Protagoniste Lucky Ladies 150805123925
UPPER CLASS 6 Agosto Ago 2015 1214 06 agosto 2015

Dentro la Napoli bene: i segreti dei nuovi ricchi

Salotti blindati e feste sfarzose: da Posillipo a Marechiaro la borghesia è di casa. Lucky Ladies ha provato a raccontarla. Ma gli insider: «Ha mancato di realismo».

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Le sei protagoniste di Lucky Ladies: la prima da sinistra è Alessandra Rubinacci.

C’è chi non ha dubbi. E avverte: «A Napoli da una parte vivono i borghesi, dall’altra tutti gli altri, compresi i nobili e gli ex nobili che hanno fama di campioni in buone maniere, correttezza, cultura, sobrietà».
«Il vero signore», fa sapere Eugenio Donadoni, marchese e Croce di Grazia del Sacro Ordine militare Costantiniano di san Giorgio, «è schivo, ritroso, molto borbonico. E sa non farsi notare».
A loro, invece, ai borghesi arricchiti che di aristocratico non hanno nulla, piacciono «le bollicine, il foie gras, il caviale».
IL VERO NOBILE NON HA VIZI. Un’altra razza, sì. E Donadoni insiste: «Non sono eleganti perché non hanno gusto. Spendono troppo perché non sanno scegliere. Il vero nobile non gioca a carte, non ha vizi, poche donne e la sera va a letto presto».
Non bastava la volgarità stile Boss delle cerimonie, né il napoletanismo abbagliante alla Barbara D’Urso o di quelli che sbraitano ai talk show in tivù. Non bastava il cattivo gusto, e neanche la “soavità agghiacciante” di una fiction come Gomorra (di cui si prepara la seconda edizione):
«NAPOLI NON È LUCKY LADIES». Napoli disperata, che - non sapendo più chi sia - si ubriaca in onda alla ricerca della perduta identità, ha regalato agli utenti pure Lucky Ladies, il reality che racconta la vita agiata di sei donne dell’alta borghesia napoletana e si è concluso il 5 agosto, dopo 10 puntate celebrate dal critico Aldo Grasso ma insultate dalla gente esasperata su Facebook e nei bar.
«Napoli», ripete chi quel reality ha voluto, «non è Gomorra. E neanche Scampia. Abbiamo mostrato il volto vero della città».
«Napoli non è Gomorra, ma non è neanche Lucky Ladies», ribattono altri incolleriti per l’immagine stereotipata («E irreale», aggiungono) che il programma avrebbe proposto.
Daniela, Gabriella, Annalaura, Francesca, Carla. E Alessandra, che ha 45 anni, di cognome fa Rubinacci, è appassionata di tatuaggi, è voce narrante e figlia del grande stilista.
IL DIBATTITO SUL REALISMO. Sei donne giovani, ma non più giovanissime, le loro manie, lo stile di vita, i tradimenti, le vacanze a Capri e a Roccaraso («Ma è meglio Pescocostanzo»), le smanie da silicone («Oggi è vietato, si chiama acido ialuronico»), il pettegolezzo, i vernissage, l’equitazione, le barche a vela, le amicizie, i dispetti, la mondanità, le suite affittate solo per spettegolare un pomeriggio con le amiche: Lucky Ladies è racconto di vita. «Di uno spicchio di vita, e pure artefatto», puntualizzano i più critici.
Comunque sia, il reality fa arrabbiare molto. E discutere ancor di più. Dunque, chi l’ha inventato ha fatto centro.
Audience, popolarità, polemiche. C’è chi - ma esagera - bolla le signore alla stregua di troniste o veline in versione cafonal chic. Ma il problema (se davvero di “problema” può mai trattarsi) è: quanto è realistico quel che viene raccontato?

Un reality show criticato ma ambito

Le ville di Posillipo.

«Toglietemi tutto tranne il superfluo», dicono le ladies.
Ma davvero la borghesia napoletana si diverte così, tra un party in terrazza e i pomeriggi in palestra o a fare shopping nelle boutique in via dei Mille e a Chiaia, tra pelli di zebra e sandali a fiori, sale privè e cene a base di sushi, granchi e coppe di champagne?
E davvero la moda più “di moda” in questa estate 2015 sarebbe l’acquisto di un barboncino, «ma rigorosamente di taglia media»?
L'INVIDIA DEI VIP. Anna Paola Merone, che di salotti napoletani si intende, racconta che le reazioni al programma «si sono divise tra perplessità e invidia». L’invidia è di coloro (maschietti e femminucce) che avrebbero desiderato partecipare al reality ma non sono stati invitati.
Ha confidato ai giornali Anton Emilio Krogh, avvocato dalle solide amicizie vip e organizzatore - dicono - delle feste più ambìte fra Posillipo e Marechiaro: «Conosco persone ricche e importanti che hanno inseguito per mesi la produzione pur di ottenere una breve inquadratura».
La perplessità invece riguarda il basso grado di realismo addebitato al programma.
FESTE DA NABABBI. La stessa Alessandra Rubinacci, una delle ladies, ha ammesso: «I veri salotti borghesi sono rimasti chiusi alla novità. Io? Mi sono concessa al gioco, ma tenendo per me ampi spazi di riservatezza».
Diffidenza, paura, insicurezza di sé. E qualche segretuccio, forse, da tener chiuso nei cassetti. Borghesia a Napoli vuol dire molti soldi. A volte di ambigua origine. Altre volte - ma non sempre - legati al talento. E vuol dire esagerazione.
Nel 2014 il re delle cravatte, Maurizio Marinella, ha organizzato una festa a Palazzo Reale per celebrare i cento anni di attività: una festa privata, ma nelle sale del Re. C’erano tutti, ovviamente. Perfino cardinal Crescenzio Sepe, l’arcivescovo. 198 stanze prenotate per gli ospiti stranieri nei Grand Hotel sul Lungomare, piatti di portata, bicchieri e posate per 1.400 commensali, spese da nababbi, lusso sfrenato.
Chi non c’era, si è mangiato le mani. Peccato che di notte ignoti malandrini si siano intrufolati rubando un sacco di roba.
VILLE PROTETTE DAI GORILLA. C’è chi - tra quelli che contano a Napoli - ha organizzato feste perfino all’interno del museo Pan in via Filangieri, non si sa col permesso di chi.
E c’è chi, da stimato professionista, ha affittato mega-ville a Marechiaro per consentire a 500 rampolli-bene di ubriacarsi fino a farsi denunciare.
L’immagine più vera dei nuovi ricchi di Napoli la offre Posillipo con le sue ville sommerse nel verde a ridosso del mare, proibite alla vista, ai controlli, all’invadenza. Gorilla armati. Boscaglia fittissima. Laggiù, in quell’incanto di piante e brezza marina, è tutto un vivere Napoli ma senza respirarne l’aria infetta. E senza condividerne i guai.
È come ritrovarsi ospiti nell’immondizia, ma ben protetti dentro a una bolla di aria sana e purissima. Dice un residente: «In queste ville di Posillipo, nelle visceri dei peccati più intimi, si entra solo se presentati da amici ultra-fidati, se titolari di un adeguato curriculum e del relativo conto in banca. Con tutto il rispetto», aggiunge, «ciò somiglia molto a quel che accade ogni giorno nei rioni di camorra dove per entrarci c’è bisogno del nulla osta del boss».

La casta borghese si fa riserva indiana

L'ex ministro della Giustizia Paola Severino.

Paragone ingeneroso, forse. Ma è vero che la “casta” borghese - se davvero esiste - qui si fa riserva indiana, confinata come una tribù Sioux fra San Ferdinando, Posillipo, Marechiaro, via Petrarca, via Orazio e un po’ di san Martino in cima alla collina.
I salotti? Li rievoca con leggerezza la giornalista Maria Chiara Aulisio sul quotidiano Il Mattino, con interviste a raffica alle mogli dei borghesi che contano: che fa? Come passa la giornata? Chi è il suo parrucchiere? Quali sono le ricette preferite? E i suoi hobbies? Un successone.
Dalla consorte di Stefano Caldoro, l’ex governatore, alla moglie del sindaco de Magistris, le signore - dicono - fanno a gara per auto-celebrarsi in via del Chiatamone, sede del giornale e specchio di un “non-esistere” diffuso e senza ritorno.
FESTEGGIATI D'ECCEZIONE. Vanno di moda gli inviti “politici”, tipo casa di Patrizia Boldoni, imprenditore ed ex moglie dell’ex presidente del Napoli (e costruttore) Corrado Ferlaino, di recente nominata consulente per il turismo dal neogovernatore Vincenzo De Luca.
E i compleanni dei nuovi “rampanti”, festeggiati nei locali alla moda alla presenza dei parenti più vip (al più recente ha partecipato l’ex ministro Paola Severino, l’autrice della discussa legge sulle incompatibilità, in qualità di cugina del festeggiato).
800 INVITATI AL LIMITLESS. Successo garantito è riservato ogni anno al mega party “Limitless” organizzato da Alessandra Rubinacci, l’animatrice di Lucky Ladies: almeno 800 gli invitati, selezionati tra quelli che al momento più contano in città. La sede? L’elegante circolo della Staffa ad Agnano.
Ma hanno fatto discutere anche il party in bianco a Ischia, la festa in casa Naldi, i “trenini” e le ballerine brasiliane alla festa in casa Cercola, il magico tunnel di laser verde in casa di Mimmo Rocco a Marechiaro.
QUEI TRAFFICI IMBARAZZANTI. Meno divertente è stato il “clochard party” organizzato alla discoteca La Mela in via dei Mille dai ragazzi-bene di Napoli. Una pessima idea, scaturita in coincidenza con il tragico boom di morti tra i senzatetto napoletani (13 in un solo anno, 215 in sedici anni): gli invitati si sono presentati vestiti sudici e sporchi e con la fuliggine sul volto. Scherzi e lazzi, fino a notte fonda.
Ancor meno divertente per la borghesia napoletana è stata la storiaccia dei figli dei vip coinvolti in un vasto traffico di cocaina venduta a domicilio. Cognomi famosi, imbarazzo, mortificazione, famiglie in subbuglio: ma si tratta solo di avvisaglie.
Nulla, rispetto al consumo inimmaginabile di “sostanze” con cui la Napoli degli arricchiti convive tra silenzi, connivenze, scambi di favori e un’eterna omertà.

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