realmente accaduti: è lo stile di Miller

Bennett Miller, fin dall'inizio della sua carriera, ha sempre realizzato film e documentari che ruotano intorno a persone reali con una spiccata personalità che si trovano in circostanze insolite.
Il regista ha sottolineato: «Trasformo un fatto reale in finzione per permettere di risalire alla verità».
«COMICO E ASSURDO». Miller ha sentito parlare per la prima volta della storia raccontata in Foxcatcher quando i produttori esecutivi Michael Coleman e Tom Heller gli hanno mostrato un articolo di giornale dedicato alla vicenda: «Le circostanze mi sono sembrate comiche e assurde, ma le conseguenze erano terribili e reali».
Il percorso di ricerca e documentazione si è protratto per diversi anni, periodo di tempo necessario per scoprire gli aspetti sconosciuti della vicenda.

2. Accurata ricerca di fonti: dalla vedova ai poliziotti

Tra le persone incontrate da Miller nei suoi lunghi viaggi negli Stati Uniti ci sono stati Mark Schultz, la vedova di Dave, gli amici, i colleghi lottatori dei due fratelli, le persone che avevano lavorato per conto di du Pont, i poliziotti che hanno indagato sul caso e chi aveva assistito a qualche capitolo della storia.
Tra i materiali utilizzati dal filmmaker anche molti video.

3. Rapporto famigliare complicato: la madre distaccata dal figlio

Al centro della vicenda c'è la personalità di John du Pont che doveva affrontare le aspettative nei suoi confronti senza ricevere affetto dalla madre, che preferiva trascorrere il suo tempo con i cavalli piuttosto che insieme al figlio.
«NON È UN MOSTRO». Steve Carell, che lo ha interpretato nel film, ritiene che la lotta sia diventata importante perché era una vocazione che si era scelto in modo indipendente, e spiega: «Non lo vedo come un mostro. Lo considero un individuo che ha compiuto un atto terribile perché afflitto da una malattia mentale. Era un essere umano molto triste e profondamente disturbato».
Il suo obiettivo era diventare il salvatore della lotta americana, facendo costruire Foxcatcher e finanziando la disciplina per ottenere considerazione, stima e rispetto.

4. La trasformazione di Carell: anche nella cadenza della voce

L'attore a cui è stato affidato il ruolo di du Pont ha studiato con attenzione il modo di parlare e la cadenza della voce, senza tralasciare le parole scelte durante i suoi discorsi.
LA VEDOVA TURBATA. Mark Ruffalo è rimasto colpito dalla trasformazione, ma ancora di più lo è stata Nancy Schultz, la vedova di Dave: «Mi sentivo molto a disagio a stare vicino a Steve nei panni di John du Pont. Restava quasi tutto il tempo calato nel personaggio e scorgerlo anche solo con la coda dell'occhio mi provocava un forte turbamento».

5. Dura preparazione fisica: un coreografo guidava gli allenamenti

Channing Tatum e Mark Ruffalo hanno dovuto imparare la lotta nello stile particolare che contraddistingueva i due fratelli.
Gli allenamenti sono iniziati a giugno del 2012, sotto la guida del coreografo specializzato Jesse Jantzen. A ottobre hanno poi iniziato a svolgere allenamenti regolari insieme.
SCHULTZ ERA MANCINO. Ruffalo ha avuto non poche difficoltà perché Dave Schultz era mancino e avrebbe dovuto risultare convincente nel ruolo di uno dei lottatori più importanti della storia dello sport.
L'attore ha inoltre dovuto ottenere una specie di approvazione da parte della comunità degli sportivi e degli amici di Dave che ne hanno apprezzato l'impegno dopo averlo messo alla prova.

6. Spazio per l'improvvisazione: Vanessa Redgrave ha fatto di testa sua

Vanessa Redgrave ha interpretato Jean, la madre di du Pont e ha improvvisato la scena del monologo accanto a Steve Carell, di cui erano state scritte diverse versioni poi non utilizzate.

7. La famiglia du Pont: una dinastia potente e ricchissima

Discendente da una grande dinastia di imprenditori industriali potenti e ricchissimi, la famiglia du Pont possiede uno dei più antichi e prestigiosi lasciti della storia americana.
Le sue origini risalgono alla fine del XVIII secolo in Francia. Pierre du Pont, uno dei più antichi antenati accertati, era un confidente di Re Luigi XVI; suo figlio, Eleuthère Irénée du Pont, è stato apprendista di Antoine-Laurent de Lavoisier, l'uomo che è considerato essere il padre della chimica moderna.
SOCIETÀ DA 50 MILIARDI. Oggi il nome du Pont rappresenta una multinazionale che da oltre due secoli è all'avanguardia nell'innovazione tecnologica. La società DuPont è attualmente valutata attorno ai 50 miliardi di dollari ed esercita le proprie attività in più di 70 Paesi nel mondo.

8. Miller e lo sport: se ne era già occupato nel film L'arte di vincere

Il regista si è già occupato del mondo dello sport in occasione del film L'arte di vincere, uscito nelle sale nel 2011, in cui si raccontava la storia della stagione 2002 della squadra di baseball Oakland Athletics e del suo general manager Billy Beane.
Il lungometraggio ha ottenuto ben sei candidature agli Oscar.

9. Il cammeo di Mark Schultz: la scena è quella del peso

Channing Tatum ha dovuto recitare sul set davanti alla persona che stava interpretando e Mark Schultz ha fornito all'attore tutte le informazioni di cui aveva bisogno, oltre ad apparire nella scena in cui Mark si fa pesare per il Campionato del mondo dopo aver perso dei chili.

10. Pochi dialoghi: il regista ha scelto immagini e lunghi silenzi

Il regista ha scelto di affidarsi a volte all'estetica delle immagini per trasmettere i significati essenziali di ciascuna scena, lasciando trascorrere sullo schermo anche lunghi periodi di silenzio.

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