TALI E QUALI 7 Giugno Giu 2015 1400 07 giugno 2015

Napoli, il mestiere del sosia tra rischi, fortune e assurdità

'Gemelli' di Totò, Maradona, Reina, D'Alessio, D'Angelo. E persino di De Magistris. Quando somigliare a qualcuno è un lavoro. Il pericolo? Essere presi per un boss.

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Per colpa di una somiglianza Gaetano D., marito accusato dalla consorte di averle ammazzato l’amante, è rimasto in carcere per quattro tormentati anni.
A incastrarlo era stata proprio la moglie fedifraga, che in buona fede aveva giurato in tribunale: «L’ho riconosciuto, è lui l’aggressore!».
Salvo poi, quattro anni dopo, dover ammettere - grazie a un pentito che ha spifferato la verità - l’incredibile somiglianza riscontrabile tra lo sfortunato marito e uno degli assassini.
SOMIGLIARE È RISCHIOSO. A Napoli somigliare a qualcuno può voler dire un sacco di cose.
Disgrazie, per esempio. E guai.
Ma anche immensa fortuna. Comunque, è un qualcosa che segna la vita. La cambia.
E conferma quanto davvero sia pirandelliana fino al midollo la città dove più che altrove «tutto non è mai come invece appare».
Eduardo De Filippo, nella commedia Le voci di dentro e poi in altri lavori della sua estrema fase artistica, della terribile “dicotomia vesuviana” aveva colto da par suo l’intima essenza, gli umori profondi, la viscerale carnalità.
A CENTINAIA COME TOTÒ. Sosia a Napoli, gioia e dolori.
Dai vicoli del rione Sanità alle strade eleganti del centro, a centinaia “assomigliano” a Totò.
Ed è come una malattia, anzi un istinto: molti “sono” Totò e non hanno neanche bisogno di truccarsi.
Pazzarielli nel Dna. Principi ereditari dello sberleffo.
MARADONA RICERCATISSIMI. Somigliare conviene. Ma non sempre. Negli Anni 90 i ragazzi che un po’ ricordavano nelle sembianze il grande Diego Maradona erano ricercatissimi dalle comitive di coetanei e dai locali più alla moda.
Una serata, un centone. Con le ragazze, poi, era uno sballo.
Un giovane comico, Lino Barbieri, divenne famoso a livello nazionale ripetendo fino alla noia la gag di Dieguito che canticchiava in palcoscenico.
PURE SORRENTINO SCEGLIE I SOSIA. Oggi come ieri, anzi di più. Nel suo film Youth il regista napoletano premio Oscar Paolo Sorrentino, tifosissimo della squadra del Napoli, ha fatto recitare l’attore Roly Serrano, identico al campione argentino, nel ruolo di un Maradona obeso ma capace di far miracoli perfino con una pallina da tennis.
L'ILLUSIONE DI SEMBRARE LA FICO. Sulle somiglianze c’è anche chi si illude: è il caso di tale Raffaella Parvolo, napoletana, che su Facebook ha raccolto 23 mila “mi piace” pubblicando le foto in cui - assicura - si palesa la sua straordinaria somiglianza con la show girl Raffaella Fico, ex fidanzata di Mario Balotelli.
Illusione? Lei dice di no.

Tali e quali a Lavezzi e Reina

Il portiere Pepe Reina (destra) ha un sosia, Vinicio Brigante (sinistra), un futuro da magistrato.

Reale invece per i napoletani resta la somiglianza («Impressionante», specificano) fra l’ex eroe dello stadio San Paolo Ezequiel Lavezzi, giocatore ora militante nel Paris Saint Germain, e il bravo attore Luigi Lo Cascio.
Al portiere Pepe Reina, rimasto nel cuore dei napoletani fino al punto che potrebbe ritornare, somiglia invece Vinicio Brigante, un passato da portiere (davvero) di pallanuoto e un futuro da magistrato: «La somiglianza? Con gli amici è un tormentone», ammette divertito, «ma alla fine il vero Reina l’ho conosciuto a una cena cui ha partecipato anche un altro calciatore, Paolo Cannavaro, che a sua volta ha un sosia che si chiama Michele Grassi».
VIOLETTA NOLEGGIABILE. Lungo i viali della periferia, su una vetrina, un cartello avverte: «Per la festa dei tuoi bimbi è disponibile sosia di Violetta».
La tariffa è contenuta, la sorpresa (per i bimbi) è assicurata.
La finta Violetta non canterà e non farà assolutamente niente, ma che importa?
IL PERICOLO DI SEMBRARE UN BOSS. In alcuni quartieri a rischio somigliare a un amico del boss o a un suo affiliato può far sì che si spalanchino tutte le porte.
Ma costituisce anche una condizione ad altissimo rischio perché gli scambi di persona risultano assai frequenti.
E le vendette a suon di mitraglietta, pure.
Nel 2013, a Mariglianella, un paesino a Nord di Napoli, venne ammazzato a colpi di pistola sotto casa della fidanzata l’operaio Lino Romano, 30 anni, incensurato.
La sua colpa? Somigliava, secondo i killer, a uno scissionista di camorra da far fuori.
SOSIA MANDATI IN AVANSCOPERTA. Il sosia è utile.
Non è raro che il boss, per saggiare la presenza delle forze dell’ordine o dei clan nemici in zona, mandi in avanscoperta nel quartiere uno dei guaglioni che più gli assomiglia.
Se gli sparano, stipendio a vita per i parenti.
Se lo arrestano, assistenza garantita.

C'è qualcuno che si finge cugino di De Magistris

Luigi De Magistris ha un sosia: Antonio de Magistris, animatore dei circoli di Forza Italia.

Sosia a Napoli, si va oltre il paradosso.
In questi giorni fa scalpore la denuncia presentata in procura dal sindaco Luigi De Magistris, inquieto perché un suo sosia sta girovagando per uffici e locali spacciandosi per suo cugino.
L’uomo, che sembra sia un imprenditore nel campo dei servizi, usa modi garbati ed eleganti, è gentile con tutti, e finora non si sarebbe macchiato di alcun reato specifico.
PER DARSI IMPORTANZA. Né avrebbe “usato” la millantata parentela col sindaco per raggiungere qualche fine illecito. La mania di fingersi parente di “Giggino”, insomma, costituirebbe solo un vezzo per darsi un po’ di importanza in città e accattivarsi simpatie fra i potenziali clienti.
De Magistris - quello vero - ha ritenuto però opportuno prevenire eventuali problemi denunciando il tutto alla procura, assistito da due valenti legali.
Nelle prossime ore sarà sentito dai magistrati. Il reato ipotizzato, al momento, a danno del “finto Giggino” (come ormai lo chiamano in città) è quello di sostituzione di persona.
FORZISTA SOSPETTATO. Il bello è che, di equivoco in equivoco, di pagare per tutti nel tourbillon dei sosia ha rischiato tale Antonio de Magistris, rispettabile architetto sannita animatore dei circoli di Forza Italia, che pure assomiglia al sindaco ex pm.
È lui o non è lui, il millantatore misterioso? La storiaccia stava per sbracare in baruffa “politica”, ma poi - per fortuna - si è appurato che “non è lui e tante scuse”.
Somiglianze, imbarazzo, parentele vere e fasulle.
IL PARENTE È CIRINO POMICINO. Per fortuna, a Napoli nessuno più ricorda il legame di sangue che invece esiste, è certificato ed è stato a suo tempo perfino (scherzosamente) rivendicato, tra il sindaco arancione Luigi de Magistris e l’ex ministro democristiano («Prego, andreottiano», precisa lui) Paolo Cirino Pomicino.
Tra loro, nessuna somiglianza. Né fisica né ideologica o di altro genere. Eppure, sono davvero cugini.

D'Alessio o D'Angelo: 'somigliare' a Napoli è un mestiere

Un barista napoletano, Sergio Vulcano, e la sua incredibile somiglianza con l'allenatore Rafa Benitez.

Ma c’è anche chi con le somiglianze si diverte a sparigliare certezze, come al gioco delle tre carte.
A gennaio 2015 le vie del centro sono state invase per due o tre giorni da un finto Matteo Salvini che, somigliante in misura inquietante al leader leghista, ha incassato sorridente le bordate di fischi e pernacchie a lui riservate dal popolo napoletano.
Ai matrimoni in provincia, poi, con la crisi che incombe i sosia la fanno da padroni.
COMPARSE ECONOMICHE. Se la presenza alla cerimonia di un Gigi D’Alessio o di un Nino D’Angelo costa troppo per le poco capienti tasche del papà della sposa, non c’è mica da spaventarsi: si può ingaggiare il finto D’Alessio o il finto Nino D’Angelo che - mai con uguale potenza vocale, ma somigliando assai ai big dal cachet troppo salato - allieteranno la serata nuziale per un decimo del costo Iva compresa.
“Somigliare”, a Napoli, è perfino un mestiere.
La città, rassegnata alla perdita dei treni che contano, si accontenta sempre più di frequente di una buona copia visto che l’originale è quasi sempre irraggiungibile.
Essere o assomigliare? Il confine, se si fa uno sforzo, può farsi assai labile.
VULCANO, L'ALTRO BENITEZ. E così è cambiata la vita a Sergio Vulcano, 47 anni, barista in piazza Garibaldi: quando due anni fa è sbarcato a Napoli Rafa Benitez, l'allenatore spagnolo chiamato a rilanciare la squadra di calcio del Napoli, tutti hanno riscontrato divertiti la straordinaria somiglianza col sorridente barista coi baffi.
E via con valanghe di caffè, richieste di autografi, inviti a cena, offerte pubblicitarie, interviste dei cronisti sportivi che da lui pretendevano perfino indiscrezioni e dritte sulla formazione.
Ora che Benitez se ne è andato al Real Madrid, per il barista Vulcano si sono spente le luci.
E le attenzioni di tutti. Ma lui sorride sornione, e sembra proprio il mister.
Tanto è vero che un tifoso, inquieto, sussurra: «Vuoi vedere che Rafa è rimasto qui e a Madrid ha spedito il suo sosia barista?».

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