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INTERVISTA 22 Agosto Ago 2015 1000 22 agosto 2015

Maria Teresa Grassi: «L'Isis distrugge la memoria storica»

L'archeologa Grassi: «Non solo Palmira, tanti siti a rischio in Siria». I saccheggi? «Così si finanziano i terroristi». Su Asaad decapitato: «Ci dava tanti consigli».

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L'ultimo sfregio dell'Isis è la distruzione del monastero cattolico di Mar Elian, in Siria, costruito nel V secolo dopo Cristo e demolito coi bulldozer.
Un'azione che segue la presa di Palmira, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, dove i jihadisti hanno decapitato il responsabile delle antiche rovine Khaled Asaad.
ULTIMA ITALIANA A PALMIRA. «Lo conoscevo, era la massima autorità del posto», spiega a Lettera43.it Maria Teresa Grassi, ultima archeologa italiana ad aver lavorato a Palmira.
Lì, dal 2007 al 2010, la professoressa di Archeologia delle Province romane ha giudato la missione dell'Università degli Studi di Milano.
Prima che la guerra in Siria costringesse tutti a scappare.


L'Isis ha distrutto il monastero di Mar Elian. Nel riquadro l'archeologa Maria Teresa Grassi.

DOMANDA. Che ricordo ha di Asaad?
RISPOSTA. Rappresentava la memoria storica di quei luoghi, quell'uomo sapeva darci indicazioni importanti per svolgere il nostro lavoro.
D. Perché lo hanno ucciso?
R. Forse l'avevano rapito per fargli dire dove fosse un fantomatico tesoro a Palmira. Credo che l'Isis veda gli archeologi come se fossero tutti degli Indiana Jones, ma non è così.
D. E ora Palmira è nelle loro mani. Cosa stiamo perdendo?
R. È difficile quantificare il danno, anche perché non c'è solo la 'sposa del deserto'. Esistono tanti altri siti minori a rischio saccheggio. Quel che è certo è che la memoria storica, dalla bellezza dei luoghi alle tracce materiali, può andare perduta per sempre.
D. Oltre ai grandi monumenti, che oggetti ci sono in questi siti archeologici?
R. I reperti più piccoli dovrebbero essere stati messi in salvo. Ma restano per esempio rilievi funerari, statue, stucchi, vasi e gioielli di grande valore. Tutte cose che si possono trafugare.
D. Non distruggere.
R. No, perché il terrorismo si finanzia rivendendole. Il mercato dell'arte in Medio Oriente è molto radicato, c'è tutto un sottobosco di relazioni che fa arrivare questi oggetti anche nelle collezioni private.
D. E nei musei occidentali?
R. Spero proprio di no, ecco.
D. Il ministro Dario Franceschini ha proposto di creare i 'Caschi blu della cultura', una forza internazionale per mettere in sicurezza i beni prima che vengano distrutti. È fattibile?
R. Rispondo con un'altra domanda: quando si trovano di fronte i jihadisti che sparano, cosa fanno questi 'Caschi blu'?
D. Qualcosa bisognerà pur fare.
R. Il patrimonio culturale è un aspetto della guerra e le decisioni spettano ai politici. Quello che posso dire io, da archeologa, è che bisogna dare più valore alla cultura, che finisce spesso in secondo piano rispetto ad altri temi.

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