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SPIRITO ASPRO 27 Giugno Giu 2015 0900 27 giugno 2015

Non maltrattate nonna Grecia: le dobbiamo tutto

Geniale e rispettata da giovane, ora è considerata alla stregua di una vecchia bollita. Ma senza il suo contributo alla cultura, noi saremmo rimasti bàrbaroi.

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La bandiera della Grecia e quella dell'Unione europea davanti al Partenone.

Immaginiamo di avere una nonna che in gioventù è stata una maestra geniale, ammirata in tutto il mondo, seguita e imitata da generazioni di intellettuali e scienziati.
Una luminare che nei suoi anni migliori ha scritto capolavori della letteratura, ha raggiunto le vette più eccelse del pensiero e, non contenta, si è distinta anche nell'arte e nell'architettura.
Ma che, come succede a molti geni, ha sempre avuto un carattere bisbetico e scarso senso degli affari, oltre che poca fortuna nella vita privata.
GIÙ LE MANI DA NONNA GRECIA. È stata maltrattata e aggredita da vicini violenti, depredata da rapinatori di passaggio, sequestrata da bruti in divisa e, col passare degli anni, snobbata da allievi più giovani e furbi, che hanno imparato tutto da lei ma ora, ricchi e potenti, fingono di dimenticarselo.
Anzi, sostengono che l'anziana male in arnese di oggi non è la loro gloriosa insegnante, ma solo una sua lontana parente col cervello in pappa e le mani bucate, verso cui non hanno alcun dovere di riconoscenza, e se le hanno prestato dei soldi, li rivogliono indietro tutti, a costo di farla vivere in miseria.
QUANTI TORTI NEL CORSO DEL TEMPO. La trattano da vecchia imbrogliona e le fanno pure la morale, mentre i loro figli a scuola studiano i libri che ha scritto lei e nei loro salotti troneggiano le opere d'arte realizzate da lei e rubate da casa sua. Sì, ok, la testa di nonna non è più quella di una volta, la poliedrica genialità dei begli anni se n'è andata da tempo, ma non è sicuramente Alzheimer, perché lei di memoria ne ha anche troppa e ricorda benissimo tutti quelli che le hanno fatto torto nel corso del tempo.
Del resto il perdono è un concetto estraneo alla sua cultura e quando, da giovane, si è trovata in posizioni di comando, lei stessa non è mai stata un esempio di clemenza o di moderazione verso gli insubordinati, anzi. Non chiede mai scusa e, oggi come duemilacinquecento anni fa, è convinta di avere sempre ragione.
UNA VECCHIA INDOMABILE. No, non è un tipo facile, nonna Grecia, e non lo è mai stata. Altezzosa e snobbissima da ragazza, quando chiamava «baluba» (che è quel che significa «bàrbaroi», in sostanza) tutti quelli che non conoscevano la sua lingua o non la parlavano bene.
E si impunta pure da vecchia, fiera e sfrontata con le pezze al culo, davanti ai nipoti che, culturalmente parlando, rispetto a lei sono pidocchi rifatti e oggi la considerano la pecora nera della famiglia.
Dovrebbe piagnucolare sui suoi sbagli, accettare dei tutori, mangiare solo cicoria bollita e prendere le schifose purghe somministrate dalla badante tedesca, e invece no: la vecchia indomabile prende tempo come Penelope, tessendo e disfacendo strampalate riforme e privatizzazioni.

Il Paese ellenico ha meriti in tutti i campi dello scibile

Ora, se esistesse una legge Bacchelli per gli Stati, la Grecia dovrebbe esserne la prima beneficiaria, per i suoi meriti in tutti i campi dello scibile.
Vi immaginate cosa sarebbe la cultura europea senza l'apporto ellenico?
O meglio, esisterebbe una cultura europea, se i Romani e l'Oriente (compresa la Palestina, culla del Cristianesimo) non avessero avuto per secoli il greco come prima o seconda lingua?
SERVE UNA TROIKA CULTURALE. Se l'astuto e sfacciato (oltre che stragnocco) Varoufakis ci obbligasse a restituire tutti i vocaboli greci che usiamo nella scienza, nella letteratura e nelle arti, rimarremmo, semplicemente, senza parole, farfuglianti, di nuovo «bàrbaroi».
E quanto all'arte, mi associo alla proposta lanciata da Marcello Madau: formare una «troika culturale» per valutare tutti i profitti che i Paesi europei, dalla Francia alla Germania, dall'Italia all'Inghilterra, hanno ricavato dalle opere d'arte greche custodite, più o meno a buon diritto, nei loro musei: profitti non solo in termini di biglietti staccati, ma di incremento del turismo, di crescita dei prezzi fondiari intorno ai grandi musei, eccetera.
SIAMO NOI A ESSERE IN DEBITO. Per quanto riguarda la scrittura, se Tsipras si riprende anche solo Iliade e Odissea, saltano i tre quarti dell'immaginario e della letteratura occidentale.
Spiacente per tutti quelli, Italia compresa, che hanno prestato tanti soldi a questa vecchia orgogliosa e pasticciona. Ma ogni bambino che nasce in Occidente ha già con nonna Grecia un debito colossale.
Lo sapevano già i giovani europei di 200 anni fa, che nel 1820 mollavano tutto e correvano a combattere per liberarla dal giogo ottomano. La gretta Europa di oggi, invece, la scrolla per le spalle per farle uscire dalle tasche gli ultimi spiccioli. Senza alcun rispetto né gratitudine per lei, sua nonna e madrina (fra le altre cose, le ha dato anche il nome che porta: quello di una bellissima principessa rapita da Zeus in forma di toro).
ORA LASCIAMOLA IN PACE. Al diavolo il debito, lasciamo respirare la Grecia, le dobbiamo tante cose e tanto grandi che, se esistesse una giustizia storica, dovremmo coprirla d'oro per un altro millennio. La sua stagione più feconda e gloriosa, del resto, iniziò nel VI secolo proprio con un megacondono dei debiti: lo «scuotimento dei pesi» di Solone, che liberò tanti cittadini ateniesi dall'incubo di diventare schiavi dei propri creditori.
Quei cittadini liberi inventarono la democrazia, la filosofia, il teatro. Sarebbe bello che i vertici Ue guardassero a Solone, anziché limitarsi a fare i soloni. Forse, scuotendo via i pesi che opprimono nonna Grecia, lo spirito europeo tornerà a volare.

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