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LA MODA CHE CAMBIA 31 Maggio Mag 2015 1600 31 maggio 2015

Facciamo come i cinesi: segnaliamo i maleducati

In Italia manca la cortesia. I peggiori? Quelli tra i 20 e i 40 anni. Copiamo Pechino.

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Roma: la fontana della Barcaccia colma di bottiglie e lattine lasciate dagli hooligans olandesi del Feyenoord (20 febbraio 2015).

Da qualche settimana sui giornali italiani viene continuamente ripresa la notizia secondo la quale il governo di Pechino starebbe valutando la schedatura dei cittadini cinesi che si sono macchiati di atti di vandalismo o di inciviltà durante vacanze o soggiorni all’estero, citando casi che avrebbero messo in serio imbarazzo il Paese.
Nell’ordine: nel 2013 uno studente cinese scrisse il suo nome sul muro di un antico tempio egiziano a Luxor e a Hong Kong una coppia della Cina continentale permise al figlio di 'liberarsi' su un marciapiede; ad aprile 2015 una donna cinese ha tirato dell'acqua calda a una hostess dell'AirAsia.
Finito? Finito.
CAMPI DI RIEDUCAZIONE. A Pechino sembrano convinti che questi episodi non vadano sottovalutati, tanto che l'agenzia di stampa Xinhua ha sottolineato come sia in preparazione un sistema per tenere traccia dei casi di maleducazione di cui i cinesi si rendano protagonisti mentre sono fuori dai confini statali, presumibilmente per provvedere, al ritorno, con un bel soggiorno in un campo di rieducazione, in questo caso in senso proprio, o per impedirne un nuovo espatrio in tempi brevi.
E NOI? NO COMMENT. Noi italiani, che continuiamo appunto a riprendere la notizia come non fanno la Gran Bretagna e la Germania (pochi giorni fa Dagospia le ha dedicato un servizio corredato di immagini), ci guardiamo però bene dal commentarla.
Immagino perché raggelati dall’eventualità, pure remotissima, che ci attenda un trattamento simile.
IL CAOS SUL TRENO. Per farvi un esempio, sto cercando di scrivere questa rubrica dalla carrozza di Trenitalia ufficialmente dedicata al “silenzio”.
Porta scorrevole e finestrini portano, incollato, un adesivo che raffigura un cellulare sbarrato e una figura femminile con il ditino indice posto davanti alla bocca.
Anche in caso non sapeste leggere le scritte, l’iconografia elementare dovrebbe segnalarvi che in questa carrozza è vietato parlare ad alta voce e usare il cellulare.
ALL'ESTERO FUNZIONA. Chi la sceglie, dovrebbe avere il diritto di leggere, scrivere o dormire in pace.
Questa carrozza è uguale a decine di migliaia di altre che potete trovare in Svizzera, in Inghilterra o in Germania.
La differenza è che in Svizzera o in Germania tutti rispettano la consegna del silenzio, pena multe salatissime.
Italiani per primi: una volta superata la barriera di Chiasso si fanno muti e guardinghi.
NIENTE MULTE IN ITALIA. Mancando invece in Italia una sanzione pecuniaria, ognuno ritiene di “avere il diritto” di fare come meglio crede, secondo quanto mi sono sentita dire dal vicino che parlava ad altissima voce al telefono (gli uomini hanno sempre bisogno di un pubblico e potete star sicuri che, meno importanti sono, più tenderanno a raccontare le proprie gesta ad altissima voce, guardandosi attorno per verificare se gli astanti lo stiano osservando di sottecchi, timorosi e ammirati).

Pochissimo rispetto per l'arte e i beni culturali

Non vorrei passare per la solita vigilante improvvisata di turno, ma l'altra mattina, aiutata dal fioraio ambulante di Campo de’ Fiori perché in giro non si vedeva un vigile, ho fatto scendere una famigliola (due maschi adulti, due mammine, un bambino) da bordo fontana in piazza Farnese, che è protetta da un cancelletto purtroppo aggirabile e che infatti i cinque avevano aggirato, stendendo una tovaglietta sul bordo di pietra dove avevano collocato caffè, brioche e frutta per fare colazione al sole, buttando le bucce in acqua.
SEMPRE AL CELLULARE. Nell’attesa dell’orario della partenza, ho visitato la splendida mostra del “Barocco a Roma” alla Fondazione Roma, compiangendo quei poveri giovanissimi custodi (di certo studenti o neo-laureati in storia dell’arte) continuamente costretti a richiamare all’ordine i visitatori che, sordi e ciechi alle insegne e ai segnali, parlavano al cellulare rifiutandosi di spegnerlo («io non sono mica qui per divertirmi, che crede», una delle inopinate risposte).
SALUTI? UN OPTIONAL. Anche sorvolando sulle lordure e le scritte sui muri, nostra specialità, potrei proseguire con un’infinità di altri episodi, grandi e piccoli (le scale mobili delle stazioni e dei metro, che vanno lasciate libere sulla corsia di sinistra per chi ha fretta e corre per i gradini; il saluto di cortesia quando si prende un ascensore insieme o ci si incontra sulle scale; il passo e il posto ceduto alla signora anziana sui mezzi; la telefonata di scuse preventive alla vicina che si disturberà per settimane causa ristrutturazione del nostro appartamento), ma tanti di noi li conoscono già.
I GIOVANI SONO GRAVI. Tanti altri no. Duole dirlo, ma questa è la prima generazione, non solo italiana si intende, grandemente ineducata.
La prima che si sia trovata ad avere una vita sociale intensa e a viaggiare moltissimo senza un minimo di uso di mondo e di educazione al vivere civile.
Fateci caso, ma chi ha più di 60-70 anni, a prescindere dallo status economico, è abituato a un rigore e a una cortesia che la maggior parte di chi ne ha 20 o 40 ignora: quando non poteva apprenderle in famiglia, le apprendeva a scuola, e ne faceva tesoro, perché l’ascensore sociale passava (come in quasi tutti gli ambienti passa ancora) anche dall’educazione formale, dal rispetto per gli altri, e non solo dai risultati scolastici.
CHI SA STARE A TAVOLA? Saper “stare a tavola”, in senso proprio e lato, è ancora una discriminante potentissima per superare certe barriere in apparenza insormontabili, ma non troverete nessuno che ve lo dirà.
Il Sessantotto e i cafonissimi Anni 80 hanno reso l’educazione un inutile fardello aggirabile con una manciata di soldi e l’esibizione orgogliosa della propria ignoranza; l’uso estensivo dei social media ci ha dato la certezza di essere dei protagonisti.
Da cui, me first: io prima di tutti gli altri. E dopo di me il diluvio.

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