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CINEMA 16 Aprile Apr 2015 0628 16 aprile 2015

Snowden e la Nsa, 10 pillole sul film «CitizenFour»

Il tradimento. La denuncia del programma Prism. Laura Poitras porta nelle sale il documentario sulla talpa del Datagate. Tre italiani in corsa a Cannes.

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Tra le nuove uscite nelle sale cinematografiche italiane c'è il documentario CitizenFour, diretto da Laura Poitras.
Il lungometraggio è stato girato a Hong Kong e racconta l'incontro avvenuto tra la regista, Edward Snowden e il giornalista Glenn Greenwald.
TRADIMENTO ED ESILIO FORZATO. Il progetto, oltre a documentare le scottanti rivelazioni sul sistema di sorveglianza, globale e costante, messo in atto dalla National security agency (Nsa), offre uno sguardo sul giovane che ha voluto denunciare il programma segreto chiamato Prism, andando incontro ad accuse di tradimento e condannandosi a un esilio forzato pur di non essere arrestato.
Ecco qualche dettaglio sull'opera, acclamata e al tempo stesso discussa in tutto il mondo.

Regia: Laura Poitras; genere: documentario (Germania, USA, 2014).

1. Una regista impegnata: trilogia dedicata al post 11 settembre

Laura Poitras completa con CitizenFour una trilogia di documentari dedicati alla società statunitense post 11 settembre.
FOCUS SU GUANTANAMO. Nel 2006 ha infatti realizzato My Country, My Country dedicato alla guerra in Iraq e nel 2010 The Oath, in cui viene affrontata la questione della prigione di Guantanamo Bay.
Nel 2013 ha inoltre girato un cortometraggio, sempre di genere documentario, intitolato Death of A Prisoner.

2. Ma anche controllata: le autorità Usa la seguono dal 2006

La regista è sotto controllo da parte delle autorità americane fin dal 2006, dopo il tempo trascorso in Iraq per girare My Country, My Country, e ha spiegato che al suo ritorno negli Stati Uniti viene sempre fermata, interrogata e i suoi documenti, appunti e computer analizzati, confiscati o copiati.
TRASFERITA A BERLINO. Per questo motivo Laura si è trasferita a Berlino, dove può lavorare più tranquillamente e senza timori.

3. Un'assenza giustificata: Poitras ha preferito dare spazio agli eventi

La voce della regista si sente solo brevemente per tutta la durata del documentario per una precisa scelta di dare spazio all'impatto della storia e agli effetti degli eventi sugli individui, evitando di immortalare le sue emozioni in quel preciso momento della vita.

4. Trattate tematiche globali: anche sul Regno Unito

In CitizenFour non si parla solo della sorveglianza sui cittadini americani effettuata dalla Nsa, ma anche di altre pratiche attive in altre parti del mondo, tra cui il Regno Unito.

5. Le doti del documentario: arte, ma pure giornalismo

Laura Poitras ha dichiarato, dopo la vittoria degli Oscar, di sentirsi una giornalista: «Mi considero sicuramente tale, oltre a un'artista e una filmmaker. Nella mia mente non è una questione se sono una cosa o l'altra. I documentari devono fare più del giornalismo, devono comunicare qualcosa che è più universale».

6. Un incontro speciale: otto giorni trascorsi a Hong Kong

Il documentario racconta le conversazioni avvenute in una stanza di albergo a Hong Kong nel giugno 2013, per otto giorni, quando Snowden ha incontrato per la prima volta Lautra Poitras, Glenn Greenwald e il reporter del quotidiano The Guardian Ewen MacAskill.
MATERIALE DI 20 ORE. Hanno parlato dei documenti segreti che rivelavano come gli Stati Uniti avessero ideato un modo per sorvegliare i cittadini americani e le altre persone in tutto il mondo. Il materiale girato ha raggiunto quota 20 ore.

7. La scelta del nome Citizen Four: un'idea di Snowden

Edward Snowden ha contattato la filmmaker via e-mail, utilizzando il nome in codice di Citizenfour e misure di sicurezza molto elevate.
NÉ IL PRIMO NÉ L'ULTIMO. Snowden ha spiegato di aver utilizzato il nome 'Citizen Four' perché consapevole di non essere la prima persona che si fa avanti per rivelare informazioni che la popolazione dovrebbe sapere, ma nemmeno l'ultima.

8. La talpa ha scelto di esporsi: un motivo di interesse per la regista

Nelle sue e-mail Edward Snowden ha spiegato alla regista che non voleva rimanere anonimo perché non voleva nascondersi, obbligare altri ad assumersi la responsabilità delle sue azioni e non essere accusato di non averlo fatto se fosse iniziata un'indagine.
Questa scelta ha incuriosito Laura che ha quindi proposto un incontro e di poter filmare le conversazioni.

9. Un legame speciale: la sorveglianza ha unito Edward e Laura

Snowden ha scelto la regista perché era a conoscenza dei suoi problemi con le autorità a causa del suo lavoro e di un video che aveva realizzato nel 2012 per il New York Times dedicato a William Binney, anche lui fonte di notizie riservate sulla National security agency.

10. Nessun simbolismo: Poitras smentisce una teoria sul film

Nonostante più persone abbiano letto in alcune sequenze un significato nascosto legato al simbolismo di finestre e specchi, elementi considerati un richiamo alla trasparenza, la regista ha ammesso che si è trattato solamente di una questione legata agli spazi in cui ha dovuto girare.
«NON È STATO PIANIFICATO». «Non è stato pianificato. Voglio dire, ho semplicemente pensato che fosse una bella ripresa ed ero stata in grado di sbarazzarmi di altri oggetti presenti nella stanza. Tutto qui, non voleva essere simbolico».

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