PROFILO 6 Settembre Set 2015 1500 06 settembre 2015

Gigi D'Alessio tra Terra dei fuochi e camorra: le ombre

Fa concerti per la lotta ai veleni di Napoli. Ma lo contestano. «Ci prende in giro». Amicizie a rischio, connivenza, guai politici: tutte le accuse a Gigi D'Alessio.

  • ...

Stefano Piedimonte, giovane scrittore napoletano, sul concerto di Gigi D’Alessio previsto per il 6 settembre davanti alla Reggia di Caserta a sostegno di chi lotta nella Terra dei fuochi ha detto la sua chiaro e tondo: «Se abitassi in quelle zone martoriate, mi sentirei per un attimo preso per il culo».
E poi, spiegando: «Con tutto il rispetto, D’Alessio non mi sembra la persona più adatta a intraprendere questo tipo di iniziative».
Ma c’è di peggio: a pochi giorni dal contestato concerto, il governatore della Campania Enzo De Luca ha twittato scettico che per lui meglio sarebbe chiamarla «terra dei fiori» invece che «Terra dei fuochi».
I COMITATI: «O NOI O LUI». E don Maurizio Patriciello (il parroco leader del movimento anti-veleni attivo a Nord di Napoli), che aveva organizzato un incontro col cantante in parrocchia a Caivano per la presentazione del brano musicale (e docu-film realizzato con il giornalista Sandro Ruotolo) Malaterra, ha dovuto in fretta e furia annullare tutto per non spaccare il Comitato per la Terra dei fuochi che raccoglie decine di associazioni e gruppi di volontari (comprese le mamme dei bambini morti di cancro): «O noi o D’Alessio», ha urlato una parte di quelli dei comitati.
E addio rendez vous in parrocchia.
Eppure il concerto alla Reggia di Caserta è un’iniziativa a scopo palesemente benefico, che serve a raccogliere fondi proprio per sostenere la lotta alle mancate bonifiche contro l’orrore dei rifiuti tossici sepolti qua e là.
QUELLE USCITE INFELICI. A scatenare le ire dei militanti contro D’Alessio - dicono - è stata l’infelice frase pronunciata in tivù la notte del primo gennaio 2015 in piazza del Plebiscito quando - facendo gli auguri - disse che in fondo l’area avvelenata nella Terra dei fuochi «è solo l’1% del territorio campano», che «perfino la regina Elisabetta d’Inghilterra mangia le insalate di Caivano e dintorni» e che «i prodotti alimentari campani, a cominciare dalla mozzarella per finire alle verdure e alla frutta, sono garantiti e sottoposti ai più rigorosi controlli».
Apriti cielo, la polemica - violenta - ancora infuria dopo mesi.

Venduto, prezzolato, uomo delle multinazionali: quante accuse

Il cantante Gigi D'Alessio è nato a Napoli il 24 febbraio 1967.

Alcuni accusano D’Alessio di essersi «venduto all’allora governatore Stefano Caldoro in cambio dei 600 mila euro stanziati dalla Regione Campania per quel concerto di Capodanno».
E altri: «Gigi è sponsorizzato dalle multinazionali (dell’acqua minerale, ndr) che hanno interesse a speculare sul dramma della Terra dei fuochi».
«GIULLARE DEL POTERE». Invano don Patriciello, che pure a gennaio aveva catalogato il cantante tra «i prezzolati cantastorie», definendolo «un povero giullare del Potere», ha provato a convincere che i 600 mila euro non sono mai finiti nelle tasche di D’Alessio.
E invano il cantante ha provato a spiegare «di aver perso la mamma, il padre e un fratello per tumore» e di sentire forte l’esigenza «di conoscere la verità sulla reale condizione della Terra dei fuochi», ma anche quella di «contribuire a proteggere la credibilità dei prodotti alimentari della Campania».
INIZIATIVE BENEFICHE. Tra l’altro, fanno sapere quelli del suo entourage, anche il concerto di Caserta sarà gratuito: Gigi non prenderà soldi e grazie agli investimenti degli sponsor sarà possibile acquistare un’ambulanza neonatale e verrà ristrutturato il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono a Napoli.
Gli incassi del brano Malaterra, infine, saranno devoluti per sette anni alle attività anti-veleni che si organizzeranno in zona e verranno piantati centinaia di pioppi per purificare l’ambiente.
LA POLEMICA NON SI PLACA. Don Patriciello insiste: «Politici collusi e camorra ci hanno per decenni sopraffatto. Non sono un fan di D’Alessio, ma vorrei ricordare che prima di lui nessuno ha mai mosso un dito per la nostra terra».
Tutto giusto. Tutto vero. Eppure, la polemica non si placa.
Né tacciono coloro che - nei comitati e fuori - annunciano mobilitazione e proteste per la sera del 6 settembre a Caserta.

Ce l'hanno tanto con lui, ma la sua 'vicinanza' alla camorra è reale?

Gigi D'Alessio con la sua famiglia.

Perché ce l’hanno tanto con Gigi D’Alessio?
Perché, tra i cantanti napoletani che hanno raggiunto il successo nazionale, solo su di lui continuano ad accentrarsi - specie da parte dei napoletani - accuse e illazioni, prese di distanza e severi distinguo fino al punto da trasformare in una mezza rissa un concerto benefico?
Insomma, perché ce l’hanno tanto con Gigi, che pure è diplomato al Conservatorio san Pietro a Maiella di Napoli ed è - perfino per i suoi nemici - un musicista coi fiocchi?
CRESCIUTO NEI VICOLI. La verità, ma sottovoce, la accenna Nando Mariano, un cantante neomelodico non più giovanissimo che ha fatto gavetta negli stessi anni di D’Alessio: «Da Roma in su si vive, ma quando parli da Roma in giù si sopravvive: noi neomelodici napoletani, tranne qualcuno come Gigi, non abbiamo un diploma, non abbiamo studiato, non abbiamo niente. Qui scalare il successo è impresa due volte ardua. E bisogna fare i conti con la cruda realtà dei vicoli».
AMICIZIE CRIMINALI. Da Zuccherino a Fragolino, fino a Ciro Ricci e a decine di altri, i neomelodici che fanno discutere per le loro amicizie a rischio criminale non si contano.
Lovigino Giuliano, il capoclan di Forcella oggi pentito, è stato il primo sponsor di Gigi D’Alessio e ha scritto per lui brani di successo.
La Phonosud - casa discografica che ha prodotti i suoi primi dischi - è di proprietà del manager Luigi Ponticelli, detto Giggino ‘a bomboletta, cognato del temuto ex boss di Forcella e factotum della festa di Porta Capuana, kermesse ultrapopolare nel cuore del centro antico di Napoli, che ha organizzato per anni con la partecipazione di big della canzone del calibro di Don Backy, Irene Fargo e altri, compreso D’Alessio.
SONO TUTTI COLLUSI? Tutti camorristi, allora? Tutti filo-camorra o collusi?
Oppure è la inesorabile realtà dei vicoli che rende complicato salvarsi dalla contaminazione tra anime perse e artisti, gente per bene e criminali, autori di canzoni e ugole d’oro?

Gigi si difende: «Macché connivenza, cantavo per chiunque»

Loredana Bertè e Gigi D'Alessio.

D’Alessio, per difendersi dall’accusa (ricorrente) di aver frequentato ambienti sbagliati, ha detto rispondendo al critico tivù Aldo Grasso: «A 20 anni a Napoli ero senza una lira. Ho cantato per chiunque mi ingaggiasse. Con me nei locali c’erano artisti del calibro di Angela Luce e Mario Merola. Davvero è pensabile che, avendo cantato ai matrimoni dei camorristi, mi sia reso connivente con loro? Ho cantato anche davanti al papa, dunque oggi dovrei essere in odore di santità?».
«ALLORA PURE MOGOL...». E c’è chi aggiunge: «Raccontano che Lovigino Giuliano si sia iscritto di recente alla scuola autori guidata dal grande Mogol. Che vuol dire, forse che anche Mogol è diventato amico dei camorristi?».
Convincente? In parte sì. Ma non basta a zittire i mugugni.
A Napoli non manca chi si diletta a pretendere 'l’analisi del sangue' del cantante oggi più in voga tra i ceti popolari.
Fino al punto da suscitare il sospetto che, al di là della storia personale di D’Alessio, dietro il perbenismo dei critici più intransigenti si nascondano motivi meno nobili di quelli esplicitati.
«PINO, UNICO COLLEGA AMICO». Invidie? Gelosie? Rancori? Lui racconta: «Mi hanno contrapposto a Pino Daniele. Ma siamo nati a 20 metri di distanza, sono e resto un suo fan. Abitavamo vicino, mi chiedeva spesso mozzarella e friarielli, ridevamo insieme. Ma a parte Pino, ho pochissimi amici fra i cantanti. Da Massimo Ranieri e da altri ho subìto un sacco di rifiuti».
«LA POLITICA MI PROCURA GUAI». E su Silvio Berlusconi e le accuse di essere «uno di destra»: «Il presidente ha aiutato mio fratello quando era gravemente ammalato. Per ringraziarlo, ho accettato di cantare in piazza a Napoli. A me manca la cazzimma: ho capito tardi che bisogna evitare la politica perché procura solo guai».

Tanti guai giudiziari, ma tutti finiti nel nulla

Gigi D'Alessio e Marco Pannella.

Gli osservatori più attenti sostengono che «Gigi D’Alessio è uno artisticamente non catalogabile: non è un cantante tradizionale né un neomelodico classico. Ottimo musicista, ma non rappresenta il cosiddetto nuovo sound napoletano (stile 99 Posse o i rapper di ultima generazione), che è culturalmente monopolizzato dalle sinistre radical chic, un po’ lobbiste in nome dell’ideologia (e del portafoglio) e da sempre intolleranti verso chi parla linguaggi fuori del coro».
USURA A BRESCIA. Un avviso di garanzia dalla procura di Brescia (ma venne fuori che lui era sotto usura, dunque vittima e non carnefice), il coinvolgimento in parecchie vicende giudiziarie da cui è sempre uscito indenne e con la fedina penale immacolata.
POLEMICHE CALCISTICHE. Ma quando nel 2007 il patron del Napoli calcio Aurelio De Laurentiis propose a D’Alessio di comporre il nuovo inno della squadra, tra gli opinionisti “duri e puri” si scatenò un mezzo finimondo.
Sulla sua persona a volte si sfiora il parossismo: c’è chi vorrebbe che all’inizio di ogni concerto l’artista si esibisca in una sorta di “esplicito pronunciamento” anti-camorra.
Pronto, poi, a interpretare come un “inequivocabile segno di connivenza” il fatto che il cantante glissi alla pretesa.
«I BOSS? NON CI SI POTEVA SOTTRARRE». Eppure, in pochi sono stati sinceri come e quanto Gigi in merito al rapporto malato tra la gente di spettacolo e la malavita a Napoli (vedi l’amicizia tra Diego Maradona e il clan Giuliano): «Il boss scelto come sponsor? Avevo paura, sapevo chi era, ma non potevo sottrarmi», ha detto.

«Mi dicevano: se non vieni alla festa di mio figlio, ti taglio la gola»

Quando i due cantanti Anna Tatangelo e Gigi D'Alessio hanno iniziato a frequentarsi nel 2006 lui era già sposato con Carmela Barbato, ma questo non è bastato a Tatangelo per stare alla larga da quello che dichiara essere l'amore della sua vita.

E ancora: «Se a Napoli vuoi fare il cantante, è inevitabile che finisci in quel giro: a certi banchetti ho incontrato anche colleghi come Renato Carosone e Riccardo Cocciante».
E poi: «Alla camorra», ha rivelato, «ho regalato un mucchio di canzoni: ero obbligato. Andavo ai matrimoni e cantavo. Eccome, se cantavo. Mi dicevano: se non vieni alla festa di mio figlio, ti taglio la gola. Se avessi detto di no, chi mi avrebbe protetto? Anche i giornalisti ci vanno. E al mattino ricevono il cachemire».
D'ANGELO COME FACEVA? C’è chi si chiede: chissà se a un’icona della musica di sinistra come Nino D’Angelo (che pure ha subìto colpi di rivoltella contro le finestre di casa) è mai capitato di ritrovarsi a cantare in un salone affollato di pregiudicati.
E se no, come avrà mai fatto a sottrarsi?
Ora, D’Alessio si impegna nella Terra dei fuochi.
PROGETTO LAMBRETTA FLOP. Tra le polemiche, come al solito. Ma il cruccio più doloroso, per lui, è quello di non essere riuscito a realizzare il “progetto Lambretta” con cui voleva che da Taiwan il celebre scooter fosse prodotto di nuovo in Italia, in uno stabilimento del Sud, quello dismesso della Iris bus di Fiat ad Avellino, per dare lavoro e serenità a 3 mila disoccupati.
Un sogno. Svanito quando si è saputo che lo storico marchio era di proprietà di un’azienda indiana, che lo aveva già venduto agli olandesi. Ma a Gigi nessuno lo aveva detto.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso