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SPIRITO ASPRO 23 Maggio Mag 2015 1130 23 maggio 2015

Achille e Occhetto, perfetti per lo Youth di Sorrentino

Patres dolorosi da palma d'oro. E per Feltri e Scalfari ci vorrebbe un finale alla Cocoon.

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Achille Occhetto.

I giovani ci piacciono perché sono belli e sexy, basta che stiano zitti, perché appena aprono bocca sono piagnoni e ripiegati come i loro genitori, gli unici due over-40 ai quali non rimproverano di aver loro rubato il futuro perché nel presente sono loro a mantenerli.
I vecchi, o almeno certi vecchi, ci piacciono perché hanno vissuto la parte di Novecento che ci sarebbe piaciuto vivere, quella senza le guerre mondiali e le dittature, ma con la televisione, la Coca Cola, il rock, la contestazione e la pillola. Vecchi come Michael Caine, Harvey Keitel e Jane Fonda, interpreti di Youth, l'ultimo film di Sorrentino. A giudicare dall'entusiasmo con cui sono stati salutati a Cannes e incensati dai giornalisti, c'è un gran bisogno di 70enni come loro.
CAINE, KEITEL E FONDA: ALTRO CHE VECCHI! Sono lontanissimi (per fortuna) tempi della lagnosa canzone di Baglioni, con i vecchi mezzi ciechi e mezzi sordi che si mangiano i sospiri e un po' di mele cotte. Mele cotte a Jane Fonda? Te le ficca dove si presume dovrebbero uscire. Mezzi ciechi e sordi Harvey Keitel e Michael Caine? Tornano a essere il Cattivo tenente e l'agente Harry Palmer e ti fanno a pezzi. Altro che vecchi, quei tre aiutano noi della generazione di mezzo non solo a non avere paura della vecchiaia (e forse è per questo che il 40enne Sorrentino ha fatto un film con e su di loro) ma anche a non avere nessun rimpianto per l'eroica, confusa e dispersiva stagione della giovinezza, soprattutto oggi che la società ti fa scontare la tonicità dei tessuti e la freschezza dei neuroni con l'assoluta insignificanza in politica e lo sfruttamento nel lavoro: una volta che tessuti sodi e neuroni freschi non servono più per cose importanti come fabbriche e guerre, finiscono per dare anche un po' fastidio.
ACHILLE E OCCHETTO, NUOVE MUSE PER SORRENTINO. Se Sorrentino scrivesse ora, anziché due anni fa, la sceneggiatura di Youth, forse non resisterebbe alla tentazione di inserire nel cast di anziani in crisi esistenziale riuniti nell'albergo sulle alpi Svizzere il 72enne presidente di un'azienda italiana di trasporti pubblici, chiamiamola Ferrovie Settentrionali, che cerca di farsi dimenticare dopo essersi fatto scoprire a foraggiare i due figli con i beni aziendali, auto, carte di credito ecc. E non si tratta di figli 20enni con il testosterone a palla, ma signori più vicini ai 40 che ai 35, ormai sulle soglie della mezza età, eppure capaci di collezionare multe per 132 mila euro senza nemmeno avere la grazia sciroccata e blasé di Lapo Elkann. Pensare che c'è chi si lamenta dei figli«sdraiati». Ma meglio innocuamente sdraiati sul divano di casa o seduti al volante di un macchinone a infrangere il codice della strada per 17 lunghi anni, a spese dei pendolari?
E forse nell'albergo alpestre c'è posto anche per un altro padre 70enne piagato dalla sorte, l'ex segretario di un grande partito italiano di sinistra (chiamiamolo Partito Progressista) l'artefice dello strappo definitivo con il passato comunista, costretto ad aggrapparsi al vitalizio da parlamentare, perché non ha altro modo per mantenere due figli disoccupati che, vista l'età del genitore, non rischiano di confondersi nel pubblico a un concerto di Justin Bieber. Due patres dolorosi per aver voluto evitare ai figli ogni dolore.
I 40ENNI NUOVI VECCHI ALLA BAGLIONI. Erano loro, i genitori, o meglio, il loro potere e il loro denaro, il cannocchiale che, secondo la metafora di Sorrentino, ai giovani fa sembrare il futuro così vicino da poterlo toccare. Senza di loro il cannocchiale si rovescia, e per questi figli il futuro diventa lontano, incerto, immiserito. E, alle soglie dei 40 anni, sono loro i veri vecchi alla Baglioni, che non sono mai cresciuti e sono soli «come i pali della luce».
SCALFARI E FELTRI? PERFETTI PER UN FINALE ALLA COCOON. I dialoghi di Youth, a volte un po' retorici, potrebbero essere ravvivati dai battibecchi di due grumpy old men irresistibili e brontoloni come Lemmon e Matthau, ma più narcisisti di tutti e due messi assieme. Parliamo di Eugenio Scalfari e Vittorio Feltri, protagonisti questa settimana di un delizioso siparietto alla Neil Simon, con il venerando Scalfari che tromboneggia da par suo su Repubblica sul film di Sorrentino, e Feltri che lo rimbecca dalle colonne del Giornale accusandolo di usare Youth solo per pubblicizzare il suo libro di senili riflessioni filosofiche. La cosa buffa è che, pur essendo due vegliardi, fra loro corrono quasi 20 anni di differenza, il che fa sì che potrebbero essere padre e figlio. E infatti Feltri, il rampollo potenziale, ci dà dentro con l'energia di un giovane contestatore impegnato ad abbattere l'establishment dei padri (oddio, un po' capellone Feltri è, ancorché argenteo. Sembra lo zio di Casaleggio). Ma per loro due vorremmo che Sorrentino creasse un finale alla Cocoon: Scalfari e Feltri si immergono in una piscina contaminata dagli alieni, tornano giovani e partono insieme agli extraterrestri per un lontanissimo pianeta dove diventano immortali e sani per sempre. Poi sono tutti cazzi degli extraterrestri.

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