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CONTRO 17 Aprile Apr 2015 1706 17 aprile 2015

Milano, ma è il Fuorisalone o una sagra di paese?

Installazioni ovunque. Pure dal panettiere. L'evento radical-chic è un carnevale.

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Le vie di Brera durante il Fuorisalone.

Più che un Fuorisalone è un fuoritutto. Una sagra metropolitana.
Venghino lor signori a godersi lo spettacolo di luci, forme e colori. Un panino al salame? Tre euro. Un bicchiere di vinaccio rosso? Due e mezzo. La torta salata sta a 5.
Basta trovare il coraggio e aggirarsi per i punti caldi di Milano per accorgersene. Una volta le mete erano Brera, Lambrate, Tortona, Savona, ora sono ogni strada, ogni quartiere, ogni angolo. Perché l'occasione è ghiotta. In tempi di crisi soprattutto. Persino i panettieri oramai si lanciano in installazioni. Basta uno schermo bianco, qualche colore, tre foto appese. Il gioco è fatto.
UN WEEKEND DI SETTE GIORNI. In questo weekend orgiastico lungo sette giorni si moltiplicano concertini stonati, aperitivi low cost - ma se ne trovano anche di più patinati a 10 euro - abiti in vendita e in svendita.
E pure boutique che ospitano i vip. Acquari circondati da tappeti rossi ai quali appiccicare naso e iPhone. C'è di tutto e di più in questo carnevale fuori stagione.
La Milano dello stile è scomparsa. E la Milano da bere si è trasformata nella Milano da fame.
La sera è tutta una pizza da asporto azzannata seduti sui marciapiedi di Brera. A pochi metri dai negozi di modernariato che, per l'occasione, vendono pupazzi in plastica di Topo Gigio a 188 euro.
L'IMPORTANTE È MANGIARE. I ristoranti si allargano, mangiano metri di zona pedonale. Per fare mangiare a loro volta sempre più persone, ammucchiate in tavolate luculliane in preda a sguardi e spinte dello sciame umano in passeggio.
La birra corre a fiumi. Ma si porta da casa. E si sorseggia in bottiglia per le vie del centro appoggiando il vuoto dove capita.
Tanto che più di un negozio ha dovuto specificare con cartelli fluo che no, quella strana scatola ottogonale che si trova all'ingresso non è un bidone della spazzatura, ma un'opera di design.
Liberi tutti, quindi. Tanto c'è il Fuorisalone. Megaparty e rito collettivo, momento di spensieratezza. Necessario per imporre la propria esistenza al mondo. O semplicemente averne l'illusione.
L'IMPORTANTE È PARTECIPARE. Occasione per uscire di casa trovando le strade piene. E per respirare idee, novità. E vedere.
Ma cosa esattamente? Il bello è che non importa, perché l'importante è partecipare, con buona pace di De Coubertin. E poi vuoi perderti il Fuorisalone? La peggiore delle bestemmie ambrosiane.
Fuori le mise dunque, perché se ci sei devi almeno farti notare. Anche se a Milano questo comandamento è preso troppo spesso alla lettera, come se il solo fatto di trovarsi nella città della moda giustifichi qualsiasi travestimento.
GILET DI PELLICCIA BIANCHI. Quest'anno spopolano i gilet di pelliccia bianchi dal pelo lungo, accompagnati da tacchi vertiginosi senza calze che provocano alle coraggiose arrossamenti alle caviglie e ingrossamento delle vene varicose.
Molto gettonate le gonne di tulle nero a strascico come reti da pesca. Con sandali gioiello e top argentati. La testa è agghindata da fiori di plastica o coperta da cappelli neri a larghe tese. Occhiali da sole, certo, anche se piove o è buio. Tutti pronti a sacrificarsi all'altare del carisma e sintomatico mistero.
L'ULTIMO SUSSULTO DI HIPSTERIA. Per gli uomini, obbligatori sono i risvoltini nei pantaloni e scarpe all'inglese sempre senza calze.
Ultimo sussulto dell'hipsteria che pare - e dico pare - essere stata debellata dalla città.
Bisogna essere trendy, anche se orrendy. E fotografarsi sempre. Magari con il bastone per i selfie, vero must della stagione. In Galleria, a tavola, col bicchiere in mano. Durante un dj-set. O a un vernissage, seduti a un tavolo di grido realizzato con elementi di scarto di un cantiere.
I FORZATI DELL'APPUNTAMENTO. Insieme con i profani, ci sono poi i professionisti del settore. I forzati della festa. Fotografi, artisti, designer, architetti, editori, giornalisti, galleristi. E un sacco di altre professioni che solo qui, all'ombra della Madonnina, trovano una collocazione e una decifrazione.
E per loro questa carnevalata è lavoro. Public relation, biglietti da visita, book, feste esclusive su invito, sorrisi e strette di mano. E sbronze al Bar Basso che è rimasto il tempio delle notti del design. Anche se a causa dell'affollamento, soprattutto di stranieri e non autoctoni, la celebre qualità dei cocktail matematicamente ne perde.
Alla fine della fiera, però, un giro lo si fa. Mancare sarebbe peccare di eccessivo radical-chicchismo. E dire che fino a pochi anni fa era proprio il radical chic a farla da padrone in questa settimana. Ora anche il Fuorisalone ha subito la metamorfosi popolare, a tratti sub-popolare.
E allora così sia, la sagra può continuare.

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