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SPIRITO ASPRO 1 Agosto Ago 2015 1000 01 agosto 2015

Se sciopera l'Ikea chiude la Disneyworld per adulti

I giri ai negozi svedesi scandiscono la vita. Saperli in agitazione è destabilizzante.

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«Amore è qualcuno che ti accompagna all’Ikea»: e se a twittarlo non è Fabio Volo, ma una giornalista economica tosta come Nunzia Penelope, significa che riguardo ai magazzini gialli e blu qualcosa ci sta sfuggendo.
Da una reporter lucida e valorosa che ha indagato su paradisi fiscali e disuguaglianze sociali ti aspetteresti un commento tranchant sulla vertenza che vede contrapposti i vertici dell’azienda dei mobili low cost e i dipendenti dopo la disdetta del contratto integrativo, e che si è tradotta in un pacchetto di scioperi in molti punti vendita italiani.
UN LUOGO DI EMOZIONI. E invece no: anche per la saggia Penelope, Ikea è prima di tutto un luogo di emozioni.

Archiviate le serenate, gli anelli e i mazzi di rose, è assodato che la prova che un uomo ti ama davvero è la disponibilità a farsi trascinare all’Ikea, e non tutte possono arrangiarsi come la senatrice Anna Finocchiaro, che nel 2012 venne immortalata nei corridoi del magazzino accompagnata dalla sua scorta, suscitando scandalo.
PARADISO DELLE DONNE. Sono molti anni che i megaempori «hej hej!» sono diventati una delle location preferite per l’umorismo sulla guerra tra i sessi: Ikea paradiso delle donne, purgatorio dei mariti e inferno dei fidanzati che poi devono accollarsi facchinaggio e assemblaggio delle suppellettili razziate dalle loro compagne, con inevitabili doppisensi sul montaggio e spiritosaggini assortite su polpette e brugole.
Tutto si riassume nella battuta di Spinoza: «Oggi tutti i negozi Ikea resteranno chiusi. È il 25 aprile dei mariti».
LAVORATORI COME CARTOON. Per le giovani coppie italiane trovare chiusa l’Ikea nel weekend è come per gli sposini americani trovare chiuse le cascate del Niagara, classicissima meta dei viaggi di nozze a stelle e strisce.
Il negozio Ikea è una Disneyworld per adulti (soprattutto adulte), colorata, politicamente corretta e accessibile, i cui lavoratori in camiciotto giallo brillante hanno qualcosa di irreale, quasi da cartoon, e ci si aspetterebbe che due volte al giorno sfilassero anche loro, come Topolino, Minni e Pluto, cantando un’allegra marcetta svedese (ovviamente sobria, pacifista e gay-friendly).

L’unica istituzione che ancora ci fa credere nella famiglia felice

Un bimbo con le sue due mamme in un'immagine tratta dalla rivista on line di Ikea.

Saperli in agitazione è destabilizzante.
È come se scioperassero gli impersonatori dei personaggi Disney.
Una parte del cervello sa che dentro Pippo c’è una persona in carne e ossa che può essere insoddisfatta della retribuzione o dell’orario, ma un’altra parte del cervello pensa che quello sia veramente Pippo, e non può scioperare, al massimo può fare «yuk yuk».
SERVIZIO ESSENZIALE. Chi lavora con le fantasie, le emozioni, i sentimenti del pubblico presta un servizio essenziale e se proprio vogliamo concedergli il diritto di sciopero, dovrebbe essere soggetto alle apposite limitazioni previste dalla legge, fino alla alla precettazione, se è il caso.
Okay, stiamo scherzando, il cassiere dell’Ikea non è Pippo, anche se fra papà Walt e papà Ingvar Kamprad ci sono inquietanti analogie (tendenze filo naziste in gioventù, razzismo, hobby di spiare i dipendenti).
COME NEVERLAND. Ma per tante italiane (e pure qualche italiano) l’Ikea resta Neverland, il migliore dei non-luoghi possibili, la Lilyhammer dove l’ex boss newyorchese Frank Tagliano, protagonista di una deliziosa serie norvegese-americana, scopre l’ebbrezza dell’onestà e del senso civico.
È l’unica istituzione che ancora crede e ci fa credere nella famiglia felice (qualunque tipo di famiglia: regolare, di fatto, gay, mista).
ACCOMPAGNA L'EVOLUZIONE. I giri all’Ikea scandiscono l’evoluzione umana dalla giovinezza alla maturità, «andiamo all’Ikea?» può voler dire «vado a vivere da solo/a», «mettiamo sù casa insieme?», «sposiamoci», «sono incinta», «sono di nuovo incinta».
I dipendenti del colosso svedese si rendono conto che da quella trattativa sindacale non dipende solo il loro destino professionale, ma anche quello sentimentale e familiare di migliaia e migliaia di italiani?
O almeno, in occasione del prossimo sciopero, possono lasciarci le chiavi?
Tanto noi clienti all’Ikea siamo già abituate a fare praticamente tutto da sole. Al massimo precetteremo i mariti.

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