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CINEMA 27 Agosto Ago 2015 0700 27 agosto 2015

Film su Maometto, l'ultimo azzardo crea già polemiche

Debutta il kolossal iraniano sul Profeta. Inquadrato di spalle. In carne e ossa. Anche tre italiani nello staff. Ma tra scomuniche e diffide è lite sunniti-sciiti.

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La locandina del film.

È l'opera cinematografica più costosa mai realizzata in Iran.
Una produzione che ha richiesto cinque anni di lavoro e un budget da oltre 50 milioni di dollari per essere portata a termine.
Ma soprattutto, è il primo film che racconta, rappresentandolo sullo schermo pur senza mai mostrarne il volto, la vita del messaggero di Allah.
RAFFIGURAZIONI VIETATE. Il Profeta che, secondo l'interpretazione del Corano largamente dominante nel mondo islamico, in particolare sunnita, non può essere raffigurato in alcun modo, pena la perdita della sua sacralità.
Il 27 agosto è il giorno del debutto sul grande schermo di Muhammad, film del regista iraniano Majid Majidi.
Presentazone al festival del cinema di Montreal, in Canada, che ha scelto di dedicare l'apertura della kermesse al colossal di Teheran.
«GRANDE VALORE ARTISTICO». Perché è un'opera dal «grande valore artistico», ha spiegato il direttore Serge Losique: «Sono stati realizzati molti film sulla vita di figure chiave delle grandi religioni, Gesù, Mosè, Buddah. Ma questo è solo il secondo film epico che tratta la storia del fondatore dell'Islam».
La pellicola, primo atto di una trilogia, ripercorre i primi 12 anni di vita di Maometto.
PRECEDENTE DI AKKAD NEL 1976. Prima di Majidi era stato Moustapha Akkad, regista siriano naturalizzato Usa a raccontare la vita del Profeta con Maometto, messaggero di Dio, film del 1976 interpretato da Anthony Quinn e Irene Papas.
Akkad all'epoca raccolse il plauso di tutte le autorità islamiche perché la sua opera era considerata rispettosa dei dettami del Corano: non ritraeva il Profeta in nessun modo e non ne faceva sentire nemmeno la voce.
Persino mostrarne l'ombra era un tabù.
REGISTA MORTO IN UN ATTENTATO. Paradossi della storia, il regista apprezzato dalle teocrazie islamiche è morto per mano jihadista, rimasto coinvolto nel 2005 insieme con la figlia in un attacco terroristico di Al Qaeda ad Amman, la capitale della Giordania.

  • Il trailer del film.

L'azzardo: Maometto appare in carne e ossa, ma senza volto

Il regista iraniano Majid Majidi al lavoro sul film Muhammad.

Majidi ne raccoglie il testimone, con la stessa reverenza nei confronti del sacro Libro, ma con un piccolo azzardo.
Nel film Maometto c'è, è visibile come luce, nella maggior parte delle scene, ma appare anche in carne e ossa, seppur mai in volto.
CORPO RIPRESO DI SPALLE. Il regista ha spiegato di aver consultato teologi, studiosi, archologi, sunniti e sciiti, dal Marocco all'Iraq, per realizzare una pellicola che fosse rispettosa della fede musulmana.
«Tutto il mondo è curioso di vedere Maometto, ma noi non ne mostriamo mai il volto. Mostriamo il suo corpo di spalle, il profilo», ha dichiarato.
SCOMUNICHE GIÀ ARRIVATE. Eppure sono già arrivate le prime scomuniche dal mondo sunnita che considera il divieto di raffigurazione del Profeta un dogma assoluto, molto più di quanto accada nell'universo sciita.
In realtà la 'non rappresentabilità' di Maometto - nel nome della quale vengono compiute le peggiori efferatezze dallo jihadismo islamista, come la strage dei vignettisti di Charlie Hebdo - è un punto controverso della teologia islamica.
Nel Corano non c'è nessuna proibizione esplicita, e in passato gli artisti musulmani hanno disegnato il Profeta in diversi modi. C'è invece nel testo sacro il divieto di idolatria.
«NON PROIETTATELO». Comunque sia, l'imam dell'università Al-Azhar del Cairo, la massima autorità religiosa per i sunniti, ha chiesto che il film non venga proiettato.
L'Arabia Saudita sta provando a boicottarne l'uscita.
Il Qatar ha in lavorazione un contro-colossal sulla vita di Maometto vista dalla prospettiva sunnita.
Dispute teologiche e ostentazioni di potenza.
SCONTRO SUNNITI-SCIITI. Sullo sfondo, il conflitto tutto politico, interno al mondo musulmano, che vede contrapposti sciiti e sunniti, antica Persia e Monarchie del Golfo, per l'egemonia sul Medio Oriente.
Una guerra che passa anche per il controllo dell'immaginario.
«ISLAM FINORA DEFORMATO». Majidi ha finora evitato le polemiche. L'obiettivo del film, dice, è riabilitare l'immagine dell'Islam: «In quanto artista musulmano, credo che venga data una lettura sbagliata e deformata dell'Islam. Il mio intento è cambiare questa idea, mostrare un islam che non c'entra nulla con il terrorismo islamico e la violenza», ha dichiarato.
Il film è prodotto da Mohammad Mehdi Heidarian, ex vice ministro della cultura di Teheran, un insider del regime degli ayatollah.
Lo stesso Majidi, del resto, è considerato tra gli artisti più vicini all'élite teocratica che governa il Paese.

Anche tre italiani hanno lavorato al film

Vittorio Storaro, tre volte premio Oscar, ha diretto la fotografia di Muhammad.

Formatosi alla scuola statale per le Arti visive di Teheran, fondata dopo la rivoluzione del 1979, ha dedicato gran parte dei suoi lavori a temi religiosi, raccontando l'Islam sempre come religione di luce, di pace, cosa che gli ha fatto guadagnare la simpatia del regime e una particolare vicinanza alla Guida suprema.
VISITA DI KHAMENEI. Si dice che durante le riprese di Muhammad, l'ayatollah Khamenei abbia fatto visita al set, una prima assoluta nella storia del religioso.
Nel 2009, durante la campagna elettorale per le presidenziali, il regista si era schierato con il riformista Hossein Mousavi e con il movimento dell'Onda Verde, brutalmente represso dai guardiani della rivoluzione.
Ma la vicinanza politica è durata poco, interrotta subito dopo la rielezione di Ahmadinejad.
MAJIDI APPOGGIATO DAL GOVERNO. Majidi dispone comunque di grande sostegno da parte del governo e di cospicui finanziamenti, molti più di quanto i pur numerosi e talentuosi autori della cinematografia iraniana possano sperare di ricevere.
Al film, che è stato girato in Iran e in Sudafrica, nella città di Bela Bela, hanno lavorato alcuni dei più rinomati professionisti del cinema internazionale, tra cui tre italiani.
STORARO DIRETTORE FOTOGRAFIA. Vittorio Storaro, tre volte premio Oscar (Apocalypse now, L'ultimo Imperatore, Reds), ha diretto la fotografia, arrivando sul set con una squadra di oltre 30 tecnici.
Il montaggio è firmato invece da Roberto Perpignani, Palma d'oro al festival di Cannes con Il Padre Padrone, nel 1977. Mentre Giannetto De Rossi ha lavorato al trucco.

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