Darsena Milano 150516231332
LA MODA CHE CAMBIA 17 Maggio Mag 2015 1011 17 maggio 2015

Milano è cambiata. Per favore, non calpestate le margherite

La città torna bella anche grazie a Expo. Ma i muri restano imbrattati.

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La darsena di Milano.

Expo è quello che è, un grosso Luna Park del cibo con un po’ di bella architettura, diciamo una grande bouffe camuffata da evento culturale e con un’estate intera davanti per trasformarsi in luogo di ritrovo dei nottambuli con famiglia al seguito, ma un miracolo l’ha compiuto davvero: ha trasformato Milano, ma soprattutto i milanesi.
RISCOPRIRE MILANO. In queste prime belle giornate di primavera, non sono stati pochi i cittadini doc che, invece di catapultarsi fuori dalla città alle tre del pomeriggio del venerdì, intasando i caselli dell’autostrada dei laghi e dei fiori come fanno da generazioni, hanno inforcato bici, monopattini o un semplice paio di scarpe comode per godersi tutte le nuove bellezze della città: la darsena riaperta, con i barconi carichi di turisti e le sponde gremite di bambini e coppie stese a prendere il sole (allego foto scattata verso le 13 di sabato 16 maggio); la zona di Porta Nuova, con quella meraviglia dell’architettura che è piazza Gae Aulenti, assolutamente in grado di rivaleggiare con Shanghai, Hong Kong o Dubai, e il parco sottostante comprensivo di orto cittadino che è invece il segno della migliore cultura nazionale; e ancora, il parco Sempione con la Triennale, il nuovo spettacolare ristorante sul tetto e, fra pianterreno e primo piano, la mostra 'Arts and food' curata da Germano Celant, con quel taglio trasversale, alto-basso, colto ma irriverente, che la qualifica come una delle migliori esposizioni organizzate negli ultimi cinque anni non solo in città, ma forse in Europa.
LO STESSO SPIRITO POSITIVO DI LONDRA. Ovunque si incontrano decine di migliaia di persone curiose, felici di poter vivere anche questa città, grande un decimo di Londra, con lo stesso spirito positivo. A me, lo devo dire, una volta scesa sulla Darsena è quasi scoppiato il cuore dall’orgoglio e sono stata lì lì per versare una lacrimuccia, perché non vedevo questa città così piena di energia dai primi Anni 80.
Però, su ogni muro, a ogni angolo, sopra ogni palo e fontanella, ho avuto il timore di trovare il solito e inequivocabile marchio dei writer.

Il Paese più imbrattato d'Europa

Milano: una barca romeggiata alla darsena.

In Europa, non esistono altri Paesi imbrattati come l’Italia, e in particolare come Milano: talvolta, gli stranieri ne rimangono così colpiti da fermarsi a guardare quegli immondi pasticci di firme, acronimi e semplici sbavature a bocca aperta, ma anche un italiano 'expat' come Vittorio Colao, ceo di Vodafone, di passaggio in città, ha detto di provare tanto entusiasmo per queste strade e questa skyline nuova, questa mappa non più scontata, quanto imbarazzo per i muri lordi, «da città del terzo mondo in preda alle gang».
POLEMICA E LEGGI VECCHIE. Si tratta di una polemica vecchia, certo, a cui corrispondono leggi severissime, altrettanto vecchie e sostanzialmente mai applicate, al punto che uno dei sospetti black bloc della funesta giornata di apertura di Expo, di fronte al gip che gli domandava ragione dell’esorbitante numero di bombolette spray trovate nella sua auto, ha risposto sereno di essere un writer e dunque di abbisognare di coloranti spray in quantità, come non avrebbe certo fatto in Austria o in Svizzera, dove sarebbe comunque finito in galera in attesa di accertamenti.
TOLLERANZA ZERO ASSENTE. In Italia è stato rilasciato subito, perché un portone sfregiato in più che vuoi che sia; la tolleranza zero per i vandalismi al bene pubblico che vige in tutti i Paesi civili da noi è completamente assente, o addirittura predicata e inculcata in senso opposto.
Una madre degli imbrattatori di Expo, intervistata da Vanity Fair, ha anzi dichiarato di non sentirsela di biasimare il figlio che riduceva le case e le strade «di chi abita in centro» come quelle dove abitano loro in periferia.

Uno spirito revanscita distorto

Un'opera esposta alla mostra Arts and food a Milano.

Una visione distorta, agghiacciante, del ruolo di educatore, per non dire dello spirito revanscista spacciato per egualitarismo (insegnare a deturpare per invidia non è una buona premessa per crescere un uomo sereno e sicuro di sé), a cui però non fa da contraltare né una presa di posizione chiara e netta da parte dell’amministrazione e della giustizia (basterebbe mettere gli imbrattamuri colti sul fatto a riparare i danni armati di spazzolone, in caso con madri al seguito) né di chi dovrebbe trasmettere e instillare lo spirito e l’educazione civica, e cioè la scuola.
CITTADINANZA ATTIVA. Nella griglia di innovazioni del povero e vituperatissimo piano 'buona scuola' del ministro Giannini, nei programmi per la scuola media compare la voce «cittadinanza attiva». La vecchia «educazione civica», in chiave appunto attiva, cioè partecipata.
L’adolescenza è il momento giusto per imparare a essere buoni cittadini (negli anni precedenti basterebbe che le mamme insegnassero a non strappare i fiori dalle aiuole, a buttare le coppette del gelato nei portarifiuti e a chiedere per favore al gelataio).
PROGETTI RIVOLTI ALLE SCUOLE MEDIE. E infatti non è un caso che uno dei progetti di volontariato più belli avviati dai giovani della città, 'Milano fuoriclasse', di cui ho avuto modo già di scrivere, si rivolga agli studenti delle medie, insegnando loro a tenere in ordine strade e palazzi e, in caso, ripulirle dai segni e graffiti.
Nel frattempo, per favore, e come titolava quel vecchio film con Doris Day, non calpestate le margherite. Milano ha una nuova chance di tornare bellissima. E la città bella, pulita e in ordine non è proprietà privata: si può godere tutti.

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