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LA MODA CHE CAMBIA 12 Aprile Apr 2015 1644 12 aprile 2015

Barbara Bouchet, un tipo di donna in via d'estinzione

Bella, autoironica, sorridente. Schiva le battute e i doppi sensi. Con un'eleganza che non esiste più.

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Barbara Buchet.

In una delle ultime serate milanesi pre-Design week, che significa eventi a ogni angolo e la sensazione costante di essersi persi qualcosa di speciale, il telecomando passa velocemente da un canale all’altro e si ferma sul Grand Hotel Chiambretti, attirato dalle luci azzeccate, per una volta non la classica scarica di volt per annullare con un colpo di luce la mancanza di coordinamento fra costumisti, scenografi e regista, e soprattutto da una bella signora bionda seduta alla destra del conduttore, che a una più vicina messa a fuoco si scopre essere Barbara Bouchet.
POCO NOTA AGLI UNDER 40. Per chi ha meno di 40 anni e non è un fan né della commedia sexy all’italiana Anni 70 né di Quentin Tarantino che la idolatra, l’unica chance di averla vista di recente sullo schermo è stata una fiction televisiva Rai Ho sposato uno sbirro, dove interpreta la madre della protagonista.
Fra chi invece ha superato i 40, la BB nostrana (è di origine ceca e cresciuta negli Stati Uniti, ma vive in Italia da quasi 50 anni) è un vago ricordo di filmetti cochon, molto mal recitati, sceneggiati peggio e solo di recente fatti oggetto di una riabilitazione intellettuale e artistica di puro stampo provocatorio, in evidente spregio alla noia e a una borghesia peraltro in via di estinzione.
UNA BELLEZZA DIVERSA DA QUELLE DELL'EPOCA. Quando arrivò nei nostri cinema, BB era una bella bionda dal naso all’insù e dal fisico sottile, uno dei primi dopo decenni di coscione e tettone, e l’antesignana di quel genere salutista-solare che l’Italia avrebbe iniziato ad apprezzare con gli Anni 80.
Per i cinefili, è anche la poverina che Monica Vitti costrinse a indossare una parrucca nera corta in una commedia relativamente importante, L’anatra all’arancia, perché non avrebbe mai ammesso sul set la presenza di un’altra bionda, e per di più naturale (se credete che la pur grandissima Vitti fosse la simpaticona alla mano dei suoi personaggi cinematografici, chiedete a costumisti, registi e truccatori).

Da attrice a imprenditrice, conservando la vena artistica

Quentin Tarantino (a sinistra) e Barbara Buchet (a destra).

Superati gli anni delle tante docce cinematografiche e dei capitomboli sul letto, la BB italiana si è trasformata in imprenditrice, lanciando con successo una palestra nel cuore di Roma; ha recitato per Martin Scorsese in Gangs of New York, si è concessa qualche divagazione artistica con Francesco Vezzoli in un video-art celebratissimo (Tarantino in testa, va da sé), e da qualche mese guida il trio teatrale di Donne in cerca di guai con Corinne Cléry e Iva Zanicchi, mietendo successi in tutta Italia.
ANCORA BELLISSIMA. Una donna dalle mille risorse, dunque, e ancora clamorosamente bella. Ma, soprattutto, spiritosa nella maniera più efficace e sconosciuta alla maggior parte delle attrici di oggi: spiritosa con charme, con classe. Rintuzza ogni provocazione come se ribattesse la palla in campo avverso con un morbido dritto.
Gli italiani le dicono di essersi addormentati pensando a lei? Avranno dormito bene, dice con un sorriso ironico che non lascia dubbi sulla qualità del sonno a cui pensa, ma che non svelerebbe mai essendo appunto una signora. La paragonano a una delle attricette presenti in studio? Volentieri, purtroppo con qualche taglia di seno in meno, si commisera, e le spettatrici paragonano all’istante la sua elegante esilità alla ridicola vistosità chirurgica della presunta rivale.
Tutto le scivola addosso, come l’acqua di quelle infinite docce, ma le scivola addosso con leggerezza, e si capisce che si è salvata per quella dote, che non è finita travolta da quegli scrosci d’acqua e da quei capitomboli sui materassi perché c’era la sua infinita grazia a proteggerla, e viene il dubbio che sia una qualità di cui noi donne abbiamo iniziato a spogliarci da un pezzo.
LE DONNE SONO DIVENTATE AGGRESSIVE. Costrette a confrontarci ogni giorno con mille impegni (le 'sfide' di infiniti articoli fotocopia sul multitasking), abbiamo sviluppato un’aggressività stile Rissa in galleria boccioniana. Litighiamo ovunque, attacchiamo briga con tutti: in tivù, a ogni ora, c’è una donna che si accapiglia, non di rado con un’altra; per strada, sono le donne al volante le più arrabbiate, quelle che più di frequente alzano il dito medio e abbassano il finestrino per proferire insulti di ogni genere; le difficoltà non ci hanno rese più agguerrite, ma solo più aggressive.
Cioè, più deboli, perché troppo esposte. Magari non ci togliamo i vestiti davanti a una cinepresa, ma facciamo forse di peggio: negandoci la risata, la corazza scintillante del sorriso, mettiamo a nudo le nostre debolezze.

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