Dizionari 150427155411
ANTICIPAZIONE 27 Aprile Apr 2015 1547 27 aprile 2015

«Pazzesco»: Luca Mastrantonio e l'italiano del nuovo millennio

Esagerazioni, abusi, anglicismi esasperati: l'impazzimento della nostra lingua in un «dizionario ragionato». 

  • ...

Chiamare «milf» una donna è davvero un insulto? E una nuova pizzeria si può definire «start up»?
Qual è il confine tra il «toy boy» e il «bimbominkia»? Come mai #staisereno suona così minaccioso?
L’italiano del nuovo millennio è una lingua pazzesca, perché chi la parla spesso è incapace di intendere quel che vuole dire. Trabocca di termini stranieri o falsamente familiari, usati a sproposito o usciti di senno, che significano tutto e il loro contrario, come l’aggettivo «pazzesco»: indica qualcosa di pazzo, straordinario o anormale, ma è così diffuso da essere diventato un’esclamazione universale che esprime indistintamente stupore, meraviglia, ammirazione, terrore. La colpa? È di Fantozzi e di Grillo, di un’aranciata amara e, ovviamente, nostra.
Ma il suo dilagare è solo il sintomo più evidente dell’impazzimento generale di una lingua esasperata, esagerata ed esagitata, nei toni e nelle proporzioni, nel lessico e nella sintassi, per la continua e incrociata sovraesposizione mediatica alla ricerca di visibilità e condivisione, al bar come sui social network.
In Pazzesco il giornalista e scrittore Luca Mastrantonio denuncia le mutazioni dell’italiano di oggi e mette a nudo alcune parole pazzesche per demistificarne l’orrore e per favorire la comunicazione tra tribù italiane distanti: padri e figli, nativi digitali e tardivi analogici, chi usa emoticon, acronimi e faccini, e chi invece traduce Facebook in Faccialibro e campa di apericena.

Bimbominkia

Il bamboccione 2.0

Il bimbominkia è una bestia tipica della fauna digitale italiana. Caratteristiche: velocità, ripetitività, ignoranza, stupidità. Età: variabile, è un ragazzo, o un adulto che fa il ragazzino, che si esprime e si comporta in maniera sciocca. La parola è composta dalla forma onomatopeica di «bambino» e dalla volgarizzazione italiana del latino mentula, l’organo sessuale maschile, assai diffusa in Sicilia, con le sue molte sfaccettature: dall’offesa in presenza del suffisso -one, allo stupore che a volte si incanta sulla prima sillaba «miii…». Ma il vero segno distintivo è la k, usata al posto di ch da chi scrive velocemente, tramite tastiera. Abbreviazioni, emoticon e selfie sono il pane quotidiano del bimbominkia. Anzi, del bmk ;-)

Se cercate l’etimologia della parola in rete finite nella sezione delle domande di Yahoo: luogo prediletto dai bimbiminkia, in quanto generatore di dialoghi assurdi e violenti, del tipo: «Qlc1 sa da dv vne la parola bmk???» «Da tua madre!». Secondo un’ipotesi accreditata dal blog Pizzi-chi? la parola viene dal mondo dei videogiochi, dove il bmk è un giocatore ottuso. Più musicale la trafila suggerita dal blog Brutta Storia, per cui bmk è la storpiatura del titolo di una serie di compilation per bambini, Bimbomix, degli anni ottanta: con pezzi tipo Il ballo del qua qua cantato da Romina Power e bambini in copertina che si atteggiano a star.

Andando a ritroso si può finire a Platone, al Fedone che ha ispirato la teoria del fanciullino di Giovanni Pascoli, per cui «è dentro di noi un fanciullino» che «piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione» e «ciarla intanto, senza chetarsi mai»; il poeta, per Pascoli, sa dare voce a questo fanciullino. Ma non tutti possono avvalersi di certe licenze poetiche; prendete Enrico Letta che su Twitter, nel febbraio 2012, cinguettava con Diego Bianchi (@zdizoro) sull’uso della k al posto del ch: «Avrò nascosto nel dna un po’ di bimbominkia?». Sì. E non c’è bisogno dei Ris, bastano quei 140 caratteri.

Esserne consapevoli, comunque, può essere considerato già un primo passo verso la guarigione.

Scalabilità

La politica è fatta a scale

Oltre alla rottamazione, il renzismo ha un’altra parola d’ordine: scalata. Lì la metafora si riferiva all’industria automobilistica, qui al mondo economico-finanziario, in prestito dall’alpinismo, dove ci sono le cordate: dare la scalata a una società quotata in Borsa significa impadronirsene con l’acquisto di azioni sul mercato, in genere attraverso un’offerta pubblica che ne galvanizza il valore, per arrivare a ottenere la maggioranza. Ciò che Renzi ha fatto nel Pd grazie alle primarie: ha scalato il Pd, come dicono i suoi sostenitori, i suoi critici e afferma lui stesso. Se gli chiedessero cosa più gli è rimasto nel cuore dell’edizione del 2011 della Leopolda, lui risponderebbe così: la certezza che questo paese è scalabile. Anzi, è proprio quello che ha risposto alla domanda che si è fatto da solo, come in una trasmissione di Gigi Marzullo (o nell’Amleto, certo). Essere, piuttosto che non essere? Essere è avere, possibilmente in un paradiso fiscale, come Davide Serra, professione finanziere, con fondi tenuti a lungo alle Cayman, nonché finanziatore del premier che, alla Leopolda, prima di parlare di scalabilità, aveva premesso che la parola avrebbe fatto «arrabbiare tutti». E invece no, ai convertiti del renzismo piace assai.

Prendiamo Alessandra Moretti, ex pasionaria vicina a Bersani. La politica vicentina, classe 1973, eletta al Parlamento europeo a suon di preferenze nel Nordest, diceva peste e corna di Renzi; poi se n’è così invaghita, politicamente e linguisticamente, che in una video-intervista del 2014 per CorriereTv di Nino Luca e Chiara Maffioletti ha spiegato di aver accettato la sfida contro Luca Zaia «perché il Veneto», ha detto, «per la prima volta è scalabile. Non potevo dire di no a Matteo!».

Opportunismo? No, la politica, come la vita, è fatta di scale. C’è chi scende e c’è chi sale. Poi, tra questi ultimi, c’è chi sale bene e chi sale male; per esempio Bersani, immortalato nel 2010 con il sigaro in bocca mentre s’inerpica su una scala esterna in metallo per raggiungere gli studenti sul tetto della facoltà di Architettura, a Roma. Aveva l’aria stravolta ma contenta, l’allora segretario del Pd, che poi avrebbe vinto le primarie e, d’un soffio, le politiche del 2013. Invano, visto che da premier incaricato è stato poi scaricato. Scalato da Letta, a sua volta scalato da Renzi.

Correlati

Potresti esserti perso