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LA MODA CHE CAMBIA 25 Maggio Mag 2015 1106 25 maggio 2015

La sera andavamo a Expo (e snobbavamo la città)

Turisti e non invadono il sito espositivo anche di sera. Mentre Milano, quella vera, resta semi-deserta.

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Qualche sera fa, su Milano si è abbattuto uno di quei temporali a carattere tropicale a cui non ci siamo ancora abituati (colpa delle mutazioni climatiche, certo, il nostro effettivo ruolo nelle stesse non è invece garantito, e anche Al Gore si perde fra dati e ricerche opposte abbastanza spesso, in effetti).
Nonostante il nubifragio, però, una cinquantina di invitati in abiti da cocktail ha preso la sua brava metropolitana fino alla fermata di Rho-Pero, ha percorso qualche centinaio di metri fino all’ingresso di Expo e ha raggiunto la lounge Alitalia per godersi, in contemporanea con il festival di Cannes e con il conforto di un sofisticato menu finger food, la première di Youth, il nuovo film di Paolo Sorrentino che pare scritto per la gioia di Eugenio Scalfari e il suo De senectute forse in un certo senso lo è (uno dei mentori del regista napoletano, come noto, è Raffaele-Dudù la Capria, coetaneo del fondatore di Repubblica).
EXPO DI SERA VA DI MODA. A fine serata, molto soddisfatti, gli stessi ospiti hanno percorso l’identico tragitto in senso contrario per rientrare nelle loro belle case a centro città, felici di poter raccontare l’esperienza la mattina successiva e soprattutto il “tube-ride” (potete non crederci, ma ci sono ancora signore che si vantano di non essere mai salite sul metro).
Andare a Expo la sera, infatti, è diventato di moda, tanto che già si prevede, per i prossimi anni, una messe di articoli di costume su questi sei mesi di trasversalità assoluta fra happening colti, presentazioni esclusive e latterie improvvisate di Grana Padano; qualcosa del genere La sera andavamo a Expo su cui si organizzeranno dibattiti e mostre fotografiche.
E LA CITTÀ VIENE SNOBBATA. C’è però qualcosa che non funziona: grazie all’orario protratto dei mezzi pubblici che lo raggiungono, Expo la sera brulica di gente: la città, invece, no. Lo storico ristorante sotto casa mia cerca informazioni e lumi: mesi fa, il proprietario aveva programmato l’apertura 18 ore al giorno «perché si sa che gli stranieri mangiano a tutte le ore del giorno». Ora si trova con i tavoli sono mezzi vuoti: «Vanno tutti a Expo, anche i milanesi».
Nonostante la città si sia pavesata a festa e in un lasso di tempo insolitamente contenuto per gli standard nazionali abbia portato a compimento quel processo di innovazione e di rinnovamento di cui si scriveva con orgoglio la scorsa settimana, i turisti che si fermano a dormire in centro o che frequentano le centinaia di ristoranti, pizzerie e rivendite di cibo cucinato aperte senza soluzione di continuità negli ultimi mesi è infatti e decisamente scarso.

Anche i turisti stanno alla larga dal centro

I tassisti denunciano addirittura un calo dell’attività rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: un fatto che, non essendo affatto diminuite bensì moltiplicate le manifestazioni, le fiere e i saloni in corso, si può facilmente spiegare in altro modo, e cioè consultando il tariffario degli alberghi. Anche a volersi rivolgere, come fanno ormai tantissimi, ai siti e alle app di reselling quali booking.com o Trivago, per una camera entro la cerchia dei Navigli in questo momento si spendono dai 2.068 euro al Four Seasons ai 208 dell’hotel La Fenice.
Prezzi che hanno fatto orientare i turisti, e specialmente chi arriva dagli Usa o dall’Asia e dunque punta a una lunga vacanza, verso alberghi molto periferici purché ben serviti. Molti, e questo è il primo contraccolpo, sono andati a dormire direttamente a Bologna o Firenze: vengono a Milano per un giorno, visitano Expo, se riescono anche una delle tante belle mostre programmate ma non è detto, e poi si godono le bellezze della Toscana. Io, pendolare fra Roma e Milano, ne incontro interi gruppi in treno, e mi raccontano tutti la stessa storia.
TARIFFE ESORBITANTI. Il secondo contraccolpo riguarda la clientela d’affari, dunque chi viene in città per lavoro e a spese dell’azienda, cioè con un budget medio limite fissato alle quattro stelle: con prezzi a 500 euro a notte, tanti hanno optato per hotel vicini all’aeroporto, o addirittura in altre province come Pavia o Varese.
Migliaia di persone che giungono in città in treno, si spostano con i mezzi pubblici, e ripartono la sera. L’allarme sulle tariffe degli alberghi milanesi lanciato dal ceo di Expo Giuseppe Sala lo scorso autunno ha dunque trovato conferma a Expo aperto, e suggella una vecchia, pessima abitudine degli albergatori italiani: moltiplicare a dismisura i prezzi nei periodi di alta stagione.
IL DANNO ORMAI È FATTO. Alcuni di loro, fra cui un’amica con lussuoso bed and breakfast in zona corso Magenta, sta cercando di correre ai ripari con nuove tariffe ribassate, ma il danno ormai è fatto. Quindi, alberghi centrali con grande disponibilità, tassisti fermi ai parcheggi e milanesi che si godono tutti gli eventi di Expo in loco arrivandoci in metro: accettano di spendere un po’ di più per assaggi e degustazioni, portano tutta la famiglia e «passano una bella serata».
Nel frattempo, come nel famoso album di Asterix “nel regno degli dei”, il villaggio-Milano ha sì costruito grandi palazzi ma, complice una scellerata deregulation, si è trasformato in una friggitoria a cielo aperto. Resta solo da capire quando Alfabetix ci regalerà una spada per ogni pesce comprato.

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