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CREDENZE 17 Luglio Lug 2015 1109 17 luglio 2015

Venerdì 17, cinque cose da sapere sulla superstizione

L'eptacaidecafobia è una paura tutta italiana che ha origini antichissime: da Gesù a Pitagora. Mentre nella Cabala ebraica il numero è propizio.

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Si chiama eptacaidecafobia ed è la paura del numero 17.
Che, abbinato al venerdi, è ritenuto particolarmente sfortunato in Italia e in altri Paesi di origine greco-latina.
IL PROSSIMO VENERDÌ 17 TRA UN ANNO. Se siete superstiziosi e temete di incontrare gatti neri che vi attraversano la strada, potete consolarvi: venerdì 17 luglio 2015 è l'ultimo dell'anno: il prossimo arriverà nel giugno 2016.
Ma come è nata la fobia per il 17? Cinque cose da sapere per fare pace con questa data considerata ancora nefasta.

1. L'eptacaidecafobia affonda le radici nell'antica Grecia

La superstizione del venerdì 17 è tipica dell'Italia e di altri Paesi di origine greco-latina. Ma come è nata? Da un preconcetto dovuto all'unione di due elementi considerati estremamente negativi: il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, e il numero 17.
NUMERO DISPREZZATO DAI SEGUACI DI PITAGORA. Il numero 17 nell'antica Grecia veniva disprezzato dai seguaci di Pitagora perchè si trova tra il 16 e il 18: numeri che rispecchiavano alla perfezione la rappresentazione dei quadrilateri 4x4 e 3x6. C'è una spiegazione anche religiosa: nell'antico Testamento si narra che la data di inizio del diluvio universale sia proprio il 17 del secondo mese (Genesi 7-11) e che secondo la Bibbia il 17 sia lo stesso giorno in cui è morto Gesù.
VIXI SULLE TOMBE DELL'ANTICA ROMA. Un altro preconcetto è nato nell'Antica Roma. Sulle tombe era usanza scrivere VIXI, ovvero «sono vissuto». Nel Medioevo però, questa iscrizione veniva confusa con il numero 17 che invece in numeri romani si scrive XVII.
Anche nella smorfia napoletana il numero 17 è sinonimo di disgrazia.

2. Nei Paesi anglosassoni il giorno nefasto è il 13

La superstizione del venerdì 17 è tipicamente italiana. Nel resto del mondo, altre date sono considerate nefaste: nei Paesi anglosassoni il giorno sfortunato è venerdì 13, mentre in Grecia, Spagna e Sudamerica è martedì 13.
Perchè il 13? Nell'ultima cena il 13esimo è il traditore Giuda. Anche nella mitologia scandinava il 13esimo semidio è il cattivo Loki, il fratellastro di Thor, che arrivò non invitato al convivio degli dei.
IN CINA LA FOBIA DEL NUMERO 4. La tetrafobia, invece, è la paura del numero 4, tipica della cultura orientale.
È diffusa nei Paesi asiatici come Cina, Giappone e Corea. Nelle rispettive lingue la parola 'quattro' suona molto simile alla parola 'morte', tanto che si evitano i piani e i numeri civici che contengono questa cifra.

3. Nella Cabala ebraica il 17 è propizio

Secondo la Cabala ebraica il 17 è invece un numero propizio.
QUESTIONE DI PRONUNCIA. Questo perché è il risultato della somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell'ordine compongono la parola tôv che significa «bene».

4. Cicerone fu il primo a usare la parola «superstizione»

La parola superstizione deriva dal latino «superstitionem», composto da termini che significano «stare sopra».
IL TERMINE NEL DE NATURA DEORUM. Il termine venne impiegato da Cicerone nel De Natura deorum per indicare chi insistentemente si rivolgeva alle divinità con preghiere, voti e sacrifici, per chiedere la salvezza dei propri figli.
Da qui l'origine del termine, che esprime l'atteggiamento di chi usa il soprannaturale per scampare a una disgrazia.

5. Contro la superstizione si rovescia il sale e si incrociano le posate

Il Cicap - Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle neuroscienze - ha proclamato un giorno di mobilitazione nazionale: la Giornata anti-superstizione, nata nel 2009. In Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia si terranno apputamenti che hanno l'obiettivo di combattere le false credenze.
SI FANNO TUTTI I GESTI CHE PORTANO SFORTUNA. Il Cicap nel 2015 ha scelto il tema delle superstizioni a tavola: chi sarà abbastanza coraggioso da partecipare all'evento dovrà rovesciare del sale, incrociare le posate, capovolgere il pane. Tutti gesti che si crede portino sfortuna. Solo chi avrà superato le prove riceverà l'attestato di «non superstizioso».
UNA CAMPAGNA ANCHE SUI SOCIAL. Per chi non potrà partecipare di persona, il Comitato ha lanciato la campagna sul web «Non è vero, non ci credo!». Su Facebook si può aderire al gruppo «Fai attraversare il tuo profilo da un gatto nero»: per partecipare basta impostare come immagine del profilo quella di un gatto nero. E sperare che andrà tutto bene.

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