SETTIMA ARTE 1 Settembre Set 2015 1030 01 settembre 2015

Craven è morto, e nemmeno l'horror sta troppo bene

L'addio al regista di Nightmare e Scream. Il declino dei maestri degli Anni 70-80. I troppi remake. Il genere al cinema è in crisi di idee. Mentre sfonda in tivù. Foto.

  • ...

Non si deve mai fare sesso. È la regola numero 1 se si vuole sopravvivere in un horror, e ce l'ha insegnata Wes Craven.
Il regista di Nightmare e Scream, scomparso il 30 agosto 2015 a 76 anni, era un vero cultore del genere, lo amava sinceramente, oltre a farlo.
Ma non lo prendeva troppo sul serio.
I SEGRETI SVELATI DA WES. Così, nel primo capitolo della saga di Ghostface, si era divertito a destrutturarlo, svelandone i segreti, come una talpa, rendendo palese ciò che, in fondo, già tutti sapevano: gli horror seguono lo stesso schema, perché la paura ha le sue dinamiche, e se la si vuole far scattare è molto più semplice attenersi alla tradizione, piuttosto che cercare strade mai battute prima.

John Carpenter, regista di Halloween.

È questo che amano gli affezionati del genere, guardare un classico horror è una garanzia: si sa già cosa aspettarsi, colpi di scena a parte.
L'horror di oggi è diverso. Molto diverso. Ha budget mediamente molto più elevati, effetti speciali più raffinati, il sangue sembra sangue vero, sicuramente se ne vede troppo.
C'è meno fantasia, meno poesia, il gotico e il grottesco hanno lasciato spazio al gore. Le idee latitano e fioccano i remake.
La morte di Wes Craven è un po' una metafora dello stato di salute del genere. Che fine hanno fatto i grandi maestri degli Anni 70 e 80?
CARPENTER: ULTIMO FILM NEL 2010. John Carpenter, per esempio, quello di Halloween, certo, ma anche delle distopie di Essi vivono e della fantascienza de La Cosa. Il suo ultimo film, The Ward, risale al 2010, nove anni dopo Fantasmi su Marte, due capitoli non proprio esaltanti nella sua carriera.
Sam Raimi, il genio capace di inventare un capolavoro come La Casa, seguito da La Casa 2 e dall'Armata delle Tenebre, si è stancato di fare nozze coi fichi secchi e dal low budget è passato alle major. Sua la prima trilogia di Spider-Man, suo anche il recente Il Grande e potente Oz. In mezzo il ritorno all'horror, con Drag me to Hell, giusto per dimostrare che, se vuole, sa ancora essere quello di una volta.
ROMERO E L'ABUSO DEGLI ZOMBI. Persino George Romero ha perso il tocco magico, finendo in un vortice di autoreferenzialità da morti viventi.
Gli zombi, che nei suoi film non sono mai stati solo mostri, ma pretesto per una profonda denuncia sociale, sono diventati di moda, e lui non si è tirato indietro, cercando di rispondere al successo di The Walking Dead (non ha mai fatto mistero di non apprezzarlo).
Dopo la notte e l'alba dei morti viventi sono arrivati la terra, le cronache e l'isola. Un fiasco dietro l'altro.

Poche produzioni originali, troppi remake

Dario Argento.

Negli ultimi anni sono state poche e sporadiche le produzioni americane di qualità (Quella casa nel bosco, sicuramente, la saga di Insidious, The Conjuring e poco altro), tanti i remake (La Casa, Nightmare, Venerdì 13, Le Colline hanno gli occhi, Non aprite quella porta, Piranha, La Cosa, Carrie, e la lista potrebbe proseguire a lungo). Segno evidente della carenza di idee e della necessità di tornare ai grandi classici degli Anni 70 e 80 per poter continuare a spaventare un pubblico sempre meno facile alla paura.
Anche la scuola italiana, quella dei Dario Argento, dei Bava (Mario prima e Lamberto poi) dei Pupi Avati e dei Luciano Fulci, è in netto declino.
L'HORROR SFONDA IN TIVÙ. La verità è che l'horror non è morto, ha semplicemente cambiato casa e nazionalità. Se si fa fatica a trovarne di buoni al cinema, si è senza dubbio alzato il livello delle produzioni televisive: American Horror Story, Penny Dreadful, The Walking Dead sono tutte serie che hanno saputo reinterpretare gli stilemi classici del genere e modernizzarli senza snaturarli.
Persino Craven, prima di morire, si era convertito al nuovo mezzo producendo la versione televisiva di Scream, mentre Raimi è pronto a seguirne i passi portando sul piccolo schermo le storie de La Casa in Ash vs Evil Dead, col buon vecchio Bruce Campbell ancora nei panni dell'uomo con la motosega al posto della mano destra.
SPAGNA, FRANCIA E GIAPPONE LE NUOVE FRONTIERE. Buoni film si fanno ancora: nella Spagna di Rec, Il labirinto del fauno e La spina del Diavolo; nella Francia di Martyrs, Them e La Horde; nel Giappone di The Ring, Dark Water, Ju-on (The Grudge).
I nuovi Craven e Carpenter si chiamano Nakata e Miike; i nuovi Argento e Fulci, di cognome, fanno Balaguerò e Laugier.
Tutto è più realistico e, paradossalmente, meno spaventoso. Freddy Krueger, Jason Voorhees, Michael Myers, oggi, non fanno più paura. Eppure ci mancano.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso