Ideatori Zelig Gino 150710164502
SPIRITO ASPRO 11 Luglio Lug 2015 0836 11 luglio 2015

Ode a Zelig, emblema della risata intelligente

Né snob né becero: il programma ha incarnato il cabaret di qualità. Senza mai sconfinare nell'imposizione di stile 

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Gli ideatori di Zelig Gino e Michele.

Quando chiuse il settimanale satirico Cuore, un ispirato Michele Serra vagheggiò per il cadavere ancora caldo della sua creatura cartacea un funerale irlandese, con allegri canti, balli e bevute - cosa che seccò notevolmente chi ci lavorava: anche nel lontano 1996, quando perdevi di brutto un impiego, festeggiare con gighe e fiumi di Guinness non era la prima cosa che ti veniva in mente.
Per fortuna i papà di Zelig non hanno tentato di fare poesia sulla prossima dipartita dello show comico più longevo e glorioso d'Italia, nato sullo schermo un anno dopo la fine di Cuore, dopo una decennale gestazione on-stage a Milano, nell'omonimo locale di viale Monza 140.
Il duo Gino&Michele e Giancarlo Bozzo, ideatori di Zelig, hanno preferito un sobrio no-comment e annunciato un nuovo progetto per il 2016. Quale, non è ancora dato sapere.
I MERITI DEL DUO GINO&MICHELE. Non è facile inventare un programma in un periodo in cui l'idea televisiva più fresca e allettante è la rivisitazione di Rischiatutto (e la cosa più incredibile è chi la propone sembra credere davvero di fare qualcosa di stimolante e innovativo).
Fra tutti coloro che hanno fatto satira in Italia, Gino e Michele sono sempre stati quelli che meno si piccavano di voler salvare il mondo o insegnare alla gente alcunché, senza per questo rinunciare alla risata intelligente.
UMORISTI MAI EGOCENTRICI. Mai fatto i maestrini, i profeti o i Flaiano da fast-food.
Più umoristi che satiri, pragmatici e un po' sgobboni, così poco egocentrici da lavorare da sempre in coppia senza un'incrinatura (e chi riesce a restare con lo stesso partner per anni e anni è sicuramente dotato di tolleranza gandhiana e saggezza zen), da autori in proprio Gino e Michele sono diventati dei ricercatori della risata, amanti e studiosi della «macchina» della comicità, quell'aspirazione tignosa alla qualità pur nella quantità che caratterizza la «comedy» americana.
IL POTERE DI UNA BATTUTA BEN COSTRUITA. Il loro compendio Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, diventato negli Anni 90 la Bibbia di ogni aspirante autore comico, ha fatto scoprire alla generazione di italiani svezzati dalle tivù del Berlusca a suon di Drive In, Striscia e telefilm Usa il piccolo, eterno miracolo che è una battuta ben costruita, che l'abbia scritta Woody Allen o un anonimo graffitista, Bill Hicks o Gianni Magni dei Gufi.
E molti dei lettori delle Formiche, affascinati dalla figura dello stand-up comedian, hanno debuttato nel locale che prendeva il nome dall'uomo-camaleonte alleniano: Zelig si trasformava a seconda dell'ambiente in cui si trovava perché voleva essere accettato e apprezzato.

Nessuna imposizione di stile

Claudio Bisio e Vanessa Incontrada sul palco di Zelig.

È, spesso, la stessa motivazione che spinge a diventare comici: far ridere è uno dei modi più efficaci e astuti per sopravvivere in un ambiente ostile e attirarsi la benevolenza dei potenziali nemici. «Be a clown, all the world loves a clown», dice la vecchia canzone.
Zelig non imponeva uno stile, una maniera comica (a differenza del suo presunto antenato, il mitico Derby, leggendaria e riconoscibilissima «scuola milanese» del cabaret).
L'unica misura era il gradimento del pubblico - decisamente esigente e avveduto, visto che nella prima infornata di comici zelighiani ci sono Paolo Rossi, Claudio Bisio, Lella Costa, Aldo, Giovanni e Giacomo e Gioele Dix.
RISORSE DA TUTTA ITALIA. Il passaggio su Italia 1 segna il trionfo della ricetta che per più di un decennio sembra realizzare qui da noi il sogno americano di un cabaret né snob né becero, ma sempre di buono se non ottimo livello, alimentato, edizione dopo edizione, da risorse umane apparentemente inesauribili e provenienti da tutta Italia, da Milano (Ale e Franz) alla Sicilia (Ficarra e Picone), da Roma (Enrico Brignano) alla Romagna (Paolo Cevoli), dalla Puglia (Checco Zalone) alla Sardegna (Geppy Cucciari).
Dalla factory Zelig nascono altri programmi, libri, spettacoli, troppi cloni, forse, che indeboliscono il Dna originale. Fatto sta che negli ultimi anni la fucina di talenti produce sempre meno scintille e gli ascolti calano, il che nella tivù commerciale, sia quella privata che quella che continua a dirsi pubblica, è sempre il bacio della morte.
CROZZA È UN'ALTRA COSA. Dall'autunno prossimo ci rimarrà solo lo show di Maurizio Crozza, ormai così istituzionale nella sua perfetta confezione da avere lo stesso peso politico del vecchio Porta a porta di Vespa. A suo modo, Crozza è un infallibile king-maker: le sue strepitose imitazioni sono vere e proprie investiture mediatiche per chi ne è oggetto, il più lampante sigillo del successo. Il cabaret, la satira, sono tutt'altra cosa.
Di chi la colpa? Marco Posani, autore della prima edizione di Zelig, sottolinea la necessità di fare nel cabaret qualcosa di nuovo e diverso, anche rispetto alla comicità del web; per Enrico Bertolino, uno dei primi laureati di quella che definisce «l'Università del cabaret», bisogna sapersi adattare ai continui cambiamenti del sistema mediatico: essere più camaleontici di Zelig, insomma.
UN'ECCELLENZA ITALIANA. Cosa strana, nessuno accusa del tracollo della trasmissione Matteo Renzi, al quale oggi si addebita praticamente tutto. Anche se, a ben vedere, qualche responsabilità il premier ce l'ha. E pure qualche dovere di gratitudine verso un programma che in gioventù deve aver guardato parecchio e nel quale, se avesse scelto il cabaret anziché il suo succedaneo più remunerativo, la politica, avrebbe fatto un'ottima riuscita.
Zelig non sarà la Whirlpool, ma per 17 anni è stata una delle poche aziende italiane che dava una possibilità ai giovani del Nord e del Sud, a prescindere dal loro ceto, e forse la più meritocratica.
In questo momento di crisi, con la disoccupazione giovanile alle stelle, non si poteva preservarla, sostenerla, magari salvarla attraverso una cordata straniera?

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