LA MODA CHE CAMBIA 26 Luglio Lug 2015 0800 26 luglio 2015

È anche colpa nostra se Ambera ama un violento

La fidanzata dell'assassino di Ismaele dice che lo aspetterà. Perché le vecchie generazioni non hanno saputo trasferire i valori del femminismo.

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Nell’anno della terza media, correvano i Settanta ed erano ben più arrabbiati dei tempi attuali, l’aspirante fidanzatino dell’epoca aspettò in corridoio un compagno di classe che, aveva saputo da terzi, nascondeva bigliettini amorosi nel cassetto del mio banco. Lì gli sferrò un gran pugno in faccia, spaccandogli gli occhiali e lasciandogli un profondo taglio sullo zigomo. Io venni chiamata immediatamente in presidenza: i presidi di allora non avevano fatto, ovviamente, il '68 e non lasciavano correre neanche una cartaccia gettata in un angolo, figurarsi una rissa. Venni interrogata con lo zelo che, avrei scoperto un decennio dopo studiando la storia della Francia, gli inquisitori avevano riservato alla dama dei veleni Catherine Deshayes, detta La Voisin, cercando cioè di stabilire il mio ruolo nella vicenda (semplice elemento scatenante passivo o, come evidentemente morivano dalla voglia di provare, ammaliatrice a catena e istigatrice alla violenza).
ALLA LARGA DA QUEI DUE. Mio padre venne convocato subito dopo. Minimizzò con loro, ma scaricò il peso massimo a casa, su di me: «Questa è una scemenza», disse, «e immagino che ne andrai orgogliosa per un bel po’. Ma ricordati che un uomo che alza le mani per gelosia sul rivale, alla prima occasione le alzerà su di te. E occasioni, vere o false, ne troverà di certo». Se ben ricordo quei due ragazzini si chiamavano (spero si chiamino ancora) Giovanni e Roberto, ma non ne sono sicura, perché da quel momento in poi me ne tenni alla larga: da uno perché non mi piaceva e perché aveva preso il pugno senza nemmeno accennare a difendersi, dall’altro perché, dietro l’apparenza allegra e un po’ spavalda del bello della scuola era, forse per davvero, un violento. Per dirla col linguaggio di oggi, era uno sfigato che aveva bisogno di menare le mani perché incapace di esprimersi e di lottare usando il cervello, nel caso in cui ce ne fosse stato bisogno.
UN RUOLO CHE PIACE A TANTE. In più, il ruolo della donzella vinta in singolar tenzone, oggetto di proprietà conquistato a botte, non mi piaceva. A tante, invece, piace. E, potete non crederci, piace parecchio alle ragazze fra i 15 e i 30 anni, cioè alle figlie di noi figlie delle femministe, delle lotte per la parità salariale (in troppi campi mai raggiunta), per l’aborto e per il divorzio. Le sento sdilinquirsi perfino in università, quando scappano dai laboratori «perché il mio fidanzato mi aspetta, prof», o quando si sposano rinunciando a un dottorato molto possibile «perché tanto non ce n’è bisogno; lui dice che non dovrò preoccuparmi mai».

Incapaci di trasferire gli stessi valori alle nostre figlie

Non so come sia stato possibile, ma noi generazione pressoché immune dalla sindrome della 'donna del boss', che ci siamo ammazzate di fatica per portare a casa una qualche soddisfazione professionale e un’indipendenza che ci permettesse di guardare negli occhi il nostro compagno di vita da pari a pari, non siamo riuscite a trasferire questi stessi valori alle nostre figlie. Il dato dell’indipendenza e della parità, che doveva essere acquisito e al massimo affinabile dalle nostre figlie, è stato recepito solo a tratti e molto male. Non ne sto facendo una questione di educazione, di censo, di status, anche se sicuramente l’educazione e lo studio sono fattori importanti nella presa di coscienza di sé di una ragazze.
TROPPE RAGAZZINE COME AMBERA. Ragazzine come Ambera, la macedone che al Corriere della Sera, ha dichiarato di voler «aspettare per sempre» e di «continuare ad amare» il fidanzato 20enne Igli Meta, reo di aver sgozzato il quasi coetaneo Ismaele Lulli per gelosia, ce ne sono tante, tantissime, in tutti gli strati sociali e in ogni etnia. Così come ci sono certamente tuttora culture che ritengono le donne beni di proprietà dell’uomo e molte di queste culture interagiscono quotidianamente con la nostra, portandovi valori e pensieri diversi, senza che noi, colpevolmente o per quella tolleranza che sa molto di ipocrisia o di ignavia, si faccia molto per avvicinarla alla nostra.
UNO SFOGGIO DI VIOLENZA ROMANTICO. Ma la verità è che violenti ce ne sono moltissimi anche nati e cresciuti in Italia e che tante ragazzine di oggi trovano il loro sfoggio di violenza romantico. Nessuno di noi dà ad Ambera «della pazza», come ha specificato la collega del Corriere che l'ha intervistata (una con taccuino in cortile, l’altra rintanata in casa a urlare: e poi dicono che giornalisti bravi non ce ne sono più), per continuare ad amare un uomo che ha dato prova di una tale ferocia contro un inerme. Dovremmo però domandarci perché tante altre non solo sopportano minacce e pedinamenti, scenate e vessazioni, ma perché continuino a ritenerle prove d’amore. Perché ritengano la sudditanza fisica e la violenza subita un premio, talvolta un trofeo da esibire: possiamo prendercela ogni giorno, come peraltro facciamo, con i servizi sociali poco presenti e con giudici incapaci di mettere un marito violento o uno stalker nell’impossibilità di continuare a molestare la sua vittima.
DENUNCE TROPPO TARDI. Ma quante volte gli stessi servizi sociali si trovano davanti a donne che arrivano a denunciare i loro aggressori solo quando non possono più fare altrimenti, vuoi perché ormai in pericolo di vita o per proteggere i figli (addirittura nel 93% dei casi secondo l’Istat)? E che candidamente affermano di aver taciuto per anni perché convinte di subire non botte ma, appunto, segni d’amore? Quale mancanza di educazione, o quali messaggi distorti, sono alla base di questa sudditanza? Quale fascino esercita su una donna mediamente istruita e residente in un Paese civile il violento? L’orgoglio di essere desiderata tra urla, pianti e scene isteriche, come in una puntata di Uomini e donne o dei tanti reality, non solo italiani, che mettono l’esibizione selvaggia dei sentimenti al centro della narrazione e del voyeurismo degli spettatori? Che cosa abbiamo fatto, Ambera, perché tu continui a idolatrare un uomo che non solo ne sgozza un altro, ma che è così vigliacco da accanirsi su un uomo incapace di difendersi?

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