PERSONAGGI 10 Aprile Apr 2015 1809 10 aprile 2015

Adriano Celentano, 50 anni di battaglie populiste

Dal Ragazzo della via Gluck agli attacchi per strage di Milano. Passando per gli show tivù. Le incursioni del Molleggiato nei dibattiti politici e sociali (foto).

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Sono passati otto anni da La situazione di mia sorella non è buona. Era il 2007 quando Adriano Celentano conduceva il suo ultimo programma che sconfinasse oltre la musica, per occuparsi di temi civili. Ma il Molleggiato non è mai stato in silenzio, e ha continuato a dire la sua sul mondo dal suo blog (guarda la gallery).
Quella del 10 aprile, sulla strage al tribunale di Milano, è solo l'ultima delle sue incursioni. «Ma perché l'avete fatto entrare?!?», ha scritto Celentano in un post intitolato Ciao governo. «È come se improvvisamente fossi inghiottito da un desolante 'STATO' di abbandono e non so più chi sei, cosa fai e perché sei lì dove sei ADESSO».
«PROCESSO BREVE? NO, GIUSTO». La giustizia, il suo (mal) funzionamento, sono una passione che lo attanaglia da tempo. Nel 2010, sulle colonne del Corriere della Sera, si occupava della durata dei processi: «Non devono essere brevi, devono essere giusti», scriveva Celentano, «Tutti lo vogliono breve, ma non si capisce quanto breve dev’essere, affinché la sua lunghezza possa soddisfare sia la destra che la sinistra».
«NO AI CONDANNATI IN PARLAMENTO». Il 28 marzo 2013, in una lettera al direttore de La Repubblica Ezio Mauro, invocava una legge che impedisse ai condannati di essere eletti, e un azzeramento del sistema prima di poter ripartire: «Insomma bisogna ricominciare da capo, e se occorre con pene anche più dure. Non come adesso, che basta un po' di buona condotta e l'ASSASSINO esce bel fresco e riposato dopo solo pochi anni di galera».
Nello stesso articolo si schierava dalla parte di Fabrizio Corona: «Si danno cinque anni alle» sue «bravate», e «chi ha ucciso e commesso stragi, solo qualche anno in più. Due sono le cose: o Corona esce dal carcere o a chi uccide, bisogna dare almeno 200 anni di prigione».
LA BATTAGLIA PRO CORONA. Per quel ragazzo, finito in carcere per i tentativi di estorsione e i ricatti ai vip, Celentano si è prodigato e continua a prodigarsi. Sul suo blog ha scritto di provare per lui «un qualcosa che spaccava in parti uguali due sentimenti fra di loro contrastanti: da un lato mi irritava la sua spavalderia nell’ostentare tanta sicurezza, dall’altro avvertivo un senso di profonda tenerezza come chi, bisognoso di affetto, improvvisamente si rendesse conto di quanto grande fosse il sacrificio che lo attendeva per aver rincorso una ribalta attraverso il gioco di una carta sbagliata».
Così ha invocato la grazia prima a Giorgio Napolitano, poi al suo successero Sergio Mattarella, un aiuto per «un ragazzo che nel male ha agito bene» e che si trova a scontare «una pena così SPROPOSITATA che neanche agli assassini VERI viene applicata in modo così rigoroso».

La passione sociale scoppiata col Ragazzo della via Gluck

Claudia Mori e Adriano Celentano.

Adriano avvocato e pm, difesa e accusa, uomo della strada e cane da guardia del potere. D'altra parte, sul suo pensiero da uomo qualunque e figlio del popolo, il Re degli ignoranti ci ha costruito carriera, credibilità, perfino un profilo da opinion leader.
CONTRO LA CEMENTIFICAZIONE. Una passione scoppiata nel 1966, con Il ragazzo della via Gluck, primo testo 'miltante' del Molleggiato, prima dichiarazione di guerra alla cementificazione selvaggia ed esempio di una battaglia ambientalista che continua anche nel 2015.
È stato quell'inno ai prati, quella accorata denuncia contro quelli che «continuano a costruire le case e non lasciano l'erba», a far scattere in Celentano il furore polemico. Con La coppia più bella del mondo, nel 1967, fornì un manifesto perfetto agli anti-divorzisti, con Chi non lavora non fa l'amore, nel 1970, si scagliò contro gli scioperi.
«LANDINI, CAMBIA MARCIA». Un'antipatia, quella per i sindacalisti, ribadita in un post sul suo blog contro Maurizio Landini, segretario della Fiom, a cui il Molleggiato consigliava di «cambiare marcia», di essere meno «monotono», di non «sbraitare» e «parlare sopra l'interlocutore»: «Io lo dico per te, non vorrei che anche i LAVORATORI, già mezzi STORDITI, si sentissero indifesi e ti sostituissero con un segretario che gridi un po' meno, in modo da poter capire anche il parere delle 'vittime'».
La metamorfosi da cantante a predicatore si è completata negli Anni 90, con una serie di show televisivi che l'hanno trasformato definitivamente in principe del luogo comune e del qualunquismo, mettendo in secondo piano la musica. Francamente me ne infischio (1994), 125 milioni di caz..te (2001), Rockpolitick (2005), La situazione di mia sorella non è buona (2007). Un poker di show dedicati ai mali dell'Italia e del mondo, a j'accuse orientati contro la classe dirigente italiana, a stabilire cosa fosse rock e cosa invece lento.
L'APPOGGIO AL M5S, POI A RENZI, POI DI NUOVO A GRILLO. Logico l'appoggio al Movimento 5 stelle, naturale collocazione del suo pensiero. Salvo cambiare idea e abbandonare anche Beppe Grillo prefendogli Renzi (gennaio 2014), per poi tornare a incensare, sulle pagine del Fatto quotidiano, l'ex comico genovese: «Se è in atto un cambiamento, il merito va a un uomo solo: Grillo», mentre il premier è tornato a essere un «dittatore democratico» (settembre 2014). Giravolte nient'affatto nuove a un personaggio che in passato aveva mostrato simpatia per Silvio Berlusconi, e che dopo aver attaccato la Chiesa dal palco di Sanremo, invocando la chiusura di Famiglia Cristiana e Avvenire, è diventato un fervente sostenitore di papa Francesco. Il ragazzo della via Gluck è fatto così, rigido e flessibile allo stesso tempo. Duro, certo, ma anche molleggiato.

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