La fila in un ufficio postale di Milano.
FIRME 29 Agosto Ago 2015 1406 29 agosto 2015

Non sperate nel postino, ormai non suona più

Milano capitale delle inesitate, e delle file settimanali delle vittime delle Poste.

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La fila in un ufficio postale di Milano.

Per qualche settimana ho conservato la foto che vedete pubblicata a fianco nella memoria del cellulare, incerta se usarla come sto invece facendo ora, dopo aver scoperto che noi vittime dei postini non siamo, come credevo, poche decine e tutti localizzati nel centro di Milano a causa di uno-due singoli fannulloni (cioe' materia per una chiacchiera al bar, ma non per un articolo), bensì parecchie migliaia e sparsi sul territorio.
I fannulloni paiono infatti una legione, benchè, come mi ha fatto notare un'amica di Vercelli, in una città piccola come la sua certe negligenze che in una metropoli sfuggono, verrebbero invece e immediatamente corredate di nome, cognome, volto e sanzionate in virtù di quel controllo sociale che per lo scrittore francese Francois Mauriac equivaleva alla sentina di tutti i mali e che invece sembra mostrare qualche vantaggio.
IL TEMPO PERDUTO DEI POSTINI FANNULLONI. Mi ha aperto gli occhi l'articolo di una collega, un'amica, sul Corriere della Sera di un paio di giorni fa: Il postino non suona neppure una volta, dal quale ho scoperto che anche lei, con qualche migliaio di altri disgraziati, deve riservare una quota non marginale del suo tempo lavorativo, tempo pagato oppure non sfruttato per lavorare nel mio caso di professionista, dunque tempo e denaro perduto, al reclamo di raccomandate e documenti che il postino di zona, benchè pagato per farlo, non consegna a casa, limitandosi a lasciare nella casella la segnalazione di non aver trovato in casa il signor X e di aver dunque depositato il documento Y presso la «casa comunale» Z o alternativa sede delle Poste in via o piazza W.

L'indolenza delle nuove leve, tutte mancate rock star

Io, ormai da un paio di anni, e cioè da quando è stato mandato in pensione il vecchio postino ed è stato inserito «personale giovane» (definizione della gentile impiegata di mezza etè che di solito mi consegna le 'inesitate' alla sede centrale di Milano in piazza Cordusio accompagnandola con un sospiro e uno sguardo rivolto al cielo, ma mi capita di dover fare la fila anche nella nuova sede di piazza De Benedetti, decisamente più scomoda), non becco più una raccomandata manco a farle la posta, e scusate il bisticcio di parole.
Ho beccato però il nuovo postino che entrava nel mio portone con i moduli precompilati: dopo l'inevitabile alterco, e la promessa di un servizio migliore, diciamo del servizio per il quale pago, la settimana successiva ho trovato nella casella un'altra messe di fogliettini.
IL LAVORO NON E' PIU' UN SERVIZIO ALLA COMUNITA'. Nuova fila alle Poste, nuovi sguardi rivolti al cielo della gentile signora per la quale «il lavoro è una missione» e con la quale ormai tanti di noi hanno inevitabilmente fatto amicizia, che mi ha informato di un nuovo cambio di postino nella mia zona, e pure del silenzio al quale è costretta, lei e le altre della vecchia guardia, di fronte a questa nuova generazione di colleghi «che avrebbero voluto fare altro, sa, non come noi» ( e giù un altro fervorino sul lavoro come missione, nel patetico ma ammirevole tentativo di non farmi detestare l'azienda per la quale lavora, fra l'altro in via di quotazione e dunque in un momento delicato della propria parabola) e che spesso, a quanto pare, riportano la posta nei depositi quasi intatta.
Che il destinatario sia in grado di andare a ritirarla sulle proprie gambe o meno, e che dunque abbia diritto a un servizio di consegna direttamente sul letto o sulla sedia a rotelle, a questi amministratori delegati o star del rock mancate non passa neanche per la mente, figurarsi il valore e la bellezza del loro ruolo sociale: la comunità è però tenuta a scontare le loro frustrazioni.
Leggo sull'ultimo bilancio semestrale delle Poste, che in un anno il personale è diminuito di circa 2100 unità, da 144 a 142mila dipendenti circa «incluso l'organico flessibile» ed escluso il «personale comandato e sospeso»: nutro il dubbio che alle grandi città siano toccate la prima e terza categoria.

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