MUSICA 4 Settembre Set 2015 1102 04 settembre 2015

Iron Maiden, perché parlare di metal è riduttivo

La band torna con The Book of Souls. Album controverso, tra ballate e melodie orientaleggianti. Il suono non è più quello di una volta. Ma guai a sottovalutarlo.

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Tu ascolti The Man of Sorrow e ti trovi davanti a traiettorie che difficilmente incontri nel metal: certi passaggi, certe soluzioni, perfino modulazioni spiazzanti. E lo cogli presto, lo sforzo di andare oltre i generi. Il problema è verso dove. Oltre, o indietro, fino ai Guns'n'Roses, addirittura agli Europe?
È difficile parlare di un mastodonte come The Book of Souls, 92 minuti di sinfonia hard-metal-progressive su due dischetti, con tracce da un quarto d'ora e oltre.
Prendi la più controversa, The Red and The Black: in questa estenuante cavalcata circolare, che si apre e si chiude su un flamenco atipico, Bruce Dickinson, sorta di Julien Sorel del ventunesimo secolo, si spolmona attraversando letteralmente tutto e il contrario di tutto, con tanto di evitabili cori da stadio a uso adolescenziale.
L'ARIA COMMERCIALE ANNI 80. Alla fine uno resta perplesso: è una pietra miliare o una granitica affettazione?
Con un'ora e mezza di materiale, il rischio di finire sopra le righe è una certezza; eppure non si può liquidare in fretta questa cattedrale di suono.
Mai come in un caso simile, molto dipende da come la guardi, da come la percepisci.
Gli otto minuti di If Eternity Should Fall che aprono le danze, ad esempio, possono lasciare un sapore dolciastro in bocca, con quei sintetizzatori così insistenti, quella sconcertante aria da metal commerciale Anni 80.
TOUR TRA 35 PAESI. Però già alla seconda volta che la senti ti scopri a canticchiarne il ritornello, cosa che può piacere e non piacere ma come minimo testimonia di una cura speciale nella confezione di un prodotto concepito per venire intonato da folle di metallari osannanti in giro per il mondo fin dal prossimo febbraio, quando il gruppo s'imbarcherà, a bordo del fiammante, nuovissimo jet privato, l'Ed Force One, per un tour di 35 Paesi, compresa la Cina, che coprirà l'intero 2016 con coda quasi certa nel 2017.
Naturalmente non possono mancare momenti più veraci, come il primo singolo proposto, quella Speed of Light aperta da un suono di campanaccio quasi honkytonk, dove gli Iron Maiden offrono una convincente interpretazione di se stessi.
QUELL'OMAGGIO A ROBIN WILLIAMS. Aggressiva e martellante scorre Death or Glory, mentre la stessa Tears of a Clown, dedicata a Robin Williams, sarà pure una ballatona, ma più che strappare lacrime strappa la pelle, tirata com'è fino alla fine.
Altro episodio notevole, quello che intitola l'album: The Book of Souls disegna minacciosi paesaggi western alla Sergio Leone prima di aprirsi in una sarabanda di riff che cuciono suggestioni cangianti: dieci minuti di atmosfere che sfuggono quando sembri averle messe a fuoco.
Da parte sua, The Great Unknown potrebbe essere definita puri Iron Maiden, ma nulla impedisce di vederci dentro diverse versioni dei Led Zeppelin, mentre la classicità di Shadows of The Valley si specchia nella tradizione del gruppo.

Il sapore orientaleggiante di Empire of Clouds

Discorso a parte per la riassuntiva Empire of Clouds, che si apre su una dilatata introduzione di piano di vago sapore orientaleggiante (giusto una brezza di Kate Bush) e poi, a passo felpatamente marziale, in 18 minuti lascia affiorare Genesis, Thin Lizzy, Yes, Deep Purple, e il resto ce lo metta chi ascolta (vuoi o non vuoi non può non aleggiare lo spettro dei Dream Theater), fino, beh, naturalmente, agli Iron Maiden di ieri e, chissà, di domani.
Un compendio, il che va benissimo e suona come possibile degna conclusione di una parabola che dura da quattro decadi, e che alcune voci ipotizzano al suo epilogo.
A questo punto, bisognerebbe parlare delle affinità e divergenze con una band connazionale e in tutto contemporanea, i Motorhead.
QUARANT'ANNI DI IRON MAIDEN. Anche i Maiden celebrano in questi giorni il quarantennale con un album nuovo, anche loro hanno visto il prossimo futuro in forte dubbio, dato lo stato del cantante alle prese con cupi problemi di salute – un cancro alla lingua «dovuto al sesso orale», oggi felicemente risolto; ma le analogie qui si fermano.
Dove i Motorhead ribadiscono una condizione senza via d'uscita – siamo precari, rabbiosi, senza scampo, moriremo come siamo sempre vissuti -, gli Iron Maiden si propongono come la nobiltà dell'hard-metal, una aristocrazia che viagga in jet executive, può permettersi di fare corsa a sé e sfodera un disco superomistico, calibrato, curatissimo, che decifrato si legge così: siamo un gruppo affidabile, professionale, vi faremo divertire senza turbarvi, perché da tempo possiamo permetterci di essere rassicuranti.
EDDIE LA MASCOTTE. Un disco come The Book of Souls più che nella sequela di brani vive della sua controversa complessità, lo puoi vedere come il bicchiere pieno fino all'orlo, il che delizierà i fans più sfegatati, oppure come il bicchiere che trabocca, con una parte che poteva essere quantomeno asciugata, con passaggi a effetto che spingeranno i più intransigenti, o esasperati, a tirar fuori ancora la vecchia storia di “Eddie truccato da Cristina d'Avena”: perché, alla fine, tutto può diventare apocalittico se lo spari a un volume insostenibile.
Eddie, la mascotte, il mostro che in questa copertina pare mettersi in mostra con un ghigno tutto sommato conciliante.
ETICHETTARLI È RIDUTTIVO. Sì, è complicato soppesare un mastodonte simile: si rischia da una parte di cadere nell'equivoco critico della quantità che oltre un certo limite diventa qualità, ma si corre pure il pericolo di sottovalutare un lavoro impegnativo, che sembra avere superato le presunzioni del precedente The Final Frontier con una proposta ancora più prolissa eppure più concentrata, più a fuoco.
Di certo, rubricare gli Iron Maiden alle voci “hard/metal” ormai è riduttivo e 92 minuti così chiedono molto più tempo per essere ascoltati: tra un disco e l'altro sarà bene prendersi una pausa, metabolizzare le tempeste già attraversate prima di inoltrarsi in quelle che verranno.

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