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POLEMICA 31 Agosto Ago 2015 1430 31 agosto 2015

Iran, quello che Giulia Innocenzi non sa e non dice

Povertà di contenuti. E superficialità di giudizio. Santorina, che brutto diario da Teheran.

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In questi scampoli d'estate fa molto rumore il post di Giulia Innocenzi, rientrata «scioccata» da una vacanza di due settimane in Iran con un'amica e collega, per le molestie sessuali subite.
A parte il titolo tra il serio e il faceto («due donne sole in Iran, quello che gli uomini non dicono»), fuori luogo per la delicatezza dell'argomento - tanto più se parte di un vissuto personale -, colpisce la semplicità disarmante delle sue argomentazioni.
BRUCIARSI CON UN POST. Un racconto povero di contestualizzazioni, anche in negativo, e sbrigativo nelle conclusioni.
Certo, è un post su Facebook e sul suo blog, non un articolo o un reportage giornalistico: liberissima di scrivere ciò che vuole, specie se d'aiuto per le donne.
Ma è tuttavia un intervento lungo, con molte foto e alcune didascalie imbarazzanti, scritto da una giornalista famosa, giovane volto televisivo, che si brucia così la reputazione.

Nella moschea di Isfahan (Barbara Ciolli)  

Anche la sottoscritta è stata in vacanza in Iran questo inverno, per 10 giorni con un'amica e collega, prima dell'accordo sul nucleare.
Con poco tempo per approfondire e grandi distanze da percorrere, e non avendo mai toccato con mano un Paese che pure studio e del quale scrivo da tempo, ho preferito pagare un'agenzia iraniana, spostandomi in auto, con un autista e una guida: mi sarei comunque fatta un'idea dall'interno.
MOLTE CON IL CHADOR. Pure io sono rimasta subito impressionata dal numero di donne che - anche a Teheran - potrebbero portare il velo e invece continuano a indossare il chador, oscurandosi il corpo: percentuale che sale ancora di più nei centri minori e nella ricca, meravigliosa, grande ma conservatrice Isfahan.
Mi sono chiesta se in Iran il condizionamento sociale non sia ancora così forte da imporre consuetudini che sono schiavitù.
IRONIA SULLE PALPATE. Ma ho anche pensato che, per una parte di quelle donne, portare il velo integrale potesse essere una scelta fatta con convinzione, dato che proprio alcune iraniane e non iraniani mi hanno fatto notare in luoghi pubblici i miei troppi capelli fuori dal velo.
Innocenzi avrebbe potuto spendere qualche parola in più su quanto, per esempio, nella Repubblica islamica dress code e altre imposizioni penalizzino molto più le donne che gli uomini.
E scrivere che recentemente Isfahan, oltre che per essere chiamata la «metà del mondo», è famosa per delle donne sfigurate in strada con l'acido perché giudicate di costumi troppo occidentali.
Invece nel post la giornalista non fa che ripetere (solo) di palpate nei mercati ed esibizionisti nei vicoli e davanti alle moschee.
Anche nelle foto dei mezzi pubblici con carrozze separate per uomini e donne ironizza: «Molto utili per un viaggio a prova di palpata».

In Iran con Alessandro e Stefania, pratesi in 'Libertandem' (Barbara Ciolli).  

Personalmente non sono rimasta sempre incollata agli accompagnatori e non mi sono sentita gli occhi puntati addosso.
Ho notato qualche sano sorriso, questo sì, atterrata all'aeroporto di Teheran, da parte dei giovani militari al controllo dei passaporti, incuriositi e magari contenti dell'arrivo, negli ultimi tempi, di più straniere.
SERENITÀ VERSO I TURISTI. E lì, sempre sole prima di incontrare la guida e l'autista, non siamo state ispezionate da schiere di militari sospettosi o dalla polizia religiosa: il visto turistico ci è stato rilasciato in cinque minuti da tranquilli impiegati allo sportello del ministero degli Esteri, tanto per far capire l'aria che tira adesso verso gli stranieri in Iran.
È dunque offensiva l'ironia di Innocenzi sulla gentilezza continua degli iraniani, «anche per rifilarci il pane per dieci volte il suo prezzo» (sic!).
SCARSA SENSIBILITÀ. Ed è irrispettoso e anche un po' stupido commentare «quando il turista diventa un'attrazione!» di due ragazze che si sono fatte fotografare con loro, concludendo che, poverette, nella vita le due non avessero visto quasi nulla.
Sono stata felice di incontrare per caso, nell'immensa piazza di Isfahan, due miei concittadini di Prato in viaggio in tandem verso Wenzhou, in Cina.
Entusiasti loro, con ben altra sensibilità, della «travolgente ospitalità degli iraniani». Alessandro e Stefania hanno dormito da soli, piantando la tenda nei deserti, ai bordi delle strade e delle montagne innevate, e nessuno ha mai torto loro un capello.
Per carità, so benissimo che esistono due pesi e due misure, e che per una coppia è diverso.
In Turchia, dove Pippa Bacca fu stuprata e uccisa, sono stata importunata e persino pedinata da un giovane insegnante - ottomano, figlio dell'upper class con villa sul Bosforo - perché viaggiavo in treno con due amiche senza uomini.

Sorseggiando il thè in chador (Barbara Ciolli).  

I ciclo-viaggiatori toscani mi hanno raccontato di essere stati ospitati gratis da una famiglia, preoccupata di saperli all'addiaccio.
Innocenzi invece, lei sì con grande apertura mentale, dice di essere stata presa per lesbica in un casa dove dormiva ed è 'caduta dal pero' quando ha realizzato che la figlia adolescente veniva fatta cenare dai genitori separata dai turisti maschi, «per restare intatta».
CAMBIARLI? CI HANNO PROVATO. E che vorrebbe fare, cambiare i loro credo religiosi? Ci hanno già provato in troppi occidentali in Medio Oriente, con regimi laici, mai gratis e non solo in Iran, dove lo scià fu cacciato nel 1979 da un popolo trascinato da un ayatollah intransigente che durante l'esilio a Parigi non aveva mai messo piede nella metropoli mondana e che, subito dopo la rivoluzione, impose di fatto il burqa alle donne.
Scrive giustamente Innocenzi che nella Repubblica islamica uomini e donne non si devono sfiorare prima del matrimonio. Le effusioni in pubblico sono vietate, è proibito ballare e molte cantanti iraniane vivono in California.

Emma Bonino in una foto ufficiale a Teheran: senza velo? (Barbara Ciolli)  

L'Iran però è anche il Paese dove ho visto molte meno donne confinate a fare lavori umili che, per esempio, in Maghreb.
E dove le ragazze che si vorrebbero oscurate nei corpi, come la maggior parte della giovane popolazione iraniana, studiano con determinazione nelle ottime università di Teheran e anche all'estero, ambendo a ottenere professioni da laureate o ruoli accademici.
È sempre in Iran, non in Italia, che degli uomini mi hanno detto «sei giovane, datti una mossa».
E dove un ex presidente etichettato ultraconservatore come Mahmoud Ahmadinejad fece infuriare la Guida suprema per aver abbracciato la madre dell'amico Hugo Chavez al funerale: una foto caduta nel dimenticatoio, ma che andrebbe rivista per capire quanto siano complesse la storia, la società e anche la politica persiane.
CONTRADDIZIONI. In Iran ho persino notato, con grande stupore, che le divise delle hostess sugli aerei e negli alberghi valorizzano l'estetica femminile quanto più è possibile nel rispetto dei dettami coranici: se fossi un'integralista sciita, in merito avrei molto da ridire.
Nella hall dell'hotel Espinas International di Teheran è infine appesa la foto di Emma Bonino, in visita da ministro degli Esteri italiano, sorridente accanto ai suoi interlocutori iraniani e (gossip non solo italiano) pare proprio senza velo!
Nessuno l'ha tolta dalla parete, nonostante l'ambiguità. Tutto questo per dire che sulla condizione femminile in Iran esiste un'ampia letteratura di opere, parole e anche azioni, precedente e più seria del superficiale diario-denuncia di Innocenzi.
E che l'Iran, dove certamente i dogmi statali-religiosi alimentano la repressione sessuale e dove certamente non c'è libertà d'espressione, è molto, ma molto di più dei vicoli stretti di Kashan da attraversare con lo spray al peperoncino per non essere molestate dall'esibizionista di turno.

  • 'Alcune persone ti fermano per strada per chiederti una foto. Quando il turista diventa un'attrazione!' (Giulia Innocenzi/Facebook)

Twitter @BarbaraCiolli

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