Maturità 150616172950
GIALLO RISOLTO 16 Giugno Giu 2015 1730 16 giugno 2015

Terza prova di Maturità, 4 o 5 materie? Miur: «Decide la scuola»

Sul «quizzone» circolare mal interpretata: panico fra gli studenti. Poi il chiarimento del ministero dell'Istruzione: «Nessuna sorpresa».

  • ...

Studenti alla prova di Maturità.

Pasticcio sul «quizzone» di maturità. La circolare del Miur che prevede il numero di materie della terza prova, quella che si terra lunedì 22 giugno, è scritta in uno stile burocratico che ha fatto allarmare alcune scuole lasciando pensare che esistesse un obbligo di dare l'esame preparandosi obbligatoriamente su cinque materie e non su quattro (o tre), come la maggioranza delle scuole si aspetta e come gli studenti hanno sperimentato, durante le esercitazioni in corso d'anno.
Dubbi interpretativi che per qualche ora hanno seminato il panico tra i professori, gli studenti, nelle case, in tutta Italia. «Perché», si chiedevano i ragazzi, che temono cambiamenti in corsa che potrebbero avere ripercussioni negative sul voto finale, «un cambiamento così significativo proprio alla vigilia dell'esame, senza tener conto delle simulazioni e delle indicazioni ricevute durante l'anno»?
DUBBI SCATENATI DA UN «DEVONO» NEL TESTO DEL MINISTERO. Il problema è nato nell'interpretazione di un punto della circolare del Miur del 29 maggio, dove si legge: «Nella terza prova devono essere coinvolte, entro il limite numerico determinato nell'articolo 3, comma 2, del dm 429/2000, tutte le discipline comprese nel piano di studi dell’ultimo anno di corso, purché sia presente in commissione personale docente fornito di titolo ai sensi della vigente normativa». Nel decreto del 2000, citato dalla norma, si legge che oggetto della prova sono «fino a 5 materie»: una formulazione che prevedeva il numero cinque solo come un limite massimo. Ma quel «devono» contenuto nel documento del 29 maggio ha fatto sentire qualche commissione vincolata a utilizzare proprio cinque discipline. Anche perché l'anno prima, nell'analogo documento contenente le indicazioni per l’esame era scritto «possono», anziché «devono».
IL MINISTERO FUGA I DUBBI: «NESSUNA SORPRESA». In realtà la decisione spetta alle singole scuole, come prevede la riforma Berlinguer del 2000. E come ha chiarito anche lo stesso ministero dell'Istruzione con una nota chiarificatrice diffusa sull'onda delle richieste e delle proteste. «Nessuna sorpresa sulla terza prova dell'esame di Maturità che non deve obbligatoriamente riguardare cinque materie, ma 'fino ad un massimo di cinque', secondo quanto previsto dal Dm n. 429 del 2000». E ha confermato la linea che rasserenerà gli animi: «La terza prova è predisposta dalle Commissione d’esame sulla base del documento che è stato definito entro il 15 maggio scorso da ciascun Consiglio di classe».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso