IL CASO 8 Luglio Lug 2015 1440 08 luglio 2015

Libri, Brugnaro e le altre censure a testi e autori

Il sindaco vieta dalle scuole 49 testi pro-gender. Ma non è stato il primo. Da Forza Nuova a Berlusconi, le campagne per cancellare titoli e autori.

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Luigi Brugnaro.

C'era un volta una pecorella particolarmente curiosa che una sera decise di lasciare il gregge per seguire una stella. Però, purtroppo, come in ogni fiaba che si rispetta, si perse finendo in un branco di lupi. Ma - colpo di scena - mamma lupo la accolse allevandola con i suoi piccoli, come racconta Ninna Nanna per una percorella di Eleonora Bellini.
E poi c'era Tango, un piccolo pinguino allevato dai suoi due papà Roy e Silo allo zoo di Central Park a New York. E infine c'è il viaggio del Piccolo uovo attraverso il quale si scopre che tutte le famiglie, tutte, sono uguali per quanto è uguale l'amore che si riceve.
LA CENSURA DI BRUGNARO. Tutte storie da vietare ai minori, perché «sessualmente ambigue» e filo-gender. Almeno secondo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che, appena eletto, ha stilato un indice di 49 titoli per bambini considerati pericolosi.
Così i 1.098 libri acquistati per 10 mila euro della giunta Orsoni per le biblioteche delle scuole a uso degli educatori dovranno essere inscatolati e chiusi in qualche armadio.
Un provvedimento di cui il primo cittadino di centrodestra ha rivendicato con orgoglio in Twitter.


Ipotizzando, da 'complottaro' provetto, che debba esserci un gran bel business dietro la teoria (inventata, è bene ricordarlo) del gender. Insomma, secondo il sindaco la lobby gay specula sugli interessi dei bambini.
Vero è che nel deserto dell'editoria italiana quella per ragazzi è un'oasi felice visto che è cresciuta nel 2014 del 5,7% per un giro d'affari intorno ai 168,3 milioni di euro (esclusa la grande distribuzione). Ma da qui a ipotizzare affari omo-guidati ce ne passa.

Il decisionismo del sindaco non è stato ben accolto, anzi.
L'APPELLO DI LIPPERINI. Basta vedere i flashmob di lettura organizzati in tutta Italia o l'appello lanciato l'8 luglio dall'autrice Loredana Lipperini dal suo blog. «Quanto sta avvenendo a Venezia è di assoluta gravità», ha scritto. «Ritirare dalle scuole della città 49 libri ritenendoli pericolosi portatori di 'ideologia gender', quando fra quei libri ci sono capolavori assoluti della letteratura dell'infanzia, è gesto che va condannato e fermato».
Lipperini chiede aiuto ai tanti scrittori veneziani e persino a Jovanotti, protagonista di un selfie col primo cittadino censore.

I coniugi Brugnaro con Lorenzo Jovanotti.

Quando all'indice finirono gli intellettuali pro-Battisti

Elena Donazzan.

Venezia non è nuova a queste iniziative. E non serve risalire al 1543 quando il Consiglio dei Dieci della Serenissima decise di affidare agli Esecutori contro la Bestemmia il controllo dell'editoria. Un lavoro certosino che diede i primi frutti sei anni dopo. Nel 1549 venne infatti redatto un Catalogo che segnalava «i libri eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita città di Vinegia». Un elenco che, ironia della sorte, conteneva 149 titoli (quello di Brugnaro 'solo' 49) e che in realtà non venne mai applicato dai librai e tipografi.
LA BATTAGLIA DI SPERANZON. Forse a suggerire a Brugnaro la creazione di un indice è stato Raffaele Speranzon, ex missino ed ex assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, tornato in auge con Fratelli d'Italia in appoggio al sindaco.
Nel 2011 ci aveva già provato, intimando alle biblioteche del Veneziano di eliminare i libri diegli autori che nel 2004 avevano firmato l'appello per la scarcerazione di Cesare Battisti. Persone «sgradite» che non dovevano trovare spazio per presentazioni o iniziative culturali. Di più: in caso contrario, il bibliotecario ribelle si sarebbe «assunto la responsabilità».
«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano», disse orgoglioso Speranzon al Gazzettino, «perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali. Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l’esempio per prima. Scriveremo agli assessori regionali Marino Zorzato e Elena Donazzan, perché estendano l’iniziativa in tutto il Veneto».
E DONAZZAN RISPOSE. E Donazzan (la stessa che nel dicembre 2014 promosse la Festa della Famiglia naturale nelle scuole, ben prima del boom della pseudo teoria gender), forzista con radici nel Fronte della Gioventù prima e in An poi, nemmeno a dirlo, rispose. «Un boicottaggio civile è il minimo che si possa chiedere davanti a intellettuali che vorrebbero l'impunità di un condannato per crimini aberranti», spiegò.
E mentre con la mano sinistra cercava di censurare i libri di autori pro-Battisti - tra cui Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Daniel Pennac, Vauro, Pino Cacucci, Christian Raimo, i Wu Ming e la stessa Lipperini - con la destra ne regalava un altro alle scuole: la sacra Bibbia.

Forza Nuova e il rogo (evitato) di Milano

Il popolo del Family Day contro la cosiddetta teoria gender.

Ma la storia recente di roghi, anche se virtuali, di libri è piena.
Il 27 marzo 2015 a rilanciare l'idea di un indice anti-gender - proposta che a molti rievocò i nazisti Bücherverbrennungen (il rogo dei libri) del 1933 - era stata Forza Nuova.
L'appuntamento era a Milano in piazza Oberdan dove, accanto al solito materiale propagandistico, era stato distribuita una black list di 25 libri. Tra questi molte opere sulle 'famiglie possibili' ilustrate da Altan editate da Lo Stampatello.
«CONTRO L'INDOTTRINAMENTO GAY». «Con questi libri si fa propaganda gender nelle scuole. Noi vogliamo proteggere i nostri figli dall'indottrinamento gay, dalle teorie secondo cui il sesso si può scegliere», ha spiegato il segretario cittadino di Forza Nuova, Angelo Balletta, inneggiando al boicottaggio delle aziende e società pro gay come Intesa San Paolo, Ikea, Barilla, Telecom, Eataly, Microsoft, «che danno soldi ad associazioni che mirano solo alla riprogrammazione della società, alle ridefinizione disumana dell'uomo e alla rieducazione forzata dei nostri bambini».
Insomma, come il sindaco Brugnaro, anche Forza Nuova si era schierata contro tutto ciò che punta a «sovvertire la normale natura sessuale». Come se ne esistesse una.
Non si trattava di una novità, però.
LA POLEMICA DEL 2012. Forza Nuova e il Pdl si erano già scagliati nel 2012 contro la casa editrice Lo Stampatello e sempre per l'albo Il Piccolo uovo di Francesca Pardi e Altan. A scatenare la polemica il consigliere pidiellino di zona 3 di Milano Francesco Migliarese che aveva chiesto la censura preventiva di un libro ritenuto «ideologico, fuorviante per i bambini».
«Il Piccolo uovo di Altan. Odiosa cultura omosessuale insegnata ai bimbi. #Roghi in piazza!», avevano poi twittato i neofascisti.

Il militante M5s butta nel fuoco Augias

L'idea del rogo attira, non c'è che dire.
Anche quando a evocarlo e invocarlo non è un partito ma un singolo militante. Come tal Francesco Neri, fondatore del Meetup di Zagarolo, che nel febbraio 2014 postò in Facebook la foto del libro I segreti d'Italia di Corrado Augias reo di aver lanciato l'allarme di deriva fascista per il M5s durante Le Invasioni barbariche.
«In quel camino», scrisse il grillino su Fb, «ho bruciato l’ipocrisia. Il nostro male più grande».



«No ai testi marxisti». La campagna della Cdl

Ma la campagna di censura libraria più imponente fu quella messa in piedi nel 2000 dall'allora Casa delle Libertà.
Lo slogan? «No ai libri di scuola con derivazioni marxiste». La battaglia revisionista venne cominciata dall'ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, non a caso battezzato Epurator dai tempi di Viale Mazzini. Dopo poco tempo aveva contagiato la penisola, dalla Sicilia alla Lombardia, dove la Cdl voleva istituire una commissione ad hoc per esaminare i testi, «evidenziandone carenze e ricostruzioni arbitrarie».
LA SCUOLA SECONDO B. E Berlusconi, pèrontamente, la fece sua. In un incontro a Genova, l'ex Cav spiegò che «nei primi 100 giorni del governo», avrebbe puntato «l'attenzione sui giovani», ergo sulla scuola, «da rifare completamente».
«Ci vogliono buoni insegnanti, buone strutture, buoni programmi», continuò, «i nostri figli non dovranno per esempio più studiare su testi di storia con deviazioni marxiste. Bisognerà giungere a quella che io definisco 'la patente delle tre 'I': inglese, informatica, impresa». Quindi passino le Cinque giornate e il risorgimento, ma occhio a Resistenza e Repubblica di Salò.

Lo scivolone di Amazon: censurati autori e libri gay-friendly

Amazon è diventato una banca per la concessione di prestiti.

Invece si trattò di un errore, almeno secondo l'azienda, la scomparsa di 57 mila volumi dal catalogo Amazon. Casualmente libri attinenti alla galassia Lgbt, come Ellen DeGeneres: A Biography o Greek Homosexuality, fino a libri di Oscar Wilde e Virginia Woolf.
LE SCUSE DELL'AZIENDA. La spiegazione che in un primo momento venne data a un autore che scoprì di essere stato bannato fu che il suo libro era considerato «materiale per adulti». Peccato, però, che i testi pubblicati da Playboy non avevano subito la stessa sorte.
Amazon, messa con le spalle al muro e attaccata sui social, alla fine si scusò. Liquidò il fatto come un «errore di catalogazione», riammettendo nel proprio catalogo molti dei libri in questione.
Più che bruciare o censurare, i libri in Italia soprattutto bisognerebbe leggerli. Memori di un pensiero di Heinrich Heine preso dall'Almansor: «Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini».

Twitter: @franzic76

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