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MUSICA 4 Luglio Lug 2015 1400 04 luglio 2015

Sofia Brunetta, nuova indecifrabile voce black

Salentina dalle mille idee. Con un album denso di generi neri: soul, funk e R&B. Perfino reggae. Personaggio sfrontato. Ma riuscito. La sua rilettura delizia.

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Brunetta, un'artista votata ai generi neri: soul e funk e R&B e rispettivi derivati.

Si fa un gran parlare di questa Sofia Brunetta, salentina con molte e chiare idee, che di ritorno da avventure sonore londinesi e canadesi sforna il suo biglietto da visita Former, che tutti dicono inafferrabile perché può cominciare con un doo wop Anni 50-60 in cui infila un passaggio latinos alla Pixies e riuscire a farlo sembrare sensato.
Qui si pone subito un problema, un dubbio: Sofia è una ragazza moderna che guarda al passato o una ragazza antica che si riveste di modernità?
Sarà lana caprina, sarà sesso degli angeli, ma capirlo ci aiuterebbe a decifrare in controluce la sua anima che effettivamente un po' spiazza.
ELETTRONICA VINTAGE. Lei a un certo punto, per presentarsi da solista abbandonando il progetto “Lola & The Lovers”, ha deciso di votarsi ai generi neri, soul e funk e R&B e rispettivi derivati, adornandoli con elettronica più o meno vintage e spruzzi di quelle atmosfere che per comodità chiamiamo “indie”, anche se ha poco senso.
La assiste in questo incanto caleidoscopico il complice dj Sonda, alias Giovanni Ottini, che anche suona un po' di tutto, insieme a una band di amici che è importante perché consente una compattezza, un afflato che in effetti si coglie, si respira.
UN DISCO SFUGGENTE. Ne esce un album intrigante, sfuggente, forse paraculo anche se lei, Sofia, giura che sia questa, questa e non altra la musica che oggi sente, che la rappresenta.
Doo wop all'italiana, alla salentina, ma tra le sue corde poca Betty Curtis, Jenny Luna o Mina e invece, in modo astuto, possono affiorare Macy Gray (Arthur and I è paradigmatica, ma anche Man non scherza), o Laurin Hill, per dire fonti ma anche nomi di richiamo, nomi-ponte fra tradizione e modernità, nomi che consentono una rilettura delle radici.

Sfocia persino nel reggae di consumo

L'album di Sofia Brunetta, Former.

Naturalmente il disco - breve, poco più di mezz'ora, ma denso - non sta tutto qui; divaga nell'apparente easy listening, che poi così facile non è, di Crossroad, uno dei momenti più riusciti, con suggestioni noir in bianco/nero, nell'insonnia di Take Me Somewhere, che può piacere e non piacere, suonare ambiziosa o pretenziosa, nelle morbidezze insidiose di Elephant che stanno a un passo dallo sfociare nel reggae di consumo di Jammin' di Stevie Wonder.
PIÙ DI NINA ZILLI. E a questo gioco convincono più di una Nina Zilli troppo occupata a piacere e a piacersi, nel fremito black rock di Golden Cage, e c'è ancora posto per le spazzole di Saturday, compromesse con folate di organo e qui le atmosfere scure, nere retrocedono ancora, fino al soul di Leaves and Flowers, dove forse la voce osa un po' troppo nei ghirighori di raccordo.
VOCE FILTRATA. La chiusura è giustamente affidata all'afterhours di Black Little Star, vagamente alla Tuck and Patti. Una chitarra elettrica stende un tappeto jazzato.
La voce filtrata, fumo dappertutto, il locale chiude: signori, buonanotte.
La voce di Sofia è un altro punto da chiarire.
Lei si trova naturalmente a suo agio nel canto aperto, spiegato.
SERVE PROFONDITÀ. Viaggia sui toni acuti, ma proseguendo in questo genere, se sarà la black music in tutte le sue ramificazioni, se questa si confermerà la sua scommessa di vita, dovrà necessariamente acquisire profondità, scendere a volte di frequenza, abbandonare le ultime reminiscenze punk rock e consacrarsi a un genere che conosce altri impeti, altra rabbia e altra estasi.

Un album forse indeciso, ma pieno di suggestioni

Sofia Brunetta, salentina dall'anima black.

Diciamo un disco apparentemente dispersivo, apparentemente indeciso sulla direzione da intraprendere, ma che in effetti può rivelarsi, assimilandolo, più accorto, più malizioso che a una prima impressione.
Forse la indeterminatezza è cercata, apparecchiata, forse Sofia semplicemente non si pone, adesso e qui, troppi problemi su chi essere e dove andare a parare, ha costruito un album di suggestioni.
SALENTINA SFRONTATA. Un assaggio, diremmo riuscito, un sondare il terreno di un genere nobile, impegnativo, che una bianca salentina affronta con la sfrontatezza dell'età, ma anche di una notevole esperienza già messa insieme.
Cosa che può piacere e non piacere, sedurre o lasciare sospetti di presunzione.
QUANTA PROMOZIONE. A noi piace l'approccio, piace il disco che sfrutta i canovacci black e ci infila dentro riverberi, elementi dissociati e spiazzanti, una rilettura italiana, salentina, e piace anche il modo in cui Sofia si sta sbattendo come una matta per la promozione, non dimenticando che si tratta di una produzione praticamente indipendente, con tutte le difficoltà del caso e del momento.
UN LAVORO ORGOGLIOSO. Di sicuro è un primo album solista che chiede, che pretende di non passare inosservato; orgoglioso, fin troppo, con una cura dei dettagli e delle orchestrazioni che come minimo dimostra una cosa: oggi un artista emergente per non dire esordiente, può presentarsi con un lavoro privo di ingenuità, con una esperienza compositiva e soprattutto produttiva che impressiona come impressionano i ragazzini-prodigio, venuti fuori dal guscio già adulti, già maturi e per questo capaci di insospettire se non indispettire.
PER ORA CI DELIZIA. Sofia non indispettisce, ci delizia con la sua rilettura black, ma anche ci lascia la voglia di aspettarla al varco. Magari con meno maturità e un pizzico più di incoscienza.

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