MUSICA 17 Luglio Lug 2015 1222 17 luglio 2015

Keith Richards, parabola di un immortale

Crisi nere, cadute, incidenti di percorso: la leggenda degli Stones non si spezza. E ora torna con Trouble. Manifesto di un uomo sopravvissuto a se stesso. Foto.

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Keith Richards impacchetta il tempo e riporta tutto a casa. La Bbc ha irradiato il primo singolo, Trouble, dall'imminente nuovo album, Crosseyed Heart.
Arriva il 18 settembre, dopo 23 anni dall'ultima prova solista del pirata degli Stones, Main Offender, e addirittura 27 dalla prima, quel Talk Is Cheap dal sarcasmo niente affatto criptico verso il compagno di splendide malefatte Mick Jagger, bersagliato dall'inizio alla fine di un album che aveva fatto gridare al miracolo, come la resurrezione dell'uomo che non moriva mai e che aveva fatto un gran disco solo per stanare l'amico dai suoi capricci egocentrici (guarda le foto).
UN UOMO SOPRAVVISSUTO A SE STESSO. Da quel disco solista di Richards sarebbe nata la nuova vita dei Rolling Stones, la loro stagione dal vivo più eclatante, che dura ancora oggi.
All'epoca Keith era un uomo di mezza età senza tempo, tornato da mille inferni e deciso a non morire mai più.
Oggi è un ultrasettantenne sopravvissuto a se stesso, con sette placche di titanio che gli tengono insieme il cervello spappolato dalla caduta da una palma, se fu una caduta, nel 2007 alle Fiji. Tra la vita e la morte per giorni, nella sua crisi più profonda, ma tre mesi dopo era di nuovo a suonare a San Siro.
QUEI GIORNI IN CUI SEMBRAVA FINITO. Ha avuto stagioni in cui pareva finito, completamente groggy sul palco, il celebre senso ritmico della sua chitarra che faceva acqua, le dita come rami di ulivo contorto per la artrite reumatoide che gli impedivano anche l'assolo più elementare.
Ma nell'attuale Zip Code Tour americano è tornato a cavarsela, rinascendo come ogni volta, e intanto sforna questo antipasto, che è un mid tempo che scappa, si fa convulso come certe outtakes di Dirty Work (1986).

  • L'ultimo singolo di Keith Richards, Trouble.

Cambiano i compagni di strada, non il suo rock'n'roll

Il suo solito rock'n'roll senza tempo, che non invecchia.
I compagni di strada sono altri, quel che resta della sua seconda band, gli X-pensive Winos, Steve Jordan, Waddy Watchel, insieme a una serie di ospiti illustri, da Nora Jones a Aaron Neville, più alcune vecchie volpi di Memphis, roba classica insomma, e affiora pure il fantasma del compianto Bobby Keys.
Perché questo disco, lungo, ricco, 15 brani, è stato inseguito, assemblato, rifinito senza fretta fin dal 2011, nei ritagli di tempo lasciati dalla Casa Madre, ormai in tour da un triennio. Keith ha atteso l'ispirazione e non si risparmia, suona nove strumenti compreso l'organo Farfisa e persino il sitar.
UN RITORNO ALLE ORIGINI. Il decimo è la voce. Piena e forse un po' esile nel singolo - ma canta sul registro acuto, simile a quella ringhiosa e fragile dei 20 anni.
Per questo in Rete molti commentano che nei torrenti di whisky trangugiati, Richards deve avere nascosto la fonte della giovinezza.
Ma non è proprio così, è che la vita è un eterno ritorno e Keith lo sa.
Il resto di Crosseyed Heart infatti torna. Torna alle radici, al rock, al blues pizzicato dal finger-picking, al country, al soul Stax e Motown, anche all'amatissimo reggae jamaicano, a parole d'amore sussurate su una pedal steel che scivola su un piano.
GLI ECHI DI DYLAN. Ci puoi trovare echi di Dylan e di Exile, fatalmente, dei dischi solisti, dei Rolling Stones che furono e di quelli che saranno.
Perché dopo questo singolo, crescono quanti sperano che, dovesse come sembra arrivare un nuovo album, l'ultimo, della Casa Madre, l'anno prossimo, beh, suoni proprio così. Niente sorprese, e rigorosamente fuori dal tempo.
Con tanti saluti alle smanie moderniste di Jagger, uno che a vederlo macinare chilometri sul palco a 72 anni, ti convinci che prima ha fatto il patto col diavolo, e poi ha fregato pure quello. Anche Keith, si capisce, ma per strade tutte sue, per crocicchi diversi.

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