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LIBRI 30 Giugno Giu 2015 1849 30 giugno 2015

«Giornalismi nella rete», manuale di sopravvivenza per i media sul web

Google, Facebook, Twitter e gli algortimi: Mezza scrive un volume per cronisti 2.0.

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Il libro Giornalismi nella rete.

«Una vera bomba nucleare».
Così Michele Mezza, giornalista Rai e docente di Culture digitali all’Università Federico II di Napoli, definisce la notizia che nella primavera del 2015 gli ha imposto di rivisitare il suo nuovo libro pronto per essere stampato, Giornalismi nella rete.
ACCORDO COI SOCIAL. Si tratta dell'accordo tra Facebook e alcune delle più prestigiose testate globali, come il New York Times e il Guardian: i giornali cedono le proprie notizie e il social network si incarica di distribuirle in tutto il mondo, a seconda dei profili personalizzati che ha ricavato dai suoi 1,5 miliardi di utenti.
«Una novità destinata a stravolgere completamente l'identità e la funzione dell'informazione nei processi di configurazione dell'opinione pubblica e delle modalità di produzione delle notizie».
UNICA EDICOLA GLOBALE. In sostanza i giornali «spariscono come soggetto e diventano fornitori di un'unica edicola globale che si arroga il diritto di decidere quali notizie ognuno di noi preferisce», spiega Mezza nel volume in uscita con un sottotitolo emblematico: 'Per non essere sudditi di Facebook e Google' - l'editore è Donzelli.
GIORNALISTI IN PERICOLO. Giornalismi nella rete è un manuale di sopravvivenza per operatori dell'informazione in uno scenario dominato dai grandi imperi dei service provider, da Google a Facebook, da Twitter a Amazon, «che stanno ingoiano gli editori e minacciano di fare altrettanto con i giornalisti, tutti assorbiti in un unico flusso di news».
DOMINIO DEGLI ALGORITMI. Ma a essere messa in discussione non è solo una categoria, quella dei giornalisti.
Tutti noi abbiamo preso l'abitudine di delegare la soluzione di tanti problemi quotidiani agli algoritmi che fanno funzionare Google, Facebook e così via sulla base di una precisa selezione di valori.

Bisogna governare l'innovazione, non esserne governati

Mezza mette in guardia: adottare quegli algoritmi significa importare culture e visioni del mondo, che ne siamo consapevoli o meno.
Siamo sicuri che lo si possa fare rimanendo autonomi e sovrani?
SERVE AUTONOMIA. «Il metodo, l'approccio critico, l'abilità a governare l'innovazione e non a esserne governati è il nostro obbiettivo. Se aumenta la potenza dei grandi centri tecnologici, che smaterializzandosi diventano modi di pensare e di comunicare, allora il singolo soggetto, produttore o utente, oggi conta poco, deve avere una mappa cognitiva in grado di poter criticamente rapportarsi alla progressione dei nuovi dispositivi per preservare autonomia e sovranità dell'operatore rispetto all'applicazione», scrive Mezza.
LIBRO CON FILMATI. Per questo il libro è anche un laboratorio di formazione, con i Qr code che proiettano le pagine in Rete mostrando 120 fra filmati e documenti originali visibili con uno smartphone.
Sono tanti i protagonisti del giornalismo italiano che nel libro si confrontano con l'autore sullo tsunami che sta investendo i mass media.
DALL'ANSA A REPORT. A cominciare da Giulio Anselmi, oggi presidente dell'Ansa, già direttore di giornali oltre che della stessa agenzia, che è anche autore dell'introduzione.
E ancora Ezio Mauro, direttore de la Repubblica, Roberto Napolitano, direttore de Il Sole 24 Ore, Paolo Madron, direttore di Lettera43.it, Lucia Annunziata, direttore dell'Huffington Post italiano, Milena Gabanelli di Report e così via.
ABBONDANZA, EPPURE CRISI. Mezza sottolinea un paradosso: siamo immersi in un'abbondanza di informazioni senza precedenti, e allo stesso tempo il giornalismo non ha mai vissuto una crisi come quella che lo attanaglia oggi.

In 10 anni negli Usa cancellato il 46% dei ruoli giornalistici

Negli Stati Uniti in 10 anni il 46% dei ruoli giornalistici è stato cancellato nelle testate.

Negli Stati Uniti, che in questo campo precorrono i tempi più che mai, negli ultimi 10 anni il 46% dei ruoli giornalistici è stato cancellato nelle testate.
QUOTIDIANI IN CALO. In Italia, la diffusione dei quotidiani continua a calare: siamo scesi al di sotto del numero che se ne vendeva dopo la Prima guerra mondiale. Siamo tornati al 1920.
L'autore affronta il tema del profondo e inesorabile cambiamento del ruolo e della funzione del giornalista, già trattato in altri suoi volumi precedenti, da Media senza mediatori a Sono le news, bellezza.
REDAZIONI RISTRETTE. Mezza non ci gira attorno: «Oggi il giornalismo è una pratica che tende largamente a tracimare dai recinti delle redazioni e dei media in generale. E, contemporaneamente, a ritirarsi dalle redazioni, che si contraggono se non proprio si spengono».
MALEDETTO PROGRESSO. Il problema è che i giornalisti fanno una gran fatica ad accettarlo. L'autore cita nientemeno che Totò nel film Miseria e Nobiltà: il principe De Curtis è un affamatissimo scrivano pubblico che, insieme con la sua spalla, che invece è un fotografo da strada, maledice il progresso.
I due intuiscono che i loro mestieri sono in declino perché «la gente va troppo a scuola e impara a scrivere da sola e poi si compra anche le macchine fotografiche».
Scrive Mezza: «Come novelli Totò, i giornalisti maledicono quella naturale tendenza a farsi l'informazione da soli, a ricercare le notizie nel flusso di relazioni che scorre sulla Rete».

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