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SPIRITO ASPRO 6 Giugno Giu 2015 0909 06 giugno 2015

Lot sarà stato anche etero, ma non era molto acuto

Luca Di Tolve, del Gruppo omonimo, specula sull'infelicità. E sul «desiderio dei gay di essere come tutti». Ma non sa quel che dice.

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Lot e le sue figlie, olio su tela di Albrecht Altdorfer.

Preferireste avere un figlio gay o uno che offre le proprie figlie minorenni ai vicini di casa come sollazzo sessuale, poi si ubriaca e le mette incinte entrambe?
Se avete barrato la casella numero 2, tirate fuori 185 euro e affidate con fiducia il vostro figliolo vestito di rosa al Gruppo Lot, il seminario per la conversione degli omosessuali alla sessualità-che-piace-a-Dio, cioè etero, benedetta dal matrimonio e in posizione del missionario (per inciso: credere che Uno che ha saputo creare 900 mila specie di insetti sia riuscito a inventarsi una sola posizione nel sesso per me è una mezza bestemmia, ma pazienza).
ALLA FACCIA DELL'UOMO GIUSTO. Per i fondatori del Gruppo omonimo, Lot è solo l'unico uomo giusto, cioè l'unico non sodomita, di Sodoma, quello che il Signore risparmia dallo sterminio purificatore, insieme con la sua bella famigliola.
Etero, questo Lot, ma non molto acuto, visto che quando i suoi concittadini gli piombano in casa per farsi di brutto i due aitanti angeloni che Dio gli ha inviato per annunciargli la prossima ecatombe, lui propone in scambio le sue due figliolette ancora vergini (tutta la sordida storia in Genesi, 19, 1-11).
Uno che aveva capito tutto, Lot, vero? Evidentemente il fatto che gli abitanti di Sodoma si chiamassero «sodomiti» e non «pedofili» gli sembrava irrilevante. Non sorprende che la moglie di questo idiota, avvertita di non voltarsi a guardare la città in fiamme, si volti immediatamente: sapeva che diventare una statua di sale sarebbe stata l'esperienza più stimolante di tutto il suo matrimonio.
L''INSEGNAMENTO' DI LUCA DI TOLVE. Forse, come Luca Di Tolve, fondatore del gruppo e, secondo una leggenda, ispiratore dell'immortale canzone di Povia Luca era gay, anche Lot pensava che «l'omosessualità non esiste, sono solo persone che hanno un problema», e che i sodomiti volevano fare sesso con gli angeli non perché erano fatti così, ma perché erano stati trascurati in fasce dalla madre o non avevano avuto un buon rapporto con il padre (invece Lot con le sue figlie aveva un ottimo rapporto, dal quale, come si narra in Genesi 19, 30-38, ebbero origine la stirpe dei Moabiti e quella degli Ammoniti).
Perché questo insegna Di Tolve agli iscritti al suo seminario: «Non sei cattivo o sporco, sei in cerca dell'amore e del riconoscimento che non hai ricevuto da uno dei tuoi genitori». Poi, come l'Olandesina della Mira Lanza, Luca-era-gay infila i cervelli dei Calimeri omosessuali in lavatrice, aggiunge nelle apposite vaschette un po' di sante messe, di Satanasso e di complotto della lobby dei culattoni, e procede al lavaggio (ovviamente a sessanta gradi, a novanta si potrebbe equivocare).

Come si può speculare sul «desiderio di essere come tutti»?

Luca Di Tolve.

Dopo avere sfottuto per bene il Gruppo Lot e ribadito che l'ultima parola in fatto di gay è la sempre canzone Omosessualità, che cosa ci vuoi fare di Elio e le Storie tese, diciamo che ognuno ha il diritto di spendere 185 euro come gli pare.
Se si sente a disagio con le proprie tendenze gay, può darli a uno psicoterapeuta perché lo aiuti a viverle serenamente, oppure a Di Tolve perché lo aiuti a respingerle bigottamente.
Nessuna delle due soluzioni assicura il successo, il gruppo Lot per motivi evidenti, lo psicoterapeuta perché non ne esiste uno tanto bravo o fesso da risolvere il problema per 185 euro, l'equivalente di due sedute.
NON TUTTI SONO IN PACE CON SE STESSI. Ma chi vi ricorre ha un solo obiettivo: essere meno infelice. Le persone moderne e sensate, quelle che non vorrebbero un figlio come Lot, preferiscono sicuramente l'opzione psicologo e trovano molto triste che una persona si creda sbagliata, contaminata, dannata perché è attratta dalle persone del suo sesso.
Ma se vogliamo essere aperti, dobbiamo esserlo fino in fondo e accettare che non tutti gli omosessuali sono allegri e in pace con se stessi come le adorabili vecchiette lesbiche irlandesi che si baciavano in strada dopo la vittoria del sì alle nozze gay.
Ci sono anche quelli che non vorrebbero essere gay perché magari sono credenti e la Chiesa, in modo più gentile e politicamente corretto di una volta, certo, dice loro la stessa cosa di duemila anni fa: o si mettono la cintura di castità vita natural durante o andranno all'inferno.
ESSERE ETERO È PIÙ SEMPLICE. Ci sono quelli che sono gay ma vorrebbero avere una famiglia tradizionale e dei figli loro. Quelli che vorrebbero essere etero anche solo perché essere etero è molto più semplice, devi nascondere e spiegare molte meno cose, mentre essere gay in una società modellata sulla coppia eterosessuale è come essere celiaci in una panetteria: non c'è nulla di pensato per loro, oppure, quando va bene, c'è un solo tipo di rosetta, che bisogna prenotare perché la fanno solo due giorni alla settimana.
Comprensibile che realizzare «il desiderio di essere come tutti» al prezzo di una gita fuori porta sia allettante. E che qualcuno tenti di farne un business, specie a Brescia, dove insegna un neuroscienziato di nome Massimo Gandolfini convinto che l'omosessualità non sia, semplicemente, un modo di essere, sia un «disagio identitario» da prevenire e correggere. Chissà se anche sua moglie è una statua di sale.

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