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RELIGIONE 19 Luglio Lug 2015 1800 19 luglio 2015

Crocifisso a scuola, indagine sulla laicità tra i banchi italiani

La Corte europea: esibirlo in classe è ok. Ma per musulmani ed ebrei non è sacro. Simonelli, Coordinamento teologhe italiane: «Andrebbe rispettato, non esposto».

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Un crocifisso in una classe italiana.

L’Italia è veramente uno Stato laico?
Secondo la Costituzione della Repubblica sì.
Ma nei fatti il Paese ha da sempre dimostrato il contrario.
Le polemiche sull'argomento, sollevate da intellettuali laici e non, vanno avanti da tempo.
Soprattutto per quanto riguarda l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei luoghi pubblici.
PER L'EUROPA È OK. La Corte europea si è pronunciata nel 2011, considerando corretta la scelta di esporre il simbolo nelle aule.
La motivazione è prevedibile: il crocifisso esprime sì un significato religioso, ma anche «identitario, frutto e simbolo dell’evoluzione storica della comunità italiana e di un’antichissima e ininterrotta tradizione ancora oggi attuale e fondata sui principi e sui valori democratici e umanitari delle civiltà occidentali».
MOLTI SCONTENTI. Una sentenza che lascia scontenti in molti.
Di recente la polemica è stata rinverdita da un hojatoleslam iraniano - una delle massime autorità religiose - che, con status pubblico sul suo profilo Facebook, ha chiesto un confronto con due imam nostrani, Di Palma e Pallavicini, rei di essersi dichiarati favorevoli al crocifisso nei luoghi pubblici in quanto «richiamo alla sacralità di ogni essere umano».
«ERRORE DOTTRINALE». L’hojatoleslam ha però chiesto di non essere citato da Lettera43.it perché in disaccordo con la linea editoriale a suo dire «troppo filo americana» del quotidiano.
L’affermazione contestata ai due imam, pronunciata probabilmente per esprimere un sentimento di fratellanza e vicinanza tra cattolici e musulmani, «presenta in verità un errore dottrinale».
Scivolone che rischia di «appiattire tutte le fedi su una sola», quella cattolica.
SACRO, MA NON PER TUTTI. Cioè? «Dalle loro parole qualcuno potrebbe dedurre che il crocifisso è sacro per tutte le fedi. E questo è in chiara antitesi col Corano e con la sana ragione, perché il Corano nega in modo esplicito che Gesù sia stato crocifisso e ucciso. Secondo il Corano Gesù è ancora vivo», spiega l’hojatoleslam.
«Se qualcuno considera sacro il crocifisso, non può accettare il Corano. E se accetta il Corano non può considerare sacro il crocifisso. Perché uno dei significati della parola sacro è “ciò che non può essere violato, negato, offeso o messo in discussione”», continua.

Oltre 3 milioni di immigrati non cattolici

Un gruppo di musulmani di fronte alla moschea di Roma.

Al di là delle questioni squisitamente dottrinali, la società italiana è e sarà sempre più multi etnica e multi religiosa.
E di questo bisognerà tenerne conto.
In base a una ricerca del Censur datata 2013, gli immigrati che professano una religione diversa da quella cattolica sono 3 milioni e 218 mila.
100 MILA BUDDHISTI. Oltre a quelle ortodosse e musulmane, rilevanti sono le comunità d’immigrati protestanti - in maggioranza pentecostali (212 mila) - induisti (114 mila), buddhisti (103 mila) e sikh (60 mila).
Anche tra i testimoni di Geova ci sono 17.400 fedeli immigrati.
ITALIANI PROTESTANTI. Tra i cittadini italiani, invece, la prima minoranza è quella protestante, con 435 mila fedeli.
La seconda è quella dei testimoni di Geova: poco più di 400 mila.
Al terzo posto fra le minoranze presenti tra i cittadini italiani troviamo i buddhisti (135 mila).
EBREI APPENA 36 MILA. Altre religioni hanno numeri più esigui: gli italiani di religione ebraica sono appena 36 mila.
Da questi dati emerge una società sempre più composita e multiforme.
È giusto dunque che l’Italia si adegui alla situazione, come hanno fatto altri Paesi laici?
La presenza di simboli religiosi nelle scuole o negli edifici pubblici potrà anche non dar fastidio ai più, ma per molti è in palese contraddizione con il concetto di laicità.

«Crocifisso spesso ignorato o dileggiato»

Cristina Simonelli del Coordinamento teologhe italiane.

Secondo l’hojatoleslam «se l’Italia ha scelto di essere un Paese laico allora sarebbe più coerente adottare la soluzione francese».
Contraria al crocifisso nelle scuole è anche Cristina Simonelli, del Coordinamento teologhe italiane: «Penso che i più si siano nuovamente accorti se c’è o se manca il crocifisso in aule e luoghi pubblici solo a seguito delle polemiche, ora rinverdite», dice.
«MEMORIA DI TUTTI». «Il grande rispetto che ho per il crocifisso e la convinzione che sia simbolo importante religioso e anche umano, come memoria di tutti e tutte, delle persone torturate e uccise, dei morti annegati e nelle fosse comuni, dunque memoria sacra, mi spinge piuttosto ad auspicare che non sia posto in luoghi pubblici, dove fino a ora era praticamente ignorato, se non dileggiato».
NON È UN SOPRAMMOBILE. E perché? «Nei primi secoli cristiani non c’era l’uso di raffigurare il crocifisso. Inoltre l’uso dell’elsa della spada come croce nella conquista dell’America latina fa temere ogni uso esibito di quel simbolo religioso».
Insomma, meglio evitare di esporlo alla stregua di un soprammobile.
VIETATO PER GLI EBREI. Come per i musulmani, anche per gli ebrei il crocifisso non ha carattere sacro.
Spiega infatti il rav (appellativo onorifico che significa 'maestro', simile al rabbino) Moshe Lazar: «Come qualsiasi altro oggetto, il crocifisso è vietato dal secondo dei 10 comandamenti. L’Italia cerca di essere un Paese laico, ma in verità è cattolico alla base. Anche se la religione non è praticata dalla maggioranza».
Come risolvere allora i problemi di convivenza tra fedi diverse? Esponendo i simboli di tutte le religioni nelle aule? Oppure la laicità è l’unico modello possibile?
LA SCUOLA? SIA NEUTRA. «La convivenza sarebbe possibile se tutti seguissero le sette leggi noachide, che sono la base per una civiltà unita. Lavorando per uno scopo uniti, aiutando il prossimo indifferentemente dalla sua fede, come Chabad sta facendo in Nepal», continua il rav.
«Nel contesto generale la religione dev’essere neutra. Per esempio il rebbe (capo di un movimento ebraico o mentore, ndr) di Lubavitch ha incoraggiato alcuni minuti di silenzio nelle scuole, un tempo neutro durante il quale ogni alunno può collegarsi con Dio. Una religione non può essere imposta sulle altre».

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