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LA MODA CHE CAMBIA 5 Luglio Lug 2015 1600 05 luglio 2015

Volete essere stilisti? Prima studiate filosofia

Non basta disegnare un abito per avere coscienza del corpo che lo indosserà. Servono Archimede e Leibniz.

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Un momento della sfilata di Z Zegna a Milano.

Un tempo si diceva che i medici migliori uscissero dal liceo classico.
Le università in cui avevano studiato e in cui si erano successivamente specializzati importava, come ovvio, ma fino a un certo punto.
L'elemento che faceva la differenza era il liceo, e quel liceo era appunto il vecchio, caro liceo classico di matrice italiana o, al limite, francese (con conseguente baccalaureat), che resiste, per fortuna mai colpito al cuore, a una serie di riforme una più scellerata dell'altra.
NON È TUTTO INFORMATICA. Tutte in apparenza votate a trasformare il tempo indispensabile della riflessione e dell'apprendimento delle teorie attorno al pensiero, alla logica e alla storia in un apprendistato da periti informatici versati (si fa per dire, essendo poi gli italiani costretti a studiare con insegnanti non madrelingua) nell'uso dell'inglese.
Non credo di essere la sola a pensarla così e neanche che l'Italia sia l'unico Paese a dover subire un progressivo e forse eccessivo pragmatismo di natura tecnico-mercantile nell'evoluzione del proprio sistema scolastico.
ALLA RICERCA DI SUSSIDI. Qualche mese fa un cattedratico delle 'humanities', cioè della facoltà di scienze umanistiche, di Oxford ha lasciato il prestigioso incarico perché stanco di doversi confrontare con un sistema che lo invitava - in realtà costringeva - a cercare ovunque e disperatamente fondi, sussidi e borse di studio presso aziende e imprese.
Cioè a stabilire quei famosi 'bond', quei ponti e quei contatti con il mondo del lavoro che per alcune discipline, come per esempio il marketing, sono elemento vitale e naturale.
Mentre per altre, pensiamo alla filologia classica, per esempio, sono del tutto irraggiungibili e non giustificabili.
A meno di non incappare in un imprenditore illuminato come per esempio è stato per l'Italia Niccolò Canussio con la sua Fondazione. E che però, guarda caso, era ancora un medico.
DOPPIO EVENTO MILANESE. È stato inevitabile pensare a tutto questo di fronte ai lavori presentati dalle scuole di moda italiane, molte delle quali milanesi, durante la prima edizione di Milano Moda Graduate promossa da Camera nazionale della moda italiana, e nel corso della seconda edizione di I-skool, concorso di caratura, scuole e partner internazionali creato dal colosso turco del denim, Isko, che si sono tenute entrambe il 2 luglio a Milano.
MANCANO STUDI CLASSICI. In quasi tutti i lavori, italiani o internazionali, alcuni davvero interessanti per la freschezza d'approccio, era però perfettamente leggibile la mancanza di studi classici, l'assoluta ignoranza di logica, filosofia, scienze matematiche.
Nei rari tentativi di approccio alla couture era evidente anche la rapida infarinatura di storia e di storia dell'arte tout court, ma non è questo il punto.
Il punto è che nessuno di quei ragazzi è mai, o solo e davvero marginalmente, entrato in contatto con Eraclito, con Archimede, con le monadi di Leibniz, con il relativismo di Schopenhauer, cioè con chi si è confrontato, giorno dopo giorno, per tutta la vita, con le grandi questioni dell'universo.
CHI SONO E COSA CI FACCIO QUI? A partire da quella più semplice, banale e universale: chi sono io?
Dove mi trovo, che cosa faccio qui, qual è il mio ruolo e, soprattutto, qual è il mio spazio in questo universo?
Avere riflettuto su questi punti aiuta, per esempio, a curare meglio i propri simili, a chinarsi con partecipazione ed empatia sulle loro infermità, ma anche ad avere coscienza che un braccio è qualcosa di diverso da un prolungamento della tastiera del cellulare, oppure che la cassa toracica si espande per immettere l'ossigeno grazie al quale entriamo migliaia di volta al giorno in contatto con l'elemento in cui siamo immersi, l'aria, e che ha forme e proporzioni da rispettare (da un paio di secoli almeno) e semmai valorizzare.
NON BASTA SAPER DISEGNARE. Non basta saper disegnare un cartamodello, punto forte della pur veneranda scuola Marangoni, per avere coscienza di sé, del proprio corpo e della sua proiezione nel mondo, così come non basta sfogliare ossessivamente tutte le edizioni di Vogue, The Porter e Love per penetrare nei segreti dell'eleganza e dello styling, mestiere feticcio di questi ragazzi che vorrebbero saper allestire mostre con il gusto scintillante di André Leon Talley o commentare le tendenze della moda come Vanessa Friedman senza prendere in considerazione il fatto che il primo vanta un dottorato su Gustave Flaubert e la seconda una laurea a Princeton.
UN PENSIERO OLTRE LE PIEGHE. Insomma, per creare una gonna bisogna saper andare oltre il sostantivo che la definisce, o quella gonna non sembrerà mai tale, ma solo un puro, banale e malriuscito esercizio, senza alcuno stile.
Soprattutto, e questo è peggio, senza alcun pensiero a sostenerne le pieghe.

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