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FOCUS 4 Settembre Set 2015 1500 04 settembre 2015

Non solo Isis: quando le guerre devastano l'arte

I tesori di Palmira distrutti dal Califfato. Da Saddam a Pol Pot, fino al nazismo: fare pulizia culturale è un'antica strategia. Per annichilire la civiltà nemica.

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L'Isis ha diffuso le immagini della distruzione del tempio di Baalshamin

Il recente omicidio dell’archeologo siriano Khaled al Assad ha generato una profonda indignazione a livello mondiale.
In Italia, il ministro Franceschini ha urlato: «Questo orribile atto non può rimanere senza risposta», mentre il premier Matteo Renzi ha annunciato che al Assad verrà ricordato in tutte le feste dell’Unità, perché «non bisogna rassegnarsi alla barbarie».
La stampa e i politici compiangono l'uomo morto per difendere la cultura, colui che eroicamente avrebbe celato i tesori dell’antica Palmira dalla furia nichilista dei miliziani dello Stato islamico, che il 4 settembre hanno distrutto anche una delle antiche tombe a torre d'epoca romana.
OCCIDENTE SPIAZZATO. La situazione è sfuggita di mano all’Occidente, dato che una parte di quei gruppi miliziani islamici proviene da quelli che inizialmente vennero appoggiati contro il presidente Bashar al Assad.
Uno scenario, quello della guerra in Siria e prima ancora quello in Iraq - il Califfato è insediato fra i due Stati -, dove, oltre alle vite umane, è messo in gioco un patrimonio storico-artistico e culturale di ineguagliabile importanza.
AVANTI COI BULLDOZER. Le vittime culturali dell’Isis aumentano di giorno in giorno: oltre a Palmira città come Hatra - 100 chilometri a Sud di Mosul, insediamento fondato nel III secolo a.C. dalla dinastia dei Seleucidi - è stata assaltata dagli uomini del Daesh che si sono abbandonati a scempi col bulldozer, come documentato dai video.
È PULIZIA CULTURALE. Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, ha detto, assieme ad Abdulaziz Othman Altwaijri, direttore generale dell’Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization (Isesco), che l’evento «segna un punto di non ritorno nella terribile strategia di pulizia culturale in corso in Iraq, un attacco diretto contro la storia delle città arabe islamiche, che conferma il ruolo della distruzione del patrimonio come mezzo di propaganda dei gruppi estremistici».
PERDITA PER L'UMANITÀ. «Ma la legge musulmana non è così», ha spiegato il patriarca di Babilonia.
«Da 1500 anni queste antichità erano lì a Mosul e Nimrud; penso che quello che è accaduto a Nimrud sia più grave, perché tutti questi monumenti sono originali, non sono copie come era invece nel museo di Mosul. È una grave perdita per l’umanità, per tutta la civiltà antica della Mesopotamia. È triste, non si capisce come il mondo intero sia incapace di sconfiggere questa ideologia e questi gruppi terroristi».

Epurazioni artistiche, usanza che nasce nel Medioevo

Le immagini dell'Isis che distrugge le statue (finte) di Palmira.

Quando si vuole cancellare una nazione, è necessario distruggerne anche la memoria storica e le testimonianze culturali.
E la cosa non è affatto nuova: nella seconda metà del XX secolo e nelle guerre di inizio XXI è spesso capitato che, nell’incuria dei combattimenti o dopo l’avvento di potenti dispotici, le opere d’arte, i monumenti o i siti archeologici sono stati “vittime” dell’epurazione o degli stessi combattimenti.
«PROCEDI E DISTRUGGILI». Già nel Medioevo erano successi eventi simili: il califfo Omar, dopo la conquista di Alessandria d’Egitto nel VII secolo d.C., ha scritto Luciano Canfora nel suo libro La biblioteca scomparsa (Sellerio, 2009), disse: «Se il loro contenuto si accorda con il libro di Allah, noi possiamo farne a meno, dal momento che, in tal caso, il libro di Allah è più che sufficiente. Se invece contengono qualcosa di difforme rispetto al libro di Allah, non c’è alcun bisogno di conservarli. Procedi e distruggili».
2001, SCEMPIO TALEBANO. Un atteggiamento anacronistico che ricorda quello dell’Isis e di altri integralismi, come i talebani: impossibile dimenticare la distruzione dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan nel marzo 2001, uno scempio avvenuto dopo che le autorità religiose avevano denunciato come idolatre quelle sculture.
STATUE MESSE IN VENDITA. Anche se nell'intenzione iniziale di chi eresse le statue poteva esserci una forma di idolatria, le statue per il buddismo rappresentavano comunque esseri umani e non dei - ma che, come sospettava Panorama il 5 marzo 2015, oltre a un bigottismo radicale che lede l’immagine di un Islam diverso da quello jihadista -, ci potrebbe esser quella di guadagnare attraverso la vendita sul mercato nero dei reperti, e trovare così fondi per l’acquisto di armi, il tutto usando i social network.

Anche il nazismo iniziò bruciando i libri

Un rogo di libri organizzato dagli studenti nazisti nel 1933.

Ma non è una caratteristica tipica dell’Islam più radicale, antico e, purtroppo, contemporaneo: il nazismo iniziò il suo governo incendiando libri e ghettizzando “l’arte degenerata” e i suoi artisti, e durante la Seconda guerra mondiale vi furono furti perpetrati dagli eserciti dell’Asse ai danni dei Paesi assoggettati per riempire le collezioni private dei vari gerarchi.
POL POT SPIETATO. Gesti simili, per cancellare un passato giudicato negativo e decadente, sono avvenuti in Asia, nella Cina popolare - dove, durante la Rivoluzione culturale, le autorità locali imposero il superamento della cultura tradizionale, giudicata “reazionaria” -, nella Cambogia dei Khmer rossi, dove il regime di Pol Pot arrivò a distruggere il patrimonio culturale risalente all’epoca antica della vecchia dinastia Khmer, giudicata “decadente”.
E LE BOMBE ALLEATE? Ma è facile parlare solo di chi non è liberaldemocratico: gli Alleati durante il secondo conflitto mondiale coi bombardamenti a tappeto non risparmiarono i nostri capolavori artistici, come è evidente consultando The Clark Photograph and Clippings Archive, una ricca risorsa che contiene quasi un milione di immagini usate per insegnare e studiare l'arte durante la prima metà del 1900, molte distrutte per la guerra.
PERSI CARAVAGGIO E GOYA. Come le circa 417 tele del Kaiser Friedrich Museum depositate nella torre contraerea Friedrichshain, o Flakturm - fra cui dipinti di Caravaggio, Rubens, Goya -, per la custodia e distrutte quando la torre fu bruciata nel maggio del 1945, «il più grande disastro artistico della storia moderna».
O ancora la distruzione parziale, nel 1944, del monastero di Montecassino durante i furiosi combattimenti, a cui seguirono le famigerate “marocchinate”, cioè gli stupri di massa in Ciociaria da parte dei soldati marocchini e algerini a seguito del generale francese Alphonse Juin.

Saddam, Kosovo e gli altri casi

Saddam Hussein, presidente dell'Iraq dal 1979 al 2003.

Ma la cosa è avvenuta anche in tempi recenti: per esempio durante la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein nel 2003, dove, dopo la sconfitta del raìs, oltre ai bombardamenti occidentali ci sono stati il saccheggio dell’Iraq Museum di Baghdad, avvenuto senza che le truppe alleate facessero nulla per evitare che i beni lì esposti fossero depredati.
MONASTERI DEVASTATI. Una cosa simile è accaduta in Kosovo, dove i guerriglieri albanesi dell’Uck, alleati della Nato nella guerra del 1999 contro la Serbia di Milosevic, iniziarono una massiccia distruzione delle chiese e dei monasteri serbo-ortodossi, alcuni patrimonio dell’Unesco, in un territorio dove, nel 1389, si era svolta la battaglia della Piana dei Merli, un evento importante per la storia serba e, in generale, per il cristianesimo europeo.
MOSCHEA ABBATTUTA. Qualche anno prima, nel 1992, quando Banja Luka era caduta in mano ai nazionalisti serbi, questi iniziarono a distruggere tutti i simboli della locale cultura musulmana, come la moschea di Ferhad Pasha, costruita nel 1538 durante la dominazione ottomana.
Mentre nel novembre dell’anno successivo i serbi, a colpi di cannone, distrussero lo Stari Most, il ponte di Mostar, un capolavoro di era ottomana vecchio di 500 anni.
ANNICHILIRE UNA CIVILTÀ. Ergo, non si parla di distruzioni accidentali, ma di atti voluti al solo scopo di distruggere e annichilire l’avversario, la sua cultura e la sua civiltà, un gesto senz’altro non paragonabile al genocidio o al bombardare i civili, ma comunque segno del disprezzo per l’altro.
E non è quindi eccessivo, come sottolineano Roy Gutmann e David Rieff nel loro Crimini di guerra (Contrasto-Internazionale, 2003) includere la distruzione del patrimonio artistico fra le nefandezze della guerra moderna.
Dove nulla sembra avere un prezzo, escluso il profitto.

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