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ANTICIPAZIONE 22 Aprile Apr 2015 1354 22 aprile 2015

«Non più briciole», estratto del nuovo romanzo di Alessandra Arachi sull'anoressia

Una madre prova a comprendere la malattia della figlia. Combattendo sensi di colpa e luoghi comuni.

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In lotta per salvare la figlia dall'anoressia. E se stessa dai sensi di colpa.
È la vita di una mamma raccontata in Non più briciole, nuovo romanzo di Alessandra Arachi. (Longanesi, 208 pagine; 14,90 euro).
A oltre 20 anni di distanza da Briciole (1994), primo libro italiano a portare l’anoressia all’attenzione del grande pubblico, la giornalista del Corriere della sera torna a raccontare quel dramma dando il diritto di parola a una madre.
CONTRO GLI STEREOTIPI. Marta De Bellis è la protagonista e la voce narrante.
Ha una figlia, Loredana, che a 16 anni smette all’improvviso di mangiare e si infila nel tunnel.
Combatte su due fronti Marta: da un lato per salvare sua figlia Loredana, il cui peso scivola pericolosamente fino a raggiungere i 31 chili, dall’altro contro quella montagna di luoghi comuni che condannano senza appello lei e tutte le madri di ragazze anoressiche.

Estratto del romanzo

Ho ricominciato a navigare su internet, constatando che gli esperti di disturbi alimentari sono più numerosi dei tifosi di calcio.
Ho provato, con grande pazienza, a catalogare in un file dedicato tutti questi nomi.
Volevo riuscire a completare il lavoro almeno con gli esperti della mia città, in modo da averli sotto controllo ed evitare altre brutte sorprese in futuro.
Ma mi sono fermata davanti al dottore esperto di madri-coccodrillo.
Mi sono dovuta fermare.
Dovevo capire.
Non bastavano quindi le madri-drago.
Questo esperto teorizzava l’esistenza di una madre-coccodrillo che aveva come marito il padre-amante della ragazza anoressica.
Ovvero amante di sua figlia.
Erano ormai le quattro del mattino e mi sono convinta di aver letto male, troppo piccoli i caratteri del sito web dove ero finita a quell’ora barbara della notte.
Ho ricominciato da capo.
Mi sono munita di una lente d’ingrandimento. Ero finita in un sito web che riproduceva le pagine di un libro definito «specialistico».
Lo aveva scritto questo esperto di disturbi alimentari. «Del nostro tempo», veniva specificato.
Bene, ero quindi arrivata nel posto giusto.
Ma presto ho scoperto che giusta era stata anche la mia prima lettura senza l’ausilio della lente d’ingrandimento: secondo l’autore, infatti, le due figure tipiche della famiglia anoressico-bulimica altre non erano se non la madre-coccodrillo e il padre-amante.
Inutile continuare a leggere, e rileggere, e rileggere ancora una volta.
Questo era scritto.
Questo l’autore voleva dire.
Avrei fatto bene a chiudere il computer e finirla lì.
Come mamma di una ragazza anoressica, in fondo, per la giornata potevo accontentarmi di essere stata definita prima un drago e poi, in alternativa, un coccodrillo.
E invece ho continuato a leggere.
E adesso mi trovavo pure a dover fare i conti con i sogni.
I sogni delle ragazze anoressiche.
Già.
Nel libro ora veniva raccontato che le ragazze anoressiche sognavano le loro madri nelle forme più terribili.
Le sognavano spesso in queste forme, non una volta, per sbaglio, magari in qualche incubo.
Spesso.
La mamma di un’anoressica era quindi una balena divoratrice.
Oppure un’orca tirannica.
Una mangiatrice di fuoco.
Una fiera insaziabile.
Una tigre spaventosa.
Una pattumiera vivente.
Un aspiratutto gigante.
Ho spento il computer, ero troppo stanca.
Troppo arrabbiata per continuare.
Ma quando mi sono messa nel letto c’era una domanda che non mi faceva dormire: che sembianze poteva mai avere una mamma pattumiera vivente?
E una mamma aspiratutto gigante?

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