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INTERVISTA 26 Luglio Lug 2015 1500 26 luglio 2015

Il Mep: «La poesia urbana migliorerà il mondo»

Foglietti con scritte in versi. Sui muri di Firenze, Milano, Roma. È un Movimento di ragazzi. Street art e letteratura. «Siamo un barlume di bellezza tra il degrado».

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La poesia te l’aspetti.
Sai che la incontrerai, perché la cerchi tra le pagine di un libro o su un sito internet. A scuola, all’università.
La rivoluzione del Movimento per l’emancipazione della poesia (Mep) è questa: la poesia ti trova, non sei tu a cercarla.
Come un fiume carsico scava silenziosamente vie parallele e sotterranee, così la poesia urbana affiora e si afferma.
«Dove c’è lo sporco e il degrado noi mettiamo un barlume di bellezza».
BASTA UN FOGLIO DI CARTA. Al Mep basta un foglio di carta per sorprenderti. Ti si para davanti all'improvviso. Può essere dietro il prossimo angolo.
Oppure all’ombra del Colosseo.
Un ragazzo e una ragazza - S.25 e V.05 - sono membri del Mep di Roma.
Partito da Firenze, questo movimento si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia.
CULTURA SOTTO LE MACERIE. Il segnale è forte. Sotto le macerie di un Paese in crisi sono ancora in molti a credere che la poesia e l’arte possano fare la differenza.
«Il Mep ha un obiettivo fondamentale: emancipare la poesia», racconta S.25 a Lettera43.it.
Sorride. «Questo significa costruire attraverso la nostra passione per la poesia, qualcosa che serva a veicolarla, a metterla in evidenza. Noi crediamo nella poesia come uno strumento capace di trasmettere e diffondere la bellezza nelle nostre città».
FORME DI ARTE DEMOCRATICA. Il metodo di diffusione infrange tutti i limiti imposti dalla ricezione canonica. Anche chi non credeva di poter apprezzare dei versi può vedersi inaspettatamente smentito.
La poesia urbana diventa arte democratica alla portata di tutti.
«L’arte può essere un mezzo di risveglio, di riscatto sociale», continua S.25, «per non accettare in maniera passiva la realtà così com’è».

Una foto del Movimento per l’emancipazione della poesia (Mep).


DOMANDA. Quando e perché è nata l’idea di fondare questo movimento?
RISPOSTA. A Firenze, nel 2010. Poco a poco ci siamo ampliati attraverso passaparola, mailing list. Ci sono sedi a Milano, Bologna, Padova. Quella di Roma ha visto la luce nel 2013.
D. Come si può diventare parte attiva del Mep?
R. Siamo un movimento libero e apolitico. Per partecipare non ci sono restrizioni. Non ci sono limiti stilistici o formali. Basta inviarci una e mail e fissare un incontro. Facciamo una chiaccherata, tutto qui.
D. E poi cosa accade?
R. Si rende la poesia quotidiana. Non è necessario essere Leopardi, ciò che conta è sentire la necessità di esprimersi attraverso i versi. C’è chi apprezza un certo tipo di poesia e chi ne predilige un altro, ma l’importante sono le parole.
D. Un ponte tra street art e letteratura?
R. Esatto, è questo, il contatto inaspettato. Si entra in comunicazione con molte persone con un mezzo potentissimo e niente affatto scontato.
D. Come l'avete scoperto?
R. Camminando per Roma e leggendo un foglio diverso dagli annunci di chi cerca lavoro. Erano versi. La sensazione di benessere ci ha spinto a far parte del Mep.
R. In che modo operate?
D. Laddove le pareti dei palazzi sono già state invase da fogli pubblicitari e scritte. C’è lo sporco e il degrado? Noi mettiamo un barlume di bellezza.
D. Cosa fa il governo per la cultura?
R. Siamo un movimento apolitco. Perché l’arte e la poesia non dovrebbero avere una bandiera.
D. Ma?
R. Non significa che non pensiamo. Se le persone che organizzano eventi cercano di veicolare un messaggio che noi non condividiamo, non diamo la disponibilità a partecipare.
D. La scuola che ruolo ha?
R. In questi anni c'è stata un’involuzione totale. Non abbiamo molta fiducia nella riforma della scuola. Oggi ci sono troppi precari e poche risorse.
D. Come si cambia?
R. Bisogna incrementare la condivisione. L’essere autoreferenziali non premia. La scuola lo è, anche l’università. Mancano stimoli per creare cultura, ampliare il discorso e il dibattito.
D. Dostoevskij ha scritto «la bellezza salverà il mondo»: che ne pensate?
R. È la nostra speranza. Credo che il Mep possa essere un granello fondamentale in questo disegno.
D. In che maniera?
R. Anche se solo 100 persone si avvicinino a una forma d’arte, possono esserne ispirate e sfruttarla per capire che il mondo è fatto di molte cose.
D. Un mezzo di risveglio?
R. Riscatto sociale per non accettare in maniera passiva la realtà così com’è. Il Mep è un piccolo contributo per la società».

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