Martini Pseudonimo Domenica 150512111915
MUSICA 12 Maggio Mag 2015 1113 12 maggio 2015

Mia Martini, omaggio alla regina triste

Vent'anni fa moriva Mimì. Geniale eppure tormentata. Da se stessa e dagli altri. Con il folle marchio di jettatrice. Ora restano i rimpianti ipocriti. E la sua voce.

  • ...

A forza di ricordi, commemorazioni, siamo arrivati a 20 anni senza Mia Martini.
La trovarono esanime nell'appartamento di Cardano al Campo, Varese, dove stava da un mese. Overdose, disse l'autopsia, ma lei abusava di anticoagulanti per un fibroma che non voleva rimuovere, non voleva operarsi, conosceva i guasti che fanno i farmaci, alla fine dei '70 le avevano attaccato le corde vocali, modificando la timbrica, ed era terrorizzata all'idea di ricascarci.
«BONCOMPAGNI MI FERISCE». Stava partendo per una tournée, ormai rilanciata dopo gli anni della cattiveria, della malignità: ai suoi funerali quanti colleghi, magari anche chi si divertiva a mettere in giro quella voce, «Mimì porta male, porta sfiga, statele lontani».
Lei, fra gli altri, incolpava Gianni Boncompagni, il regista di Non è la Rai con le bambine che sgambettavano canticchiando «Merda, merda, merda», e Ambra Angiolini eterodiretta. Lo disse anche ad Enzo Tortora, in una intervista: «Boncompagni mi ferisce, quando arrivo dice a tutti di stare attenti, che scoppiano i microfoni».
ORFANI DELLA VOCE DI MIMÌ. Ma adesso il feretro è lì e ci sono 4 mila persone, molti colleghi, tutti in lacrime. Orfani di una voce. Se uno vuol capire cos’è la disperazione, deve sentire cantare Mimì. Ancora adesso. Deve guardarle gli occhi quando canta, nei filmati, negli spezzoni.
Era grande Mimì. Tutte belle le ha cantate. E in braccio alla sua voce diventavano ancora più belle. Omaggiava Pino Daniele, omaggiava Tom Waits, e non c'è protagonista della musica italiana che non abbia scritto per lei.

  • Mia Martini definisce «detestabile» Gianni Boncompagni.

TRIONFI, RICONOSCIMENTI, MAI LA FELICITÀ. Charles Aznavour la volle sul palco con lui, all'Olympia di Parigi: «Ha una voce che mi emoziona, e non succede spesso». Piccolo uomo, Donna sola, Minuetto, La costruzione di un amore, E non finisce mica il cielo, Almeno tu nell'universo, erano grandi canzoni, ma in braccio a lei diventavano altro, diventavano il canto di una donna che non poteva essere felice, e anche la voce della sua Calabria, così condannata. Sorella, come tutti sanno, di Loredana Bertè, più vitale, più esplosiva, non meno tormentata, ma in modo diverso, aveva cominciato nel 1963, sedicenne ragazza ye-ye.
Ma la sua cifra era il talento, quell'intensità che divora, e in tale dimensione tornò nel 1971. Tanti trionfi, riconoscimenti, in Europa, in tutto il mondo, ma mai la felicità.
IL MARCHIO FOLLE DELLA JETTATRICE. Ci sono artisti nati per questo, tenere compagnia con la propria sofferenza a chi soffre. E lei continuava, coi suoi cappelli ampi come piazze metafisiche di Guttuso, e, sotto, quel sorriso enigmatico, che cela la solitudine, i capelli a cascata sui lati, le vesti ampie, volanti, le mani sulla bocca, gli occhi sgomenti, visione liberty come la dama del Silenzio di Giorgio Kienerk.
Al silenzio s'era rassegnata, a metà degli Anni 80: «Non posso farcela, mi ritiro». Quell’atroce scherzo, quel marchio che la voleva jettatrice: quando uno è troppo bravo, bisogna pur farlo fuori e quello, così improbabile, impalpabile, volgare, era il modo più efficace.
Ma non era Mimì a portar male a qualcuno: erano “loro” a portare male a lei. La gente crede sempre volentieri al peggio, anche se è folle.

  • Piccolo uomo di Mia Martini.

RENATO ZERO LA PRENDE PER MANO. Dopo quattro, cinque anni sarebbe tornata: l'arte chiamava più forte del silenzio, del buio. Per la gioia di chi la amava e anche di chi le voleva male: quelle voci biforcute non si sarebbero mai fermate, «è tornata la Martini, chissà che succederà adesso».
Renato Zero è buono: arriva a “garantirla”, con tanto di firma, contro assurdi incidenti al festival di Sanremo. Pazzesco, ma non tanto, per chi conosce il generoso mondo dello spettacolo dove tutti si sorridono, si vogliono bene, però, insomma, dietro le quinte...
LA REGINA TRISTE SI PUNGE DA SOLA. Poi le voci di jettatore hanno lambito anche lui, Zero, si direbbe per osmosi. Chi lo sa, forse nel desiderio d’annientare qualcuno è contemplato l’affetto che egli dà e riceve, che lo lega agli altri. L'amore non muore, ma la regina triste si punge da sola e la voce lascia scie di luminoso dolore.
L'ultimo trionfo a Sanremo, nel 1992, con Gli uomini non cambiano, testo di Bigazzi, arriva seconda e pare troppo poco. È l'ultimo testamento, i giochi sono fatti, Mia Martini è sempre più sofferente, fatica ad esistere e a resistere.

  • Mia Martini canta Gli uomini non cambiano a Sanremo 1992.

UNA PIOGGIA DI RIMPIANTI IPOCRITI. Eppure non si arrende. Piazza ancora un successo, Viva l'amore, di Mimmo Cavallo, uno dei suoi autori preferiti, e poi un altro tour, ma la salute declina, ricoveri improvvisi e continui, il 12 maggio del 1995 la resa. Nel silenzio. Se ne accorgono proprio per quello, un silenzio ostinato, maledetto, e alla fine forzano la porta.
Giravano insieme, Mimì, Loredana e Renato, in quegli Anni 60 dove tutto pareva possibile, ogni tanto si univa anche Claudio Baglioni, che era «il lato dark di quel quadrato bislacco». Ha provato Renato a strappare Mimì a se stessa, alle tenebre e al bagliore al neon, ma era troppo tardi.
Da allora, una pioggia incessante di rimpianti anche ipocriti e di rassegne, raccolte, omaggi, riscoperte, una pioggia di posterità, di eternità. Mimì, qualcuno ti ha uccisa ma la tua voce no, e canta eterne meraviglie.

Tweet riguardo #miamartini

Articoli Correlati

Potresti esserti perso