FALLIMENTO 3 Giugno Giu 2015 1000 03 giugno 2015

Napoli, il declino triste dell'Istituto di studi filosofici

Attestato Unesco e 300 mila libri: la capitale europea della filosofia era a Napoli. Dal 2009 addio fondi: l'Istituto di Marotta rischia il crac. E la politica è immobile.

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I volumi dell'Istituto italiano di studi filosofici di Napoli finiti negli scatoloni.

Non la prende con filosofia, il presidente dell'Istituto italiano di studi filosofici.
Perché la sua creatura è a un passo dalla bancarotta.
Tranne appelli in fotocopia e volenterose campagne stampa, a Napoli poco o nulla si muove concretamente.
Gerardo Marotta la sta vedendo boccheggiare dal 2009, anno in cui il ministro dell'Economia Giulio Tremonti iniziò a sforbiciare i fondi che Carlo Azeglio Ciampi prima come premier e poi come presidente della Repubblica aveva deciso di stanziare per dare ossigeno alle attività di Palazzo Serra di Cassano.
SOLO CONTRIBUTI PRIVATI. Fedele al motto secondo cui «con la cultura non si mangia», Tremonti ha cominciato a tagliare e non si è fermato più.
I finanziamenti oggi sono del tutto spariti tranne qualche raro e non certo robusto contributo di privati innamorati della forza di volontà e della caparbietà di chi, nel 1975, decise di fare del capoluogo campano il centro europeo e mondiale della divulgazione filosofica iniziando dal salotto di casa sua, in via Calascione.
POPPER E HOSLE PASSATI DA QUI. Da queste parti, lungo la stradina che si inerpica a ridosso della grandiosa piazza del Plebiscito, si sono fatti vedere - giusto per citare qualche nome - Karl Popper e Hans-George Gadamer e, più di recente, Vittorio Hosle, e cioè il consulente filosofico di papa Francesco.
BENEDIZIONE DELL'UNESCO. Nel 1993 un rapporto Unesco sottolineava una dimensione di rinascita intellettuale che non ha pari nel mondo: «L’Istituto organizza corsi e colloqui ovunque nell’Europa occidentale, pubblica opere in sei lingue, antiche e moderne, contribuendo a fare della sua città una vera capitale culturale».
Ma quello che tutti ci invidiano sta per essere polverizzato.

  • La vecchia sede dell'Istituto al Palazzo Serra di Cassan, Napoli.

In gioco ci sono i 300 mila volumi raccolti da Marotta

Gerardo Marotta, fondatore dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici di Napoli.

Chi è il colpevole?
Nessuno finora ha mosso un dito: dal governatore uscente Stefano Caldoro all'assessore regionale Caterina Miraglia, al sindaco Luigi de Magistris passando per i presidenti della Camera di Commercio e di Confindustria Napoli.
In gioco ci sono - soprattutto - i 300 mila volumi raccolti nel corso di una vita da Marotta.
FINITI NEGLI SCATOLONI. Testi rarissimi che contano anche gli originali di Giordano Bruno e Giambattista Vico.
Un tempo erano a disposizione degli studiosi di tutto il mondo nella sede di Pizzofalcone.
Oggi sono impacchettati, come forme di Parmigiano o bustoni di mozzarella, in enormi scatoloni custoditi in un deposito dalle parti di Casoria, nella provincia Nord.
GESTIONE FUORI CONTROLLO. Altri libri sono ospitati in locali sotterranei dell'ospedale Bianchi e una terza tranche della biblioteca del filosofo di Monte Echia, come i suoi studenti chiamano Marotta, nelle case e nelle cantine di amici e sostenitori.
Quando saranno finiti i soldi pure per pagare il fitto del capannone a Casoria (e ci siamo quasi) l'esodo di pagine inestimabili della nostra storia diventerà ingestibile. E incontrollabile.

De Magistris si era impegnato nel 2014: ma ancora nulla

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Bisognerebbe trovare una nuova casa per questo gigantesco giacimento di conoscenza.
De Magistris nel 2014 si era impegnato a risolvere in tempi rapidi la questione.
Un paio di idee sul tavolo, ma ancora nulla è stato deciso.
L'Albergo dei Poveri è troppo lontano dal quartier generale dell'Istituto, mentre la più vicina caserma Bixio potrebbe andar bene: bisogna però trovare un accordo con la scuola militare Nunziatella.
DIPENDENTI SENZA STPENDIO. I 15 dipendenti del centro di Pizzofalcone sono da un anno e mezzo senza stipendio.
I fornitori ormai quasi hanno perso le speranze. I tempi della burocrazia e dei grand commis dei ministeri non sono compatibili con quelli di un Istituto finito in rianimazione (finanziaria).
I FONDI? NE BASTANO POCHI. I soldi, volendo, ci sarebbero pure.
La Città della Scienza, distrutta da un incendio il 4 marzo 2013, ha ottenuto 90 milioni di euro di finanziamenti statali. Al complesso di Monte Echia basterebbe forse un centesimo di quella cifra. Per tornare a sperare e allontanare lo spettro del fallimento.

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